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03:43 21 Agosto 2019

L’oro nero iraniano: una prelibatezza per il mercato mondiale del petrolio?

© REUTERS / Raheb Homavandi
Economia
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Per via delle sanzioni americane l’estrazione del petrolio in Iran può scendere al minimo storico dagli anni ’80, quando la produzione del petrolio nel paese aveva sofferto per via della guerra con l’Iraq, scrive l’Agenzia internazionale dell'energia (AIE) nel rapporto di maggio.

Secondo i dati dell’AIE l’estrazione del petrolio iraniano lo scorso aprile è diminuita di 130 mila bpd per raggiungere i 2,61 milioni bpd. Tuttavia il Dott. Manouchehr Takin, esperto indipendente residente a Londra e specializzato in sicurezza energetica, ex-segretario iraniano presso l’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio), in un’intervista a Sputnik ha affermato che non è possibile credere al 100% alle previsioni dell’AIE.

“Questo problema è insorto già ai tempi di Aḥmadinežād (presidente dell’Iran dal 2005 al 2013, ndr), quando gli USA avevano annunciato che avrebbero imposto delle sanzioni contro l’Iran e che qualsiasi paese che avrebbe acquistato petrolio iraniano sarebbe stata soggetta a multe”.

“Oggi gli USA dichiarano che con il proprio embargo hanno causato una diminuzione dell’estrazione del petrolio iraniano fino a 1,1 milioni bpd e allo stesso tempo altre strutture che esaminano l’attività delle petroliere tramite le riprese dei satelliti e altre fonti riportano un’altra cifra relativa all’estrazione del petrolio in Iran: 1,9 milioni bpd”, spiega il Dott. Takin.

“D’altra parte nessuno sa quanto seriamente gli acquirenti di petrolio iraniano percepiscano le minacce degli americani. Per esempio la Cina ha dichiarato che continuerà a comprare il petrolio dall’Iran. Analoga è la posizione del governo indiano. La Cina sta conducendo delle trattative con gli Stati Uniti e il conflitto tra questi due paesi si è aggravato conseguentemente alla guerra commerciale. Durante le trattative i due paesi potrebbero arrivare al punto che la Cina, per esempio, può rinunciare all’acquisto del petrolio iraniano e chiedere una riduzione delle tasse per esportare la propria soia negli USA. In tal modo l’esportazione del petrolio dall’Iran a breve potrebbe crollare. Il petrolio iraniano sta diventando una pedina sulla scacchiera d’affari dei grandi giocatori mondiali”, aggiunge l’esperto.

Inoltre il Dott. Takin fa notare che l’AIE avrebbe potuto presentare previsioni simili basandosi solo sulle dichiarazioni di Trump sull’acquisto del petrolio ed è convinto che malgrado le aspettative e il possibile crollo delle attività dell’Iran sul mercato del petrolio, il prezzo dell’oro nero non subirà un brusco aumento.

L’Arabia Saudita e gli USA potrebbero prendere “in ostaggio” la risorsa energetica strategica dell’Iran: “differentemente da quanto si aspetta l’Iran questa influenza (della riduzione dell’estrazione del petrolio in Iran, ndr) non sarà molto forte perché l’Arabia Saudita è in possesso della potenza industriale necessaria all’estrazione del petrolio e gli stessi Stati Uniti estraggono petrolio di scisto (shale oil). In seguito alla caduta del prezzo del petrolio iraniano i prezzi comunque subiranno un aumento, ma bisogna considerare che l’Arabia Saudita potrebbe aumentare la sua produttività da 1,5 a 2 milioni bpd. L’Arabia Saudita è in buoni rapporti con gli USA. Tuttavia non sappiamo come questo potrebbe influire sulle prossime decisioni del regno saudita, membro OPEC. Potrebbe decidere in collaborazione con l’OPEC di rinunciare all’aumento delle estrazioni di petrolio. O potrebbe aumentarne la produzione di nascosto, mentre ne dichiara una riduzione. Oppure può anche aumentare l’estrazione del petrolio in via ufficiale”.

Sputnik: Quali paesi sono potenzialmente in grado di sostituire il petrolio iraniano sul mercato mondiale?

Dott. Takin: “In primo luogo l’Arabia Saudita, che prima estraeva circa 11 milioni bpd ora produce meno di 10 milioni bpd e ha la possibilità di produrne 12. Questo ci fa intuire il ruolo fondamentale del Regno dell’Arabia Saudita nell’estrazione mondiale del petrolio. Dopo di loro i secondi per indice di estrazione di petrolio di scisto sono gli USA, che nel giro di un anno hanno amentato l’estrazione annuale di petrolio di 1 milione bpd. Per un aumento simile della produzione di petrolio estratto da giacimenti sotterranei o sotto il fondale marino ci avrebbero messo da 3 a 5 anni”.

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USA, Sanzioni Iran, Iran, estrazione petrolio, prezzi petrolio, Petrolio
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