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14:09 16 Settembre 2019

La Cina apre i mercati

© Sputnik . Alexander Yuriev
Economia
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La Cina presto rilascerà un elenco aggiornato delle restrizioni agli investimenti stranieri le quali saranno minori del passato, ha affermato Man Wai, portavoce del Comitato nazionale cinese per lo sviluppo e le riforme.

Secondo lei, qualsiasi barriera agli investimenti nei settori che non fanno parte dell’elenco sarà tolta entro la fine dell’anno. In tal modo, la Cina si aprirà maggiormente alle attività straniere nonostante la sfavorevole congiuntura esterna.

USA, UE e altri Paesi, invece, stanno tentando di limitare il flusso di investimenti cinesi perché li ritengono una minaccia per la sicurezza nazionale. Gli USA hanno approvato il Foreign Investment Risk Review Modernization Act (FIRRMA) che ha esteso in maniera sensibile il numero di accordi che rientrano sotto il controllo del Comitato statunitense per gli investimenti stranieri (CFIUS). Mentre prima sotto il controllo del CFIUS vi erano solamente gli accordi in cui gli investitori stranieri controllavano un’impresa americana, dopo l’adozione del FIRRMA rientrano tutti gli accordi di investimento stretti con imprese americane che producano, elaborino o testino “tecnologie di punta”. La lista dei settori critici è incredibilmente vasta: biotecnologie, intelligenza artificiale, sensori, chip, ecc.

Un nuovo meccanismo di controllo degli investimenti stranieri è stato confermato anche dall’Unione europea. Vengono controllati in modo particolare gli accordi stretti con imprese straniere in settori come l’esplorazione dello spazio, le ricerche scientifiche, i trasporti, l’energia e le telecomunicazioni. Ogni contratto di investimento con una controparte straniera extracomunitaria sarà sottoposto al controllo in quanto considerato una possibile minaccia agli interessi nazionali e alla sicurezza sia del singolo Paese sia dell’UE nel suo complesso.

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La Cina, dal canto suo, sta ampliando l’accesso degli investitori stranieri al proprio mercato. L’anno scorso la Cina ha già ridotto l’elenco dei settori inaccessibili agli investimenti stranieri. Oggi l’elenco ne conta solo 48. Sono state eliminate le norme che limitavano la quota di capitale straniero nelle banche e nelle società di gestione cinesi. Inoltre, sono state incrementate in maniera sensibile le capacità di manovra degli investitori stranieri sui mercati finanziari cinesi. Infatti, il tetto del capitale straniero nelle società di intermediazione e nelle società che lavorano con i futures è stato portato al 51%. E fra 3 anni, dopo l’entrata in vigore di queste nuove norme tali limitazioni cadranno definitivamente. Per le banche e le società che gestiscono capitali le restrizioni saranno eliminate. Inoltre, fra 5 anni scompariranno tutte le restrizioni legate agli investimenti anche per le società assicurative che si occupano di polizze sulla vita. Nelle zone pilota del commercio libero l’elenco delle restrizioni sugli investimenti è già limitato a 45 voci. Ciò significa che gli investitori stranieri non sono tenuti a ricevere l’approvazione dell’ente regolatore per effettuare investimenti in altri settori. Queste informazioni le ha condivise con Sputnik Lu Jinyong, direttore del Centro studi sugli investimenti stranieri presso l’Università di economia e commercio internazionali.

Stiamo seguendo la politica di maggiore apertura del mercato interno. Negli ultimi anni abbiamo condotto alcune tappe del percorso di liberalizzazione. Dopo la 18a seduta del Partito Comunista Cinese, e anche dopo la 19a, ogni volta si è fatto qualcosa di nuovo per aprire il mercato. A partire dal 2018 dopo la 19a seduta la portata di quest’apertura è aumentata sensibilmente.

L’elenco delle restrizioni agli investimenti stranieri è una delle manifestazioni di questa maggiore apertura. Prima vi era un catalogo di settore principale per gli investitori stranieri nel quale abbondavano le imprecisioni e le omissioni. Si trattava di un documento protezionista. Oggi invece abbiamo una lista più precisa formata da 48 voci. A parte quei settori menzionati nelle 48 voci, in tutti gli altri comparti l’accesso del capitale straniero è libero. Non è più necessario ricevere l’approvazione da parte degli enti regolatori e dalle autorità locali prima di investire. Basta solamente registrarsi. Nelle 12 zone pilota del commercio libero l’elenco consta di sole 45 voci: ovvero lì la situazione è ancora più libera”.

Dunque, sta migliorando il clima di investimento nel settore produttivo e in particolare nelle automotive. Prima vigeva questa regola: le case automobilistiche straniere potevano operare in Cina solamente istituendo una Joint Venture con un partner locale a parità di quote. Oggi le autorità stanno prendendo le distanze da questa norma, afferma l’esperto.

“Abbiamo adottato molte misure nel settore produttivo e in quello dei servizi. Quanto al primo, per le automotive abbiamo eliminato le restrizioni sulla quota di capitale straniero al 50%. Al momento per i prossimi 2 anni è in corso un periodo di passaggio. Ovvero entro l’anno prossimo le società straniere possono ottenere un “pacchetto di controllo” degli investitori cinesi. Inoltre, quanto alle imprese che producono auto pulite, già ora le società straniere possono diventarne le proprietarie esclusive. Ad esempio la Tesla che ha investito 9 miliardi di dollari. Vi è poi il settore dei servizi che si sta aprendo sempre di più: innanzitutto il comparto finanziario, assicurativo, dei trust, della gestione di capitali, del leasing. Prima in Cina questo comparto era molto limitato, vi erano norme secondo le quali la quota di capitale straniero negli istituti bancari cinesi non poteva superare il 20%. Oggi invece questa soglia supera il 20%”.

A investire in Cina sono pronte molte società straniere. La Tesla ha aperto proprio in Cina il suo primo stabilimento all’estero. Microsoft ha creato il proprio centro studi dell’Asia proprio a Pechino. La società sudcoreana LG sta investendo circa 1 miliardo di dollari per ampliare due stabilimenti impegnati nella produzione di batterie per automobili in Cina. Inoltre, come riportano i media, sta crescendo molto velocemente sul mercato cinese la domanda delle prestazioni di giuristi, consulenti e altri esperti. I committenti principali di questi servizi sono le società che vogliono entrare su mercato cinese dei servizi. In futuro sarà questo il settore più promettente per gli investitori stranieri.

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“Oggi per il capitale straniero in Cina il settore più allettante è quello dei servizi. Infatti, si tratta di un comparto ancora acerbo, quindi dovremo garantirgli una maggiore apertura perché possa permearsi delle tecnologie di punta e delle scelte dirigenziali straniere, aumentare la competitività e la qualità dei servizi offerti. Altri settori interessanti sono quelli di Internet, delle telecomunicazioni a valore aggiunto, delle finanze, della cultura, della cura degli anziani. Aumenteremo la quota di capitale straniero in tutti questi settori”.

Al momento i servizi sono uno dei pochi settori in cui la Cina registra un disavanzo sulla bilancia dei pagamenti in particolare con gli Usa. Proprio per questo si ripongono grandi speranze su questo settore in quanto potrebbe generare una crescita della domanda interna. Il potenziale di mercato è enorme. Secondo quanto riportato dai media, la portata del settore dei servizi finanziari e bancari preso singolarmente si attesta a 44 trilioni di dollari. Agli investitori stranieri è rimasto poco tempo. Si prevede che la liberalizzazione di questo mercato in Cina si verificherà già nel 2021.

Tags:
Microsoft, Tesla, Relazioni USA-Cina, Investimenti esteri, Investimenti, Economia di mercato, Cina
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