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15:51 24 Agosto 2019

Svendita generale: gli investitori si liberano dei titoli USA

© REUTERS / Shannon Stapleton
Economia
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Gli investitori stranieri continuano a disfarsi delle obbligazioni di Stato USA. Ma una svendita ancora più massiccia ha interessato il mercato azionario: gli investitori stranieri hanno ridotto al minimo storico i propri investimenti nei titoli delle società americane.

Già qualche tempo fa la Russia era considerata uno dei maggiori investitori in obbligazioni di Stato USA. Nel 2010 gli investimenti della Banca centrale russa in treasuries superavano i 176 miliardi di dollari. Ma per via delle pressioni esercitate da Washington sotto forma di sanzioni Mosca a partire dal 2014 ha gradualmente rimosso fondi dal suo portafoglio di investimenti americani. E nella primavera del 2018, dopo l’ennesima ondata di sanzioni, la Banca di Russia ha condotto una massiccia svendita di treasuries dimezzando bruscamente il suo portafoglio da 96,05 miliardi a 48,724 miliardi di dollari.

All’inizio di quest’anno sono rimasti solamente 14 miliardi di dollari di titoli di Stato americani nelle tasche della Banca centrale russa. A maggio, secondo le statistiche del Ministero USA delle Finanze, la Russia ha ridotto la sua quota a 12 miliardi di dollari.

Con i fondi ricavati dalla vendita di titoli americani la Banca centrale russa sta comprando oro come garanzia contro i rischi monetari e sanzionatori. Negli ultimi 10 anni la quota di oro nelle riserve internazionali russe è quasi decuplicata. Al momento la Banca detiene 2190 tonnellate di questo metallo prezioso per un totale di circa 90 miliardi di dollari. È un record nella storia post-sovietica. L’imprevedibilità dell’amministrazione Trump, l’appetito sfrenato della Fed (la Riserva Federale USA) per il credito e l’instabilità geopolitica rendono l’oro un bene di gran lunga più attrattivo rispetto ai titoli di Stato USA.

In generale, aumenta la sfiducia nei confronti dell’economia americana: il debito pubblico USA ha già superato i 22 trilioni di dollari ed è chiaro a tutti che il Tesoro ha ormai perso il controllo sulla situazione. Per questo, anche gli alleati di Washington stanno abbandonando i beni in dollari. Infatti, la Gran Bretagna ad aprile ha ridotto il proprio portafoglio di treasuries di 16,3 miliardi di dollari.

La Cina è il maggiore detentore straniero del debito americano. Per via della guerra commerciale Pechino si è sbarazzata di treasuries per 60 miliardi, ad aprile ne ha venduti altri 20 miliardi riducendo così le sue riserve di questi titoli al minimo storico degli ultimi 2 anni, ovvero 1,11 trilioni di dollari. Il secondo creditore degli USA per importanza, il Giappone, ad aprile ha venduto 11,07 miliardi di dollari di titoli USA.

Gli investitori vendono le azioni

La situazione sul mercato azionario è persino più drammatica. Gli stranieri stanno vendendo le azioni delle società americane da ormai 13 mesi consecutivi, constata il Ministero delle Finanze. In questo periodo sono state vendute azioni per la somma record di 215 miliardi di dollari.

Per ora il mese peggiore di quest’anno sul mercato azionario americano è stato maggio. Ma gli analisti sono convinti che non ci sarà una ripresa. Come osserva la Bank of America Merrill Lynch, a giugno sul mercato azionario è stata osservata una vera e propria fuga degli investitori.

Secondo gli esperti tutti sono preoccupati dall’aumento importante degli indici di borsa sullo sfondo dei problemi che si acuiscono sul piano economico. Infatti, dall’inizio dell’anno l’indice MSCI US ha toccato il 18,9% e il volume del debito pubblico e delle famiglie negli USA ha raggiunto un livello senza precedenti. Come osservano gli analisti, quando le azioni aumentano improvvisamente senza chiare ragioni, gli investitori si preoccupano perché storicamente questo è considerato un segnale di un rapido rivolgimento del mercato e di un crollo delle quotazioni. Dopotutto, la storia può ripetersi. “Oggi la maggior parte degli investitori sta cercando di determinare dei cosiddetti “cigni neri”, invece di cercare dei modi per guadagnare su qualunque mercato”, spiega Brent Schutte, stratega finanziario presso la Northwestern Mutual.

Gli esperti sono convinti che, qualora la Fed non riduca i tassi durante la prossima seduta del 31 luglio, il mercato sarà colpito da un’ondata di svendite.

I maggiori ad esserne colpiti potrebbero essere le principali società del settore tech, come Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google, la cui capitalizzazione, secondo gli esperti, è molto sovrastimata. Inoltre, praticamente tutte le crisi finanziarie della storia statunitense moderna sono state precedute dalla svendita di azioni dei principali agenti del settore tech.

Ma per il momento, non sapendo cosa aspettarsi dalla Fed, gli investitori si affrettano a liberarsi dei titoli americani ormai rischiosi e a ottenere un qualche profitto.

Oro al posto delle azioni

Ray Dalio, il fondatore dell’hedge fund più grande al mondo Bridgewater Associates, indica anche un altro fattore in grado di spingere i detentori di azioni di società americane a svenderle. Secondo lui, la sempre più aggressiva politica delle principali banche centrali mondiali, volta alla svalutazione delle proprie valute, rischia di modificare i paradigmi oggi presenti nel settore degli investimenti.

Dalio è convinto che oggi troppi investitori puntino molto sulle azioni e non su altri beni con rendimento simili. Di conseguenza, tutti loro potrebbero dover affrontare un calo del profitto sperato.

“Sono piuttosto dubbioso circa il fatto che gli investitori ricavino da questi beni un buon ROI. Piuttosto si troveranno in positivo coloro i quali avranno puntato sull’oro in un periodo il cui il valore del denaro si svaluta e i conflitti a livello interno e internazionale si acuiscono”, spiega Dalio.

Secondo lui, la maggior parte degli analisti sottovaluta questo metallo prezioso perché in una prospettiva a lungo termine le azioni sono uno strumento più profittevole. Tuttavia, alla viglia del crollo del mercato americano proprio l’oro sarebbe in grado di rappresentare un buon compromesso tra rischio e rendimento. Per questo, sempre più investitori sostituiscono la propria quota di azioni in portafoglio con l’oro e questa tendenza nei prossimi mesi non farà che aumentare.

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Tags:
Economia, Debito pubblico, Cina, USA
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