04:49 25 Maggio 2019

È la fine: una bomba ad orologeria da 243 trilioni $ per l’economia mondiale

© AFP 2019 / Saul Loeb
Economia
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Il volume del debito mondiale si è attestato a 243 trilioni di dollari. È una cifra record che è tre volte maggiore del PIL mondiale, ovvero il costo di tutti i prodotti e servizi presenti sul pianeta. Gli esperti ammoniscono: quando questa bomba trilionaria esploderà, scoppierà anche una crisi peggiore di quella del 2008.

Da dove vengono tutti questi debiti?

Come si legge nella relazione pubblicata dall’Istituto di finanza internazionale, il debito mondiale l’anno scorso ha subito un aumento di 3,3 trilioni di dollari attestandosi a 243 trilioni. Di questi, 65 trilioni fanno capo ai debiti aggregati delle varie nazioni: cioè circa 1,5 volte in più dei livelli del 2009.

Il rapporto debito/PIL nei Paesi sviluppati è estremamente alto, il 390%. Questo parametro è cresciuto soprattutto in Giappone, Francia e Australia. Invece, nei Paesi in via di sviluppo l’aumento del debito è rallentato fino a raggiungere i suoi valori minimi a partire dal 2001.

Gli esperti sostengono che quest’enorme indebitamento incontrollato sia il risultato della politica irresponsabile delle banche centrali occidentali troppo legate all’emissione di denaro contante e alla concessione di prestiti.

I governi, le società e le persone fisiche richiedono dei prestiti per finanziare lo sviluppo economico. Se non vi è crescita, chiedono ancora più prestiti. “Questo è il comportamento tipico dei tossicodipendenti”, osserva l’esperto finanziario John Mauldin. “Le banche centrali mondiali creano i debiti senza preoccuparsi di cosa accadrà a questi nel futuro”.

Già alla fine dell’anno scorso gli economisti dell’FMI hanno indicato l’indebitamento globale come una minaccia importante all’economia mondiale. Christine Lagarde, direttrice dell’FMI, a tal proposito ha menzionato le decisioni politiche sbagliate seguite alla bancarotta di Lehman Brothers.

La maggior parte dei governi ha fatto fallire in pratica tutte le riforme necessarie per proteggere il sistema bancario: in primo luogo dalle operazioni rischiose e istintive degli operatori finanziari che scatenarono la potente reazione a catena del 2008. E sebbene gli enti regolatori siano riusciti a trarre qualche lezione dallo scorso decennio (come l’aumento delle riserve bancarie e il giro di vite alla vigilanza sul settore finanziario), le misure prese sono insufficienti.

Il debito critico degli USA

Gli USA sono una vera e propria macchina di produzione del debito. L’indebitamento complessivo del Paese (incluso quello del governo, delle autorità locali, del sistema finanziario, dell’imprenditoria e delle famiglie) dal 2000 è quasi triplicato e ad oggi supera i 73,6 trilioni di dollari. Solo nell’ultimo anno il governo, le banche e i privati hanno preso in prestito 2,9 trilioni di dollari, cifra record dal 2007. Il debito societario negli USA è vicino ai valori massimi toccati prima della crisi. Non sorprende che nel primo trimestre di quest’anno le società americane abbiano dovuto affrontare una riduzione dei rating di credito.

Preoccupazioni ancora maggiori sono suscitate dall’enorme debito statunitense in costante aumento. L’ennesimo record ad essere stato battuto è quello di 22 trilioni.

Con Donald Trump il processo di indebitamento non ha fatto che accelerare. E sebbene nel 2016 durante la campagna elettorale avesse promesso di risolvere il problema in 8 anni, il risultato è stato quello opposto. In 2 anni il governo ha preso in prestito cica 2 trilioni e nei 2 anni successivi, stando alle stime di Bloomberg, altri 4,4.

Al momento Trump è intenzionato a disfarsi del carico debitorio in eccesso “entro la fine del secondo mandato presidenziale”. Ma gli economisti sono convinti che la tendenza non potrà essere invertita perché la situazione in cui versa il bilancio non fa che peggiorare.

Nel 2018 il deficit del bilancio federale USA è aumentato del 17% attestandosi a 770 miliardi di dollari, cifra record dal 2012. Questo è il risultato della riforma fiscale attuata da Trump. A breve termine la situazione peggiorerà per via della riduzione del gettito fiscale e dell’aumento delle spese per la difesa. Non è escluso che il Paese perda parte della sua capacità di credito. Secondo le stime sulla gestione di bilancio del Congresso, quest’anno il deficit aumenterà del 15,1% attestandosi a 897 miliardi di dollari. Nel 2022 raggiungerà la soglia del trilione e non diminuirà più.

La bomba esploderà prima

Secondo le stime delle banche di investimento, entro il 2024 il debito americano raggiungerà il 140% del PIL. Il governo dovrà prendere in prestito altri trilioni di dollari per non far scoppiare la bolla finanziaria e per sostenere la crescita economica. Alla fine il debito strutturale creerà una situazione di cosiddetta path dependence e l’economia vivrà una seconda crisi.

Secondo gli esperti, per risolvere il problema gli USA hanno ancora circa 10 anni. Nel caso in cui non ce la facessero scoppierà una crisi su larga scala comparabile alla Grande depressione degli anni ’30.

Ma la catastrofe potrebbe verificarsi anche prima: ad un certo punto l’economia mondiale potrebbe non riuscire a gestire l’enorme debito. Come osservano gli esperti di Bloomberg, l’ennesima crisi creerebbe importanti sacche di povertà, porterebbe a un’estrema instabilità geopolitica, a disordini e a guerre.

Per quanto la crisi del 2008 sia stata terribile, la prossima lo sarà ancora di più per il semplice fatto che da allora il debito mondiale è aumentato di 70 trilioni. Ciò significa che sia i governi sia le banche centrali ora hanno meno forza e meno opportunità di stabilizzare l’economia in caso di crisi.

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