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20:31 20 Settembre 2019

Elon Musk identifica i nemici di Tesla: le compagnie petrolifere

© AFP 2019 / Brendan Smialowski
Economia
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Sullo sfondo della caduta senza precedenti delle azioni e dei debiti che gravano sulla società Tesla, Elon Musk ha avviato un'attività turbolenta: da un lato scrive lettere per esortare gli impiegati, con l'altra incolpa i nemici della sua attività rivoluzionaria ma non redditizia su Twitter.

Il fondatore e capo di Tesla, Elon Musk, ha annunciato su Twitter che la società sta subendo una campagna senza precedenti di oscuramento da parte dei lobbisti dell'industria dei combustibili fossili. L’affermazione sembra plausibile: in effetti, tali situazioni sono già accadute in passato. Ma ora l’uscita di Musk sembra un tentativo di mascherare i propri errori di calcolo.

"Oh sì, la campagna di paura, incertezza e dubbio, lanciata da chi scommette contro Tesla, ha raggiunto nuove vette", ha detto Elon Musk.

Poi ha spiegato: "L'attività di Tesla tocca interessi influenti. Le principali compagnie automobilistiche e petrolifere non sono note per un approccio troppo morbido. [La mia altra compagnia] SpaceX combatte con i principali appaltatori di ordini militari negli Stati Uniti e con i programmi spaziali dei governi nazionali. Questa non è una passeggiata nel parco".

L'osservatore di Electrek Fred Lambert non ha quasi dubbi che le lobby del petrolio partecipano a programmi di disinformazione riguardanti il ​​trasporto pulito, ma di recente Tesla ha avuto problemi piuttosto oggettivi. Il problema più evidente sono le enormi perdite del primo trimestre, la carenza di denaro e gli strani modi in cui Elon Musk sta cercando di coprire le perdite, invece di concentrarsi sul fare soldi vendendo auto elettriche.

Inoltre proprio con il modello Tesla più conveniente e di successo non tutto sta andando liscio, credono gli analisti. Electrek cita Brian Johnson, esperto di Barclays, che crede che la domanda per la Model 3 abbia raggiunto un “altopiano” e che la Tesla rimarrà una casa automobilistica di nicchia.

"Prevediamo che sempre più investitori saranno attratti  dagli indicatori fondamentali a breve termine della domanda, della redditività e del flusso di cassa di Tesla, che stanno diventando più vulnerabili", scrive Johnson.

È vero, parla degli Stati Uniti, dove la Model 3 è venduta da oltre un anno. E il potenziale oltreoceano non è ancora stato raggiunto. Nei prossimi mesi apparirà la domanda dell'auto in Cina e si potranno tirare le somme.

Venerdì, Tesla ha aperto i pre-ordini e ha annunciato i primi prezzi. La versione Standard+ costerà circa $47.500. Questo non è solo molto più economico delle Tesla importate, ma costerà anche $7.000 in meno rispetto agli Stati Uniti. Le consegne inizieranno entro sei mesi.

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Economia, Economia, auto elettrica, Automobile, Auto, Elon Musk, Tesla
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