23:23 17 Giugno 2019
Dollari

CNBC: niente mina al dominio del dollaro quanto la politica estera USA

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Economia
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Il dollaro sta perdendo il suo stato di principale valuta di riserva e la cosa più paradossale è che sono le stesse autorità americane a provocarlo, scrive l’esperto finanziario James McCormack, secondo il quale alla base dell’indebolimento del dollaro c’è la politica estera di Washington.

È possibile perdere anche un privilegio di entità colossale. Sussiste una serie di fattori che indicano che con il tempo il dollaro statunitense rischia di perdere il suo stato di leader tra le valute di riserva mondiali, scrive in un articolo per CNDC James McCormack, esperto dell’agenzia internazionale di valutazione del credito Fitch Ratings.

Secondo l’esperto le principali cause del dominio persistente del dollaro si spiega con “l’inerzia e l’assenza di un’alternativa reale”. Tuttavia né il primo, né il secondo motivo possono dare una speranza stabile alle autorità statunitensi in una prospettiva a lungo termine.

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov
© Sputnik . Vladimir Astapkovich

Le iniziative di Washington più evidenti nel minare al futuro della valuta americana sono le sanzioni economiche, che in un modo o nell’altro toccano più di 20 paesi e di fatto possono ostacolare lo svolgimento dei conti in dollari.

La stessa cosa riguarda la politica protezionistica delle autorità americane che porta interi flussi commerciali ad allontanarsi dagli Stati Uniti e può portare gli altri paesi a fare business senza utilizzare il dollaro, spiega l’economica.

La politica estera americana ha già allontanato dal dollaro Iran e Russia, ma non si ferma qui: anche la Cina e i paesi della zona euro promuovono attivamente le proprie monete come valute di riserva o di transazione.

Dal 2016 lo yuan cinese è tra le valute di riserva del Fondo monetario mondiale. In altre parole, lo yuan è accanto al dollaro, all’euro e alla sterlina inglese. Molti membri dell’Unione Europea, d’altra parte, cercano di rafforzare il ruolo dell’euro.

Francia, Germania e Regno Unito hanno creato uno strumento in supporto degli scambi commerciali (INSTEX) per aggirare le sanzioni americane contro l’Iran. Malgrado abbia un effetto più politico che economico, questa iniziativa mostra che anche gli alleati possono cercare un sostituto al dollaro se non potranno risolvere le contraddizioni politiche degli USA, sottolinea McCormack.

Deve ancora passare del tempo prima che lo yuan o l’euro possano diventare concorrenti seri per il dollaro e c’è la possibilità reale che questo non accadrà mai. Ma le autorità cinesi ed europee cercheranno attivamente le possibilità di accrescere il ruolo delle proprie valute, mentre l’atteggiamento degli Stati Uniti su questo fronte si può definire nel migliore dei casi “negligente”, dice l’esperto.

Anche se lentamente, il dollaro sta perdendo gradualmente la sua posizione di principale valuta di riserva. Secondo il Fondo monetario internazionale la sua quota nelle riserve in valuta si è ridotta dal 73% del 2001 al 62% del 2018. Allo stesso tempo molti paesi accrescono le proprie riserve d’oro, comprando il metallo prezioso in quantità mai viste prima.

Se la tendenza a passare dal dollaro alle altre valute e dalle valute all’oro si manterrà, il dollaro continuerà a perdere il proprio stato di principale valuta di riserva. Questo processo andrò avanti gradualmente, quindi non è il caso di aspettarsi “cambiamenti radicali”, considerando la fiducia di cui gode la valuta americana sul mercato mondiale.

“Per quanto sia paradossale, le forze più potenti che agiscono per ridurre il ruolo globale del dollaro sono le iniziative degli USA, finalizzate a punire gli altri paesi per aver violato la politica e le priorità americane. Il vero paradosso è che la successione delle azioni su questo versante alla fine tutte insieme hanno la capacità di esercitare un’influenza negativa sul dollaro e gli interessi degli Stati Uniti ne risultato danneggiati in misura notevolmente maggiore”, conclude James McCormack.

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Fondo Monetario Internazionale, Economia, politica estera, USA, dollaro
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