23:11 11 Dicembre 2019
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La Cina non vuole perdere criptovalute

© Sputnik . Evgeny Biyatov
Economia
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La Cina non può lasciarsi scappare l’epoca della concorrenza mondiale in fatto di criptovalute. Questo il titolo di un articolo pubblicato sulla rivista cinese Global Times.

L’articolo osserva che la criptovaluta Libra di Facebook potrebbe attuare una vera e propria rivoluzione nel settore del denaro digitale. Poiché questo stablecoin sarà fissato a una moneta reale, Libra sarà in grado di trasformare anche il sistema finanziario mondiale.

La rivista osserva che il volume dell’economia digitale cinese supera i 4,36 trilioni di dollari. Per questo, nel Paese sono state accumulate competenze a sufficienza perché la Cina diventi un attore fondamentale del nuovo sistema finanziario digitale globale. Tuttavia, in Cina il progresso in questo settore appare debole per via della cautela degli enti regolatori che guardano con sospetto le criptovalute. Oggi la Cina deve agire con maggior vigore in questo settore se non vuole essere tagliata fuori dalle innovazioni della fintech, chiosa Global Times.

È piuttosto insolito leggere argomentazioni simili sul tabloid cinese. Dopotutto, già da qualche anno le autorità cinesi stanno cercando di limitare lo sviluppo del settore delle criptovalute nel Paese. Nell’autunno del 2017 furono messe fuori legge le borse di criptovalute e le Initial Coin Offering (ICO). Per spiegare questa decisione si disse che con l’aiuto delle borse di criptovalute i cinesi avevano imparato ad aggirare il controllo monetario e a portare soldi fuori dal Paese. Secondo la normativa vigente le persone fisiche non possono portare fuori dalla Cina più di 50.000 $ l’anno. Ma le autorità cinesi non riuscirono a controllare i volumi di transazioni di scambio tra monete legali e criptovalute. Le ICO sono state vietate poiché gli enti regolatori hanno visto in esse spiragli di eventuali truffe finanziarie. Sull’onda dell’hype finanziario del 2017 con le ICO si raccolsero circa 400 milioni di dollari grazie agli investitori cinesi. Nella primavera di quest’anno il mining di bitcoin e di altre criptovalute è finito nell’elenco di settori e attività da limitare redatto dal Comitato nazionale cinese per lo sviluppo e le riforme.

E in questi giorni il Global Times, che, pur non essendo la rivista ufficiale di partito, è comunque considerata una voce autorevole nel panorama cinese, parla della necessità di una partecipazione attiva della Cina alle trasformazioni del mercato mondiale di monete digitali. A cos’è dovuto questo cambio di rotta?

© Sputnik . Alexander Yuriev

La ragione è che la moneta Libra di Facebook si distacca in maniera sostanziale sia tecnicamente sia concettualmente dalle altre criptovalute e potrebbe diventare il punto di svolta del settore a livello globale. In primo luogo, a differenza del bitcoin, moneta decentralizzata e priva di alcun controllo, Libra verrà gestita da un consorzio formato da decine di grandi società del settore fintech fra cui Visa, MAstercard, Paypal, eBay, Uber e Lift. Questo consorzio sarà responsabile del mining e dell’emissione della nuova criptovaluta. Il mining sarà effettuato non sul principio del Proof of Work, come avviene col bitcoin, ma sul principio del Proof of Stake. In sostanza, il diritto di conferma di nuovi blocchi di transazione all’interno della blockchain viene conferito non a chi ha eseguito il maggior numero di calcoli, ma a chi possiede la quota maggiore di attività digitali. In questo modo, per effettuare transazioni e mining non sarà necessario un numero elevatissimo di calcoli come accade nel Proof of Work. Ciò permetterà già da subito a Libra di effettuare circa 1000 transazioni al secondo. L’algoritmo della blockchain di bitcoin, ad esempio, permette di effettuare circa 7 transazioni al secondo e questo è un ostacolo considerevole al passaggio del bitcoin a mezzo universale di pagamento.

Inoltre, Libra è uno stablecoin fissato a monete legali e a titoli. Ciò significa che la criptovaluta non sarà così volatile e non sarà attrattiva in quanto strumento di speculazione finanziaria. Stando a quanto descritto nel Libro bianco di Libra, la nuova criptovaluta diventerà un sistema di trasmissione di denaro. Vi sono già sistemi di pagamento squisitamente elettronici: PayPal, Western Union, Wechat, Alipay. La differenza è che questi sistemi non sono integrati l’uno all’altro. Una persona non può pagare con il suo portafoglio Paypal una somma in un portafoglio Wechat, ad esempio. Libra, invece, creerà un suo criptoportafoglio personale Calibra, ma al contempo lascerà aperta la possibilità di collegarsi a un sistema di portafogli alternativi di altra natura. Dunque, se Libra comincerà a funzionare così come descritto nel Libro bianco, sarà una moneta digitale controllata da un consorzio, fissata a una moneta legale e fungerà da ecosistema globale per l’effettuazione di pagamenti digitali in tutto il mondo. Per non parlare poi del fatto che, a differenza di altri sviluppatori di criptovalute, Facebook possiede già una potenziale base di 2 miliardi di utenti, afferma a Sputnik Liu Dongming, direttore del Centro di finanza mondiale presso l’Istituto di economia e finanza mondiale dell’Accademia nazionale cinese delle scienze.

“Facebook possiede un ecosistema commerciale molto solido. Ad esempio, JPM Coin e lo stablecoin di IBM non sono riusciti a fare così tanto rumore perché il loro parco clienti era insufficiente. Libra di Facebook, invece, ha attirato l’attenzione di tutti perché Facebook è un gigante mondiale dei social media che unisce 2,4 miliardi di utenti. E se Facebook introduce un nuovo prodotto (come i pagamenti transfrontalieri), il volume di affari può raggiungere i 700 miliardi di dollari grazie al solido ecosistema commerciale di Facebook. Dunque, Libra sarà legata non solo ai solidi mezzi di pagamento statali, ma anche all’esteso ecosistema commerciale di Facebook”.

Secondo l’esperto, in passato si riteneva che la moneta digitale potesse essere un mezzo di pagamento legittimo solamente qualora fosse emessa da una Banca centrale. Tuttavia, in seguito cominciarono a comparire gli stablecoin, ovvero criptovalute fissate ad attività reali ed emesse da società private. Dunque, cominciò a mutare il concetto stesso di legittimità dei mezzi di pagamento elettronici.

“Negli ultimi anni gli stablecoin hanno cominciato a superare le attività digitali emesse dalle banche centrali. In passato mezzi di pagamento elettronici legittimi e monete digitali emesse da una banca centrale erano di fatto sinonimi. Ovvero una criptovaluta emessa da una banca centrale era anche un mezzo di pagamento digitale legittimo. Ora, invece, è comparsa una nuova alternativa. Nei Paesi occidentali hanno cominciato a svilupparsi gli stablecoin, come Libra di Facebook. Ovvero è nata un’alternativa alle criptovalute emesse dalle banche centrali. Si tratta di una criptovaluta legata a mezzi di pagamento legittimi e ai titoli di Stato. Vi sono alcuni stablecoin che sono legati al 100% ai mezzi di pagamento statali”.

La Banca centrale cinese (PBOC) in passato ha dichiarato che la Cina avrebbe lanciato una criptovaluta propria. La Banca centrale cinese possiede già 78 licenze nel settore delle criptovalute e altre 44 in quello della blockchain. Alla fine del 2018 la PBOC ha dichiarato che avrebbe selezionato degli esperti di criptovalute, programmazione, economia e diritto. Al momento ancora non sono note le specifiche tecniche del funzionamento del “criptoyuan”. Tuttavia, è logico supporre che la PBOC conserverà il monopolio anche sul denaro virtuale.

Ma con Libra è comparso per la prima volta un possibile pretendente al ruolo di moneta digitale mondiale. E chiaramente per assurgere a questo ruolo servono stringenti meccanismi regolatori. Ad oggi nessun Paese, nemmeno gli USA, si sono dotati di apposite strutture impegnate nella regolamentazione delle criptovalute. Questo parzialmente è dovuto allo sviluppo caotico delle attività digitali. Poiché Facebook con Libra ha già esteso la sua azione su scala mondiale, le autorità di molti Paesi hanno accolto con cautela quest’idea. Il Congresso USA ha già fissato due audizioni circa Libra: una seduta del Comitato delle banche del Senato e un incontro tra il direttore generale di Calibra David Marcus e il Comitato per i servizi finanziari della Camera dei rappresentanti. Il ministro francese delle finanze Bruno Le Maire ha dichiarato che Libra non potrà diventare una moneta sovrana a tutto tondo, mentre il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney sostiene che Libra sia tenuta a rispettare tutti i requisiti esistenti. Inoltre, la Banca d’Inghilterra ha promesso di studiare molto attentamente la criptovaluta insieme ad altri enti regolatori come la Banca dei regolamenti internazionali, il Fondo monetario internazionale e il Consiglio per la stabilità finanziaria.

In una simile situazione la Cina probabilmente vede determinate opportunità. L’egemonia del dollaro in larga misura è stata garantita dal fatto che gli USA hanno partecipato attivamente alla creazione di un ordine economico mondiale postbellico e alla creazione di un sistema monetario mondiale. Oggi chi è più attivo nel processo di regolamentazione delle criptovalute potrebbe diventare il nuovo egemone della finanza. Da un lato questo momento di svolta potrebbe fornire alla Cina l’opportunità perfetta di dichiararsi come il nuovo centro che detta le norme della finanza mondiale.

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