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03:58 19 Settembre 2019

La Russia potrebbe diventare il quarto detentore di riserve valutarie al mondo

CC0 / Pixabay
Economia
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Per la prima volta in otto anni, la Russia potrebbe superare l'Arabia Saudita come il quarto maggiore detentore di riserve in valuta estera, metalli preziosi e altri titoli, secondo una valutazione di Bloomberg.

Le riserve russe di oro e valuta estera supereranno quelle dell'Arabia Saudita, permettendo a Mosca di "scavalcare" Riyad nelle classifiche internazionali, mentre i primi posti sono detenuti da Cina, Giappone e Svizzera, riporta Bloomberg.

Le riserve in costante aumento fornirebbero probabilmente alla Russia una maggiore influenza all'interno dell'OPEC e stabilizzerebbero il rublo anche in caso di crollo dei prezzi del petrolio.

Una domanda “arrancante” di petrolio

Nello stesso arco di quattro anni, le riserve di oro e valuta estera saudite si sono ridotte di un quarto, da $700 miliardi di aprile 2015 a $527 miliardi di giugno 2019, riducendo così il divario tra Mosca e Riyad.

Entrambe le economie dipendono dalle esportazioni di idrocarburi e la situazione sul mercato petrolifero è sempre più incerta.

Secondo un rapporto mensile dell'Agenzia internazionale dell'energia (AIE), nei primi cinque mesi del 2019, la domanda mondiale di oro nero è cresciuta di soli 520.000 barili al giorno, che è la cifra più bassa dalla crisi finanziaria del 2008.

L'agenzia ha valutato che le guerre commerciali in corso sono la ragione principale della domanda "arrancante" di petrolio. La disputa commerciale tra Cina e Stati Uniti e l'imposizione di nuove tariffe statunitensi sulle merci cinesi a settembre non faranno che aggravare la tendenza.

Se la situazione continuerà su questa linea, l'Arabia Saudita dovrà prelevare denaro dalle sue riserve, mentre in Russia la situazione è diversa.

La politica di de-dollarizzazione e gli acquisti di oro

Negli ultimi anni, la Russia ha costantemente accumulato oro, diventando il più grande acquirente al mondo del metallo prezioso nel primo trimestre del 2019, riducendo allo stesso tempo drasticamente le sue azioni del Tesoro USA come parte di una cosiddetta politica di de-dollarizzazione (da $160 miliardi all'inizio del 2013 a $10,8 miliardi a giugno 2019).

Nel frattempo, il rendimento dei titoli di Stato statunitensi la scorsa settimana è sceso a registrare valori bassi, meno del 2% all'anno mentre l’oro è passato da $1.280 all'inizio di giugno a $1.530 lo scorso venerdì.

L’insicurezza e le preoccupazioni davanti a una possibile crisi economica globale alimentata dalle varie tensioni geoeconomiche e geopolitiche nel mondo (guerre commerciali, Brexit, crisi politica in Venezuela, proteste a Hong Kong, inasprimento delle tensioni in Iran e la rinnovata disputa tra India e Pakistan sulla contesa regione del Kashmir) stanno spingendo gli investitori a rifugiarsi nell’investimento in riserve auree.

Questo insieme di fattori non può fare altro che rinforzare la stabilità della Russia e del rublo, che in questa maniera sarà meno sensibile alle fluttuazioni del prezzo del petrolio.

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Tags:
oro, Mercato del petrolio, prezzi petrolio, Petrolio
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