11:45 21 Novembre 2019

Etichette contraffatte, wine kit e polverine – il Consorzio Chianti dice basta alle truffe

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Economia
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Il Consorzio toscano, stanco delle continue truffe online, ha ingaggiato un’agenzia specializzata in tecnologie informatiche per disinfestare il web da venditori di Chianti contraffatto, polverine liofilizzate, wine kit, etichette false e tutto ciò che può danneggiare il marchio. Scoperto un traffico inquietante.

“Se vuoi essere originale, devi essere pronto ad essere copiato", diceva Coco Chanel.

E’ quello che sa bene anche il Consorzio Chianti, lo Chanel del vino, ma a tutto c’è un limite. Stanco delle continue truffe online il Consorzio, due anni fa, aveva pensato bene di ingaggiare un’agenzia specializzata in tecnologie informatiche, la Griffeshield, per scovare i malandrini online che infangano il buon nome del marchio.

In due anni di lavoro è venuto fuori di tutto – nei soli primi 9 mesi di quest’anno sono state individuate ben 15.600 minacce fa sapere l’azienda e 10.700 sarebbero riusciti a rimuoverne. Tra le frodi più frequenti quelle dei cosiddetti wine kit, i preparati chimici in polvere per fare il ‘vino’ in laboratorio a un euro al litro (6 mila casi), poi ci sono i casi di concorrenza sleale (almeno 3 mila casi Chianti falso spacciato per vero), quasi 2 mila violazioni di marchio e commercializzazioni di etichette contraffatte.

Sono stati rilevati interi siti web dedicati e specializzati alla frode del Chianti che già dal nome non lasciano dubbi al livello di rispetto del marchio: Chianti style, Original Chianti, Vintners Reserve Chianti, World Vineyard Italian Chianti. Ma non basta individuare i siti che in maniera così sfacciata approfittano del marchio altrui senza averne diritto, il rischio più subdolo arriva dai marketplaces, quei grandi siti cioè, come e-Bay e Amazon, in cui praticamente chiunque può tentare di vendere prodotti online.

Se un sito che apertamente utilizza il marchio altrui in modo improprio può essere denunciato, nei confronti del singolo cittadino che vuole approfittare di una piattaforma web per vendere prodotti contraffatti è ben più difficile procedere e per ogni violazione individuata e rimossa, sempre nuove sono pronte a sostituirsi nonché, gli stessi truffatori, sono d’uso spostarsi da una parte all’altra del web alla ricerca di sempre nuove zone d’ombra ancora non scandagliate dai revisori. Tuttavia la perseveranza e lo zelo possono permettere di ottenere buoni risultati.

“Nel 2019 le violazioni individuate sono state un terzo rispetto all’anno precedente. Un netto calo, segno che il lavoro funziona. Ma è un dato che non ci permette di rilassarci: il lavoro di tutela del nostro brand e delle nostre aziende deve continuare in modo serrato e determinato perché i danni che queste truffe provocano sono milionari” ha commentato il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi per AskaNews.

A detenere la maglia nera dei falsi Chianti online sono gli Stati Uniti, perché è lì, secondo i dati del Consorzio, che vi sono i frodatori più difficili da dissuadere, vista la scarsa volontà di collaborare dei fornitori di servizi informatici e piattaforme web americani. Il Regno Unito invece si distingue per il wine kit e la non ideale assistenza dei fornitori web. Al contrario, per quanto inaspettato, è il comportamento della Cina, dove sì il livello di contraffazione è alto, ma dove tutte le richieste di interruzione dei comportamenti scorretti inviati sono andate a buon fine e la collaborazione del web si è rivelata totale.

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