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Esperti dubbiosi sul possibile default negli Stati Uniti

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Economia
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Parlare di default definito negli Stati Uniti è prematuro. Lo ha dichiarato oggi ai media russi il direttore del dipartimento analitico di AMarkets Artem Deyev, commentando le previsioni del Bipartisan Policy Centre, secondo cui, Washington potrebbe non essere in grado di pagare tutti i conti entro la prima metà di settembre.

Deyev sostiene che la Casa Bianca e la Federal Reserve potrebbero ricorrere all’aumento urgente dei prestiti e alle manovre di bilancio. Inoltre, al fine di evitare una profonda crisi finanziaria globale, i paesi che investono nel debito nazionale statunitense sosterranno ancora una volta l'economia americana.

"Ora, mentre l'economia mondiale è in fase di rallentamento, si parla sempre più spesso di recessione. E non solo negli Stati Uniti. In base alla teoria della natura ciclica dell'economia, si avvicina il momento del declino e della depressione dei principali cicli economici. Ora è il momento più inappropriato per possedere obblighi di debito enormi, non importa quanto sia forte l'economia", ha detto Deyev.

Vyacheslav Abramov, direttore dell'ufficio vendite di BCS Broker, ha spiegato che, in totale, gli investitori stranieri rappresentano circa il 30% del debito degli Stati Uniti, ovvero 6 trilioni di dollari.

"Questo rende i paesi investitori vulnerabili. La Russia ha ora una quota di investimenti in titoli americani di soli 15 miliardi di dollari, con una riserva di oro e valutaria piuttosto ampia, circa $ 500 miliardi, il che la rende meno dipendente in caso di inadempienza", ha sottolineato l'esperto.

Deyev concorda sul fatto che le conseguenze del default americano per la Russia saranno attenuate, ma allo stesso tempo abbastanza significative a causa della diminuzione del potere d'acquisto dei paesi partner comuni, nonché dell'interruzione delle catene commerciali dirette, come il combustibile nucleare.

Politici ed economisti americani hanno ripetutamente definito il debito pubblico una delle principali minacce per gli Stati Uniti. In precedenza, il membro del Congresso Andy Biggs ha affermato che se Washington non taglierà le spese la "bomba del debito" esploderà in 8-10 anni.

USA: rischio default già a settembre

Secondo gli esperti del Bipartisan Policy Center (BPC), il giorno X potrebbe arrivare nella prima metà di settembre, mentre prima prevedevano che sarebbe arrivato a ottobre-novembre.

Gli specialisti hanno analizzato i dati aggiornati e sono arrivati alla conclusione che durante l’estate il Dipartimento del Tesoro degli USA continuerà a spendere le proprie risorse. L’istituzione metterà in atto anche le misure di emergenza, ossia le “manovre giuridicamente accettabili” che prevedono la possibilità di assumere debiti aggiuntivi anche dopo il raggiungimento del limite consentito, scrive BPC nel comunicato stampa.

“Gli ultimi dati testimoniano il rischio che il giorno X possa arrivare a inizio settembre, soprattutto se il reddito federale diminuirà”, ha dichiarato il direttore per la politica economica del BCP, Shai Akabas, spiegando che il Dipartimento del Tesoro minaccia di “esaurire le sue possibilità di assunzione di debito”.

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Esperti, default, Debito pubblico, USA
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