09:10 16 Dicembre 2019
Il presidente Usa Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping

Misure estreme: Cina pronta a svendere debito pubblico USA

© AP Photo / Susan Walsh
Economia
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La Banca popolare cinese ha ridotto il cambio dello yuan ai minimi storici degli ultimi 11 anni con l’obiettivo di allentare il colpo inferto dai nuovi dazi introdotti da Trump.

Gli esperti sono convinti che il maggiore creditore straniero del governo americano perderà presto la pazienza e darà corso alla sua artiglieria pesante: ciò significa che i cinesi cominceranno a svendere il debito pubblico statunitense. Sputnik vi rivela se Pechino sia o meno pronta ad adottare misure estreme in questa guerra commerciale.

Indebolimento record

Ai nuovi dazi del 10% Pechino ha risposto con un colpo valutario riducendo il 6 agosto il cambio della valuta nazionale a 7 yuan al dollaro. Questo ridurrà sensibilmente l’effetto delle misure protezionistiche e permetterà alle merci cinesi di resistere sul mercato americano.

Il Ministero statunitense delle Finanze ha già dichiarato che il ribasso dello yuan rappresenta una brusca escalation della guerra commerciale. La Cina ha appositamente indebolito la valuta nazionale per ottenere vantaggi nel commercio internazionale. Trump ha accusato Pechino di manipolazioni valutarie. Lo yuan nel frattempo ha continuato a ribassarsi.

Tra l’altro queste mosse non portano niente di buono nemmeno ai cinesi, ma solo un brusco calo del potere d’acquisto e un rallentamento della domanda interna. Pechino ha riconosciuto che lo yuan ha sofferto in questa guerra commerciale, ma il governo cinese ha respinto le accuse di manipolazione valutaria. La Banca centrale cinese ha sottolineato di non essere intenzionata a ricorrere alla svalutazione della moneta nazionale.

© Sputnik . Alexander Yuriev
Nel frattempo la banca francese Société Générale prevede che il cambio scenderà a 7,7 yuan al dollaro. Secondo gli esperti della banca ciò accadrà se Trump attuerà la sua minaccia e alzerà i dati dal 10 al 25%.

Assi nella manica

Mentre gli esperti si chiedono fin dove si è disposti ad arrivare, si presentano nuovi timori. Il maggiore creditore straniero dell’economia americana, la Cina, sarebbe in grado di mettere in moto un processo inarrestabile: la svendita delle obbligazioni di Stato americane.

Questo scenario viene di solito considerato irrealistico, secondo la stampa. Anche solo perché non è compito semplice trovare alternative di investimento a 1,11 trilioni di dollari investiti in titoli. Tuttavia, il brusco indebolimento dello yuan indica probabilmente che questa possibilità non è esclusa.

“La Cina dispone di un’ampia gamma di risorse. Inoltre, Pechino agisce su un termine più lungo rispetto al presidente USA Donald Trump”, scrive Stephen Roach, professore alla Yale University ed ex presidente del Consiglio di amministrazione di Morgan Stanley Asia.

Stando a Roach, applicando la propria valuta come arma, i cinesi potrebbero considerare anche altre opzioni come la riduzione degli investimenti in titoli di Stato.

E questo è già accaduto. Dai valori massimi attestatisi a 1,3 trilioni di dollari nel 2013 gli investimenti in debito pubblico americano sono calati di 200 miliardi per un totale di 1,11 trilioni.

Se la Cina improvvisamente svendesse in massa questi titoli, le conseguenze sarebbero catastrofiche. La svendita massiccia di treasuries ne farebbe precipitare il valore creando così panico nel mercato obbligazionario e facendo crollare il dollaro. Ma c’è anche un’altra faccia della medaglia: l’indebolimento della valuta americana renderebbe le esportazioni cinesi più costose. Inoltre, la svendita di obbligazioni di Stato USA limiterebbe in maniera sensibile le possibilità di Pechino di manipolare lo yuan qualora la guerra commerciale andasse fuori controllo.

Andare fino in fondo

Così la svendita in massa delle obbligazioni di Stato USA da parte di Pechino è comunque poco probabile: infatti, una brusca svalutazione di questi titoli farebbe più danni che altro.

Un’altra questione, però, riguarda la possibilità che la Cina effettui delle vendite strategiche. Queste permetterebbero, da un lato, di massimizzare i profitti e, dall’altro, di cogliere alla sprovvista i mercati finanziari.

Ad esempio, nel 2016 i cinesi hanno venduto obbligazioni per 188 miliardi di dollari (circa il 15%) dopo che lo yuan era calato di 8 punti percentuali per via di deflusso di capitali. In seguito, parte del debito pubblico venne ricomprato, ma l’anno scorso si è ricominciata la svendita. In soli 5 anni Pechino ha ridotto il proprio portafoglio di obbligazioni di Stato USA del 13,8%.

Stando alle stime degli esperti, la Cina potrebbe vendere questi titoli per 700 miliardi di dollari. E mentre i mercati sono già abituati a svendite di piccoli volumi di treasuries, sarebbero travolti da un’ondata di panico in caso di una svendita brusca.

“Grandi svendite del debito pubblico USA susciteranno tra i trader professionisti il sospetto che sul mercato sia comparso un grande venditore, molto probabilmente la Cina”, suppone Jasper Lo, stratega di investimenti presso Eddid Securities and Futures.

“Questo incrementerà velocemente le preoccupazioni circa il valore dei titoli di Stato e degli asset in dollari USA creando turbolenze sul mercato finanziario globale”.

Trump nel frattempo invita la Cina a non ricorrere a tali misure, ma il Ministero cinese degli Esteri ha dichiarato che la Cina nella guerra commerciale è pronta ad “andare fino in fondo” anche se “alcuni sottovalutano ciò di cui siamo capaci per difenderci”.

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USA, Cina
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