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13:21 13 Novembre 2019
Mario Draghi

Mario Draghi: “Serve l’unione fiscale europea”

© AFP 2019 / Daniel Roland
Economia
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La debolezza dei singoli Stati nel mondo globalizzato impone una Unione più forte – questo il succo del discorso espresso da Mario Draghi nella sua intervista al Financial Times.

Il suo mandato di otto anni è in scadenza e questa è una delle sue ultime interviste da Presidente della Banca Centrale Europea. Mario Draghi al Financial Times spiega le linee guida che vorrebbe lasciare in eredità a fine mandato. Parla di unione fiscele, monetaria e budget condiviso.

“Data la debolezza dei singoli stati in un mondo globalizzato è cruciale avere un Unione più forte. In alcune aree, una maggiore integrazione favorirebbe questo risultato. Per avere un'Unione economica e monetaria più forte, abbiamo bisogno di un bilancio comune della zona euro. Chiaramente il dibattito politico su questo tema ha ancora molta strada da fare”, afferma Draghi non dimenticando anche un breve passaggio autopromozionale: "Lo straordinario stimolo monetario della Bce potrebbe dover durare a lungo se non c'è sostegno da parte della politica fiscale. Molte più persone capiscono l'importanza di queste riforme rispetto a qualche anno fa. La gente ha capito i vantaggi della moneta unica, la fiducia sta crescendo. Gli oppositori dell'euro non hanno avuto successo”.

C’è anche un passaggio in cui parla di spesa pubblica, la quale, adesso, secondo il 72enne ex governatore di Bankitalia e Presidente uscente BCE, il cui mandato ricordiamo scade a ottobre, dopo anni di austerity sarebbe “urgente”. Questo passaggio, tuttavia, secondo gli stessi analisti del Finalcial Time Lionel Barber e Claire Jones che hanno confezionato anche l’inervista, potrebbe diventare un punto di attrito con la Germania e gli altri Stati membri più conservatori, poco inclini sia alla spesa pubblica che all’idea dell’unione fiscale.

Sempre secondo i due analisti Draghi avrebbe portato la BCE ad un buon grado di sviluppo capace di competere con Federal Reserve e Bank of England in quanto a capacità di intervento diretto sull’economia iniettando trilioni di euro per contrastare l’impatto della crisi finanziaria globale.

A maggio il Presidente Emmanuel Macron gli ha conferito la Legione d’Onore elogiandolo come erede di Jean Monnet e Robert Schuman, i padri fondatori del progetto europeo. Nonostante i successi ed i riconoscimenti europei Draghi e la BCE, tuttavia, sempre secondo gli stessi autori del Financial Times, non sarebbero stati in grado di ravvivare l’economia europea che, lasciata alle sole politiche monetarie, non può che rimanere fragile.

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