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07:35 21 Agosto 2019

Sanzioni USA contro Iran e Cina: solo questione di nucleare?

© AP Photo / Vahid Salemi
Economia
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Nonostante le sanzioni, la Cina continua a importare petrolio iraniano. Gli USA minacciano sanzioni, ma lo faranno davvero? E qual è il loro vero motivo?

Gli USA stanno considerando la possibilità di imporre sanzioni contro la Cina sull’importazione del petrolio iraniano. A giugno la Cina ha importato più di un milione di barili di petrolio proveniente dall’Iran nonostante gli Stati Uniti non abbiano prolungato il periodo di validità delle concessioni speciali. La Casa Bianca ritiene che il comportamento di Pechino mini il regime di severa pressione su Teheran. In risposta il rappresentante del Ministero degli Affari Esteri cinese Geng Shuang ha dichiarato che la collaborazione tra Cina e Iran è legittima e Pechino è contrario a qualsiasi sanzione unilaterale e atto di giurisdizione extraterritoriale.

A maggio 2018 gli USA sono usciti unilateralmente dall’accordo sul nucleare iraniano e hanno annunciato che avrebbero ripristinato tutte le sanzioni contro il paese. In particolare si prevedeva il divieto totale di acquistare il petrolio iraniano e di realizzare qualsiasi accordo sul petrolio. Per l’Iran, che secondo l’Agenzia internazionale dell'energia (AIE) è al terzo posto al mondo per la grandezza delle riserve petrolifere, si tratta di un duro colpo. Come hanno calcolato gli esperti della Banca Mondiale, nel 2018-2019 due terzi della crescita del PIL del paese erano dovuti al settore petrolifero.

È ovvio che in tali condizioni l’Iran impiegherà tutte le forze per trovare acquirenti cui vendere il petrolio, come aveva fatto negli ultimi anni di validità delle sanzioni americane. Gli USA da parte loro hanno cominciato a minacciare gli altri paesi di imporre sanzioni secondarie nel caso in cui avessero continuato a comprare il petrolio iraniano. Diversi alleati degli USA hanno obbedito a tale avvertimento, ma la Cina, sembrerebbe, non ha intenzione di farlo.

Se gli USA risponderanno con nuove sanzioni, questo potrebbe rendere ancora più complicato il processo delle trattative commerciali tra i due paesi, che a maggio hanno avuto un esito fallimentare dopo 11 round di incontri. Solo a Osaka i leader dei due paesi sono giunti a un accordo sulla necessità di riaprire le trattative, ma non hanno ancora fissato una data. Ma alla Cina non conviene assecondare gli USA. Le trattative sono comunque difficili, e se non ci fosse la questione dell’Iran ci sarebbe certamente qualcos’altro, ha detto a Sputnik il vice direttore della Società scientifica cinese del Vicino e Medio Oriente Li Weijian.

“Penso che anche senza la questione del petrolio rimarrebbero comunque molti problemi irrisolti nelle trattative commerciali tra la Repubblica Popolare Cinese e gli Stati Uniti. Ma difficilmente gli USA faranno molta leva sulla questione dell’importazione di petrolio iraniano da parte della Cina per fare pressione sulla Cina durante le consultazioni. Se le trattative falliranno, infatti, le conseguenze non saranno solo le sanzioni unilaterali contro la Cina. Anche per gli USA è importante che i due paesi si siedano al tavolo delle trattative, è nei loro interessi. Da questo dipendono molte questioni americane, relative alla loro economia interna", ha spiegato Li Weijian.

"Quindi gli USA senz’altro prenderanno in considerazione la situazione del petrolio iraniano, ma non sarà un fattore decisivo. Il commercio tra USA e Cina è la strada per il movimento bilaterale, e per gli USA è molto importante trovare un accordo. L’America ha già tentato di esercitare pressioni sulla Cina, di spaventarci per assicurarsi qualche vittoria a breve termine", ha continuato l'esperto.

"Ma la posizione della Cina è risultata estremamente ferma: la Cina si trova in una posizione più conveniente per tutti i parametri rispetto agli USA. Quindi certamente ci sarà una determinata influenza della questione dell’acquisto del petrolio iraniano, ma non sarà assolutamente significativa. E se gli USA decideranno di imporre delle sanzioni, questo si rifletterà prima di tutto su di loro”.

La Cina è il più grande mercato per la vendita del petrolio iraniano. Secondo i dati del portale TankerTrackers ad aprile di quest’anno le consegne di petrolio dall’Iran alla Cina hanno raggiunto il record di 913 mila barili al giorno. E nel primo semestre dell’anno la Cina ne ha acquistati in media 600 mila al giorno, più del 40% di tutto il petrolio iraniano esportato. Per via delle sanzioni l’Iran offre sconti e per la Cina è importante una fornitura stabile e poco costosa di petrolio per sostenere la propria crescita economica, che ha subìto un freno. Quindi difficilmente ci si può aspettare che la Cina rinunci a tale possibilità, ha spiegato Li Weijian.

“Penso che nel futuro sia necessario continuare a comprare il petrolio iraniano. Le sanzioni unilaterali degli USA sono regole interne americane e non è obbligatorio che il mondo intero le segua", ha detto.

"Sia l’Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) che l’Iran hanno ripetuto diverse volte che l’Iran rispetta completamente l’accordo. Il fatto che la Cina compri il petrolio iraniano è una cosa normale. Smettere di farlo invece non lo sarebbe. Ora molti paesi cercano di elaborare una soluzione per mantenere l’accordo sul nucleare e contrastare le sanzioni americane. Ci stanno pensando sia l’Europa che una serie di altri paesi. Ma dal punto di vista dell’Iran non stanno facendo abbastanza. Per l’Iran è importante garantire un’esportazione ininterrotta di petrolio per un funzionamento normale dell’economia. Mentre gli aiuti umanitari forniti da alcuni paesi sono solo delle mezze misure", ha aggiunto.

"Per questo l’Iran sta facendo determinate scelte e non è che il paese voglia violare l’accordo, ma vuole esercitare pressione ed esortare gli altri paesi ad aiutarli a contrastare le ingiuste sanzioni americane. L’UE ora cerca di aiutare in modo che l’Iran non si tiri indietro dagli accordi raggiunti in precedenza. Altrimenti l’accordo sul nucleare iraniano potrà essere considerato morto e sepolto”, ha spiegato Li Weijian.

O forse lo scopo degli USA non è il programma militare iraniano quanto il mercato del petrolio? L’AIE prevede una sovrapproduzione del petrolio per l’anno prossimo. Nel primo semestre del 2019 l’offerta di petrolio ha superato la domanda di 900 barili al giorno, segnala l’AIE. Secondo lo stesso studio, l’anno prossimo l’efficacia dell’accordo OPEC+ diminuirà in quanto i paesi che non rientrano nell’accordo, inclusi gli USA, incrementeranno notevolmente le estrazioni.

In tale contesto è fondamentale per gli USA creare un deficit di petrolio nel mercato per poter introdurre la propria produzione in questa nicchia al momento giusto. Secondo i dati di Reuters nel primo trimestre del 2019 l’Iran ha esportato in media 1,3 milioni di barili al giorno. Se questo volume da un giorno all’altro sparisse dal mercato mondiale, si formerebbe il deficit da riempire con i prodotti americani.

Per ora non sappiamo se le sanzioni degli USA influiranno sul mercato mondiale del petrolio. Ma sull’accordo sul nucleare hanno già influito. A partire dal 1 luglio l’Iran ha iniziato ad arricchire l’uranio superando il 3,67%, livello massimo stabilito dalle condizioni dell’accordo. Secondo quanto dichiarato da Teheran, la decisione dell’Iran di ritirarsi da alcuni impegni è legata al fatto che i paesi europei firmatari dell’accordo sul nucleare non hanno intrapreso alcune misure per tutelare la repubblica islamica dalle sanzioni USA.

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Tags:
Cina, Mercato del petrolio, estrazione petrolio, Petrolio, USA, Sanzioni Iran, Iran
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