11:40 21 Novembre 2019
Raccolta del grano nell'Oblast di Novosibirsk, in Russia.

Nuova minaccia per gli USA: la Russia vuole creare una “OPEC del grano”

© Sputnik . Aleksandr Kryazhev
Economia
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Il vicepremier russo Aleksey Gordeev ha proposto di creare un ente analogo all’OPEK dedicato al grano con l’intento di coordinare le politiche di prezzo sul mercato mondiale e di lottare contro la fame. Sputnik cerca di capire come muterà l’assetto del settore agricolo nel caso in cui nasca un cartello di questo tipo.

Il granaio del mondo

A inizio ottobre Aleksey Gordeev in occasione di un incontro con Julia Klöckner, ministra tedesca dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, ha parlato della prospettiva di creare una organizzazione internazionale dei produttori di grano.

Il vicepremier russo ritiene, infatti, che all’interno di questa “OPEC del grano” potrebbero rientrare la Russia, l’UE, il Canada, l’Argentina e altri Paesi. Gli accordi a livello di prezzi non solo permetterebbero ai grandi produttori di grano di evitare perdite, ma garantirebbero l’accesso al cibo anche a quelle nazioni che importano il grano.

È evidente perché quest’iniziativa parta proprio da Mosca. Negli ultimi anni la Russia è diventata fornitore leader di prodotti agricoli. Stando ai dati del Centro di analisi in campo agricolo, l’anno scorso le esportazioni globali di grano hanno toccato i 190,6 milioni di tonnellate, delle quali il 23,1% erano di origine russa. Inoltre, in linea di massima i potenziali membri della “OPEC del grano” menzionati più sopra da Gordeev controllano il 65,7% del mercato.

Dunque, l’agricoltura è uno dei volani principali delle esportazioni nazionali russe. Stando a Dmitry Patrushev, ministro dell’Agricoltura, la Russia ha guadagnato in totale 25,9 miliardi di dollari grazie alle esportazioni di prodotti agricoli, ossia il doppio dei ricavati ottenuti dalla Russia sul mercato delle armi.

L’avversario è sempre lo stesso

Sebbene fra i candidati al cartello figurino gli USA, gli esperti sono convinti che Washington non si unirà alla “OPEC del grano”. Dopotutto si sa che gli americani partecipano solamente a quelle organizzazioni internazionali dove possono comandare. Per questo, il fatto che siano stati menzionati altro non è che una gentilezza da parte di Gordeev.

Tanto più che il cartello degli esportatori di grano potrebbe a conti fatti persino minare talune posizioni detenute dagli USA sul mercato agricolo mondiale le quali si stanno comunque indebolendo.

A inizio ottobre il Ministero statunitense dell’Agricoltura ha pubblicato l’ennesimo rapporto in cui si conservano le seguenti previsioni: esportazioni del grano russo per l’anno in corso a 34 milioni di tonnellate, quelle del grano europeo a 28 milioni e quelle proprie statunitensi a 26 milioni (riduzione di mezzo milione).

L’Unione russa dei produttori di grano (RZS) conferma queste stime, ma ricorda che il nostro portafoglio di merci da esportazione non si limita al grano. Solamente nel 2020 si prevede che la Russia aumenterà le forniture di cereali fino a raggiungere i 47 milioni di tonnellate grazie a un incremento nei volumi di fornitura di orzo e mais.

Il direttore della RZS, Arkady Zlochevsky, ha sottolineato che quest’anno la Russia batterà il record di raccolto di colture oleaginose: la resa lorda del raccolto di girasole si è attesta a 14,5 milioni di tonnellate, quella della soia a 4,6 e quella della colza a 2,3 milioni.

Le colture oleaginose sono un altro settore agricoli in cui Mosca può scalzare Washington. A fine luglio la Dogana cinese (la Cina è il maggiore importatore di fagioli di soia) ha autorizzato le importazioni di questa coltura da qualunque regione della Russia. Già a inizio anno in un’intervista rilasciata a The Wall Street Journal il direttore generale della società del settore agricolo Partizan (nella Regione dell’Amur), Viktor Silokhin, ha comunicato che per via dell’elevata domanda era riuscito ad ottenere un raccolto mai visto nei 90 anni di storia della società.

Allentano la presa

In valori assoluti le esportazioni statunitensi di prodotti agricoli sono ancora elevate: nell’ordine di 140 miliardi di dollari. Tuttavia, negli USA le importazioni di prodotti alimentari stanno aumentando. Mentre nel 2014 le esportazioni di prodotti agricoli superavano le loro importazioni di 40 miliardi di dollari, oggi di soli 14,5.

Nei prossimi anni le esportazioni di prodotti alimentari dagli USA continueranno a registrare un calo anche in ragione della guerra commerciale con la Cina, verso la quale è diretto un quinto delle forniture di prodotti alimentari verso l’estero, e con l’UE (Washington intende introdurre dazi sui prodotti europei a partire dal 18 ottobre; Bruxelles ha già promesso di rispondere in maniera analoga).

Se Washington non giungerà a un compromesso nelle guerre commerciali, gli agricoltori americani potranno contare solamente su due Paesi dipendenti dal punto di vista economico dagli USA, ossia Messico e Canada, i quali sono pronti ad acquistare prodotti agricoli per un massimo di circa 40 miliardi di dollari. Una riduzione dei volumi di smercio di questa portata provocherebbe immensi problemi ai produttori i quali stanno già attraversando una fase di crisi. Solamente l’anno scorso nella regione del Mid-West sono falliti 84 consorzi agricoli battendo l’antirecord del 2007. La ragione principale è l’enorme peso debitorio.

“Negli ultimi 5 anni si registra una brusca impennata dei debiti degli agricoltori. Dal 2013 vi è stato un aumento del 30%, da 315 miliardi a 409 miliardi di dollari. E solo nell’ultimo anno si è passati da 385 miliardi ai livelli registrati prima degli anni ‘80”, afferma il ministro statunitense dell’Agricoltura, Sonny Perdue.

I più colpiti sono stati i produttori di latte, carne di maiale, mais e soia. Stando alle stime più ottimiste, quest’anno le esportazioni statunitensi di prodotti agricoli perderanno altri 1,9 miliardi di dollari.

Tags:
Economia, USA, Russia
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