15:36 21 Novembre 2019

Ribasso del gas in virtù del rincaro del greggio: l’inizio di una nuova epoca

© Sputnik . Eugene Odinokov
Economia
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Nel secondo trimestre i prezzi di cambio del gas naturale si sono definitivamente distaccati da quelli del greggio.

Mentre il greggio in media si attesta stabilmente a 65 $ al barile, in Europa il gas viene scambiato a 100 $ per mille metri cubi (minimo storico da 10 anni), mentre il GNL in Asia a 170 $.

Va ricordato che circa i due terzi delle forniture Gazprom le effettua sulla base di contratti a lungo termine legati ai prezzi del greggio. Indicizzati al greggio sono anche i contratti di fornitura del GNL dell’impianto Yamal LNG della società Novatek. Per questo, il ribasso dei prezzi del gas per i produttori russi ha un’importanza limitata poiché in Russia hanno maggiore valore i prezzi del greggio. Va anche ricordato che i nuovi contratti stipulati da queste società saranno sempre più legati ai prezzi del gas.

Si confronti: alla luce dei prezzi del greggio attuale i prezzi del gas nei contratti indicizzati al greggio sono quasi due volte maggiori dei prezzi del gas registrati in Europa e in Asia.

Perché si è venuta a creare questa situazione? Le ragioni sono almeno due. In primo luogo, i tassi di cambio rispecchiano solamente una parte (come si dice di solito, molto meno della metà) del commercio internazionale di gas e GNL. Anche i GNL qatariota e australiano vengono venduti sui mercati asiatici prevalentemente con contratti indicizzati al greggio.

Dunque, la domanda di gas non è così grande rispetto all’intero volume del commercio globale, per questo anche una piccola eccedenza di offerta può generare un calo dei prezzi. In questo caso l’offerta è aumentata in seguito alla comparsa già prevista di eccedenze sul mercato del gas liquefatto: infatti, sono stati avviati nuovi stabilimenti di liquefazione.

Tuttavia, la questione principale è un’altra: cosa accadrà? È piuttosto complicato fare delle previsioni. Da un lato, la domanda di gas continuerà a crescere molto più velocemente di quella del greggio. Ma continuerà a crescere anche l’offerta.

Dunque, in maniera quasi paradossale, i prezzi del greggio (l’idrocarburo “uscente”) sono assai più prevedibili a medio e lungo termine rispetto a quelli del gas.

Le previsioni di una crescita annuale della domanda di greggio rimangono valide: infatti, non abbiamo ancora raggiunto il cosiddetto picco del petrolio e probabilmente per raggiungerlo ci vorranno almeno altri 10 anni. Questo è in larga misura legato ai moderati successi legati al calo dei prezzi degli accumulatori e al limitato aumento della domanda di automobili.

Vista la congiuntura quanto all’offerta vi sono già alcune limitazioni.

  • In primo luogo, la produzione di petrolio sarà oggettivamente sempre meno vantaggiosa.
  • In secondo luogo, sì, l’estrazione di gas di scisto potrebbe garantire un aumento della domanda, ma solo in presenza di tassi di scambio del greggio elevati. Già con un Brent a 60 $ al barile o a meno l’aumento dell’estrazione dello scisto sarebbe minima o nulla, in particolar modo qualora le società estrattrici di scisto smettessero di operare in pareggio, ma volessero avere un profitto.
  • In terzo luogo, sul mercato del greggio vige l’accordo OPEC+ che regola la politica dei prezzi.

Tutti questi fattori chiaramente non rappresentano alcuna garanzia, ma rendono più plausibile il mantenimento dei prezzi del greggio nella gamma sopraccitata.

Con il gas, invece, le variabili sono maggiori: in caso di una crescita certa e rapida della domanda registreremmo anche un aumento dell’offerta. Mentre se valutiamo i prezzi a lungo termine del GNL in Asia che si attestano a 270 $ ogni mille metri cubi di gas (necessari alla maggior parte dei produttori per avere profitti stabili), osserviamo che già oggi l’eolico è più competitivo. Del resto, nel settore del gas non vi è ancora un OPEC.

Un’altra caratteristica della produzione di GNL: è un lavoro in cui i prezzi sono sensibilmente inferiori al costo dell’estrazione. Questa situazione, nel caso dello scisto, fa sì che in alcuni mesi il volume di estrazione cali e il mercato perda nuovamente il suo equilibrio.

Con il GNL la situazione è diversa: gli stabilimenti lavoreranno solamente per ricavare un utile operativa (ovverosia che non tiene conto delle spese in conto capitale dato che lo stabilimento è già stato costruito), persino qualora il prezzo del gas liquefatto venduto sia inferiore al suo costo (la differenza di prezzo tra il costo totale e il lavoro a regime di compensazione delle spese è di circa due volte).

Proprio per questo, gli statunitensi producono già da tempo GNL a prezzi che non ammortizzano completamente il costo. Inoltre, solamente prezzi del gas molto bassi negli USA ad oggi (80 $ ogni mille metri cubi) permettono di ricavare un utile operativo in fase di esportazione. Ad esempio, già 3 mesi fa il gas naturale negli USA costava 105-110 $, ovvero tanto quanto costa oggi in Europa. Si capisce bene che, se i prezzi sono uguali, esportare GNL in Europa non avrebbe alcun senso. Dopotutto, dopo le spese in conto capitale rimarrebbero le spese operative di liquefazione e trasporto. Ma se anche il GNL statunitense si attestasse sugli 80 $, la sua produzione si troverebbe già al limite della profittabilità operativa. Qualora i tassi di cambio globali diminuissero ancora un po’ o i prezzi interni aumentassero, la produzione comincerebbe a fermarsi.

Infine, un altro paradosso: il costoso greggio fa pressioni anche sui prezzi del gas. I prezzi molto bassi degli USA sono in larga misura determinati dalla produzione di gas associato. Inoltre, spesso si estrae gas con un’elevata concentrazione di condensato (ovvero frazioni superleggere di greggio), il che riduce sensibilmente il valore del gas stesso. Le società statunitensi che estraggono il cosiddetto gas secco (metano senza condensato) ai prezzi attuali si sentono ininfluenti. Le azioni del pioniere dell’estrazione di scisto negli USA, la società Chesapeake (che estrae prevalentemente gas secco), sono scese a 2 dollari rispetto ai 3,5 dollari di tre mesi fa.

Il GNL qatariota, invece, è molto conveniente (a livello di costo) poiché il gas utilizzato per la liquefazione in questi progetti ha “valore negativo”: ovvero l’estrazione viene completamente ammortizzata dall’esportazione del condensato associato. La Novatek russa ha registrato che tutte le spese operative di Yamal LNG sono compensate dalle vendite di condensato associato estratto. Gli esempi di questo sono diversi.

Al contrario, se immaginiamo che i prezzi del greggio diminuiscano (ad esempio, in seguito a un improvviso avanzamento tecnologico e a un calo dei costi degli accumulatori), la situazione sarebbe all’opposto. Non solo il petrolio più economico non farà calare i prezzi del gas, ma questo porterà a un aumento della domanda di energia elettrica e, di conseguenza, della domanda di gas per la gestione di questi volumi supplementari di elettricità.

Tutto ciò che è stato descritto non implica che il gas costerà meno. È possibile che a medio termine i prezzi si attesteranno intorno ai 250-270 $ per mille metri cubi (e lì si fermeranno). Questo permetterà alla maggior parte dei produttori di ricavare utili. Ma le incertezze continueranno a esistere: quanto alla domanda vanno menzionate la politica ambientalista cinese e la concorrenza delle rinnovabili. Inoltre, ancora non vi sono meccanismi in grado di regolamentare i prezzi, come invece accade nel mercato del greggio. Quanto all’offerta, sul mercato del GNL stanno entrando diverse nuove società.

di Aleksandr Sobko

Tags:
Novatek, Gazprom, prezzi greggio, Gas, GNL
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