03:15 20 Novembre 2019
Estrazione di petrolio

Stop ai prestiti: le banche condannano a morte il settore dello scisto

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Economia
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130 banche internazionali con asset per più di 47 trilioni di dollari (un terzo del settore finanziario mondiale) opteranno per una nuova etica di lavoro ispirata all’Accordo di Parigi sul clima del 2015.

Le società impegnate nell’estrazione di combustibili fossili avranno molte più difficoltà nell’ottenimento di prestiti e questo potrebbe costituire un colpo fortissimo per il settore dello scisto.

Nuova tendenza bancaria

Da oggi in sede di concessione di prestiti, tra le altre cose, si terrà in conto l’impatto che l’attività del richiedente del prestito ha sul riscaldamento globale. “Particolare attenzione” sarà prestata alle richieste per il finanziamento di progetti nei settori petrolifero, del gas e del carbone. Come osserva il direttore del reparto finanziario del Programma dell’ONU per l’ambiente, Simon Döttling, quantunque si tratti di una decisione del tutto volontaria, finanziare progetti nei settori citati più sopra potrà essere fonte di numerosi problemi per gli istituti di credito.

“Le banche devono dimostrare di aver compiuto dei passi in avanti nella lotta ai cambiamenti climatici durante un dato lasso di tempo. In caso contrario potrebbero perdere lo status di partecipanti all’accordo: questo avrebbe conseguenze importanti sulla reputazione degli istituti stessi”, ha ammonito Döttling.

Ma non è solo una questione di immagine. Gli ambientalisti utilizzano sempre più spesso espedienti come gli scioperi aziendali in società che non promuovono a sufficienza la tabella di marcia green (di recente da questo sono state interessate anche Google e Amazon) o il boicottaggio di quelle società che non prendono parte alla lotta contro i cambiamenti climatici. Dunque, una banca che violi i principi di un’attività responsabile dal punto di vista ambientale rischia di sopportare importanti perdite pecuniarie.

L’ultimo colpo

L’improvviso interesse manifestato dai banchieri per il clima è una brutta notizia per l’intero settore energetico. All’iniziativa si sono uniti giganti del settore finanziario come Deutsche Bank, Citigroup, Barclays, ABN Amro, BNP Paribas, Commerzbank, Lloyds Banking Group e Société Générale. Di conseguenza, la possibilità di attirare crediti è diminuita bruscamente.

Questo avrà un grande impatto sul settore dello scisto, l’obiettivo prediletto di chi combatte il riscaldamento globale. Infatti, l’estrazione di petrolio è legata all’emissione del cosiddetto gas associato. I produttori americani di scisto non dispongono delle infrastrutture e della potenza produttiva per l’estrazione, lo stoccaggio e il trasporto dello scisto.

I pochi gasdotti costruiti presso i giacimenti di scisto sono già pieni fino all’orlo. Per questo, il gas associato viene semplicemente combusto in quantità molto importanti.

Stando alle stime della società norvegese di consulenza Rystad Energy, nel Bacino Permiano di scisto ad oggi si brucia il doppio di quanto si estrae nel pozzo più potente del Golfo del Messico, il Mars-Ursa di proprietà della Royal Dutch Shell che arriva a produrre fino a 7,5 milioni di m3 al giorno.

La stessa situazione si osserva presso la formazione geologica di Bakken nel Dakota del Nord dove vengono bruciati fino a 14 milioni di m3 di gas al giorno. Se a questo aggiungiamo il Bacino Permiano, si ottiene più del consumo di gas di Paesi come Ungheria, Israele, Azerbaigian, Colombia e Romania, osserva Rystad Energy.

L’Agenzia americana per la protezione dell'ambiente afferma che le emissioni di metano in seguito alla combustione di gas associato nel Bacino Permiano sono pari agli scarichi di 2 milioni di automobili. Per questo, le società impegnate nella produzione di scisto sono le principali candidate alla cessazione dei prestiti.

Questo potrebbe infliggere un colpo mortale all’intero comparto che sta già vivendo una crisi difficile. Stando alle stime dell’agenzia Baker Hughes, mentre all’inizio dell’anno negli USA erano attivi 885 impianti di trivellazione, adesso sono 713: ossia un quinto degli impianti è stato chiuso.

Gli esperti della società Cowen & Co. hanno calcolato che i produttori di petrolio e gas hanno sprecato il 56% del budget complessivo ancora prima di giugno. Dunque, a novembre il comparto vivrà una bancarotta generalizzata. Stando ai dati della Fed di Dallas, Texas (uno dei centri di estrazione dell’olio di scisto), il numero di posti di lavoro nel settore petrolifero e del gas nel primo semestre dell’anno ha subito un calo di circa il 2%, mentre le richieste di nuove trivellazioni si sono ridotte del 21% rispetto all’anno precedente.

Alla luce di questa tendenza l’impossibilità di attirare nuovi fondi è per le società del comparto non più un mero problema, quanto un vero e proprio colpo di grazia.

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Petrolio, Finanze, Economia
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