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01:52 12 Novembre 2019
Africa

Africa: la più grande area di libero scambio al mondo

CC0 / Pixabay / qimono
Economia
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A luglio in Africa sarà avviata un’area di libero scambio continentale nell’ambito dell’accordo AfCFTA. Si tratta di un mercato enorme di 1,2 miliardi di persone. La nuova area di scambio diventerà la più grande al mondo da quando 70 anni fa è stata creata l’OMC.

L’esperto dell’ONU ed economista Jean-Marie Biada ha spiegato in un’intervista rilasciata a Sputnik quali saranno le nuove regole che interesseranno l’economia africana.

— Dopo la ratifica dell’accordo da parte del Gambia è stato raggiunto il quorum: 22 Paesi per l’avvio della zona africana di libero scambio. È necessario che vi siano ulteriori presupposti?

— Per uno sviluppo efficace e armonico dell’accordo sulla ZLECAf, gli Stati membri, ai sensi dell’articolo 28 dell’accordo, devono attuare almeno 6 documenti. Questo processo, per quanto ne so, non si è ancora concluso. Si poteva presentare una lista di situazioni particolari, condizioni per l’ottenimento di incentivi fiscali considerata la clausola della nazione più favorita, servizi di trasporto aereo, un ordine del giorno temporaneo, una lista dei settori prioritari, un documento quadro sulla cooperazione nell’ambito della regolamentazione.

L’esperto dell’ONU ed economista Jean-Marie Biada
© Sputnik . Sputnik
L’esperto dell’ONU ed economista Jean-Marie Biada

È quello che fecero gli Stati Uniti d’America quando i primi 13 Stati crearono la federazione nel 1774. Mezzo secolo dopo il loro numero quadruplicò raggiungendo oggi i 50.

A mio avviso, quanto alla ZLECAf, la cosa più difficile è dare avvio al processo. Non dobbiamo aspettarci che le nazioni entrino nell’accordo tutte insieme o in maniera consequenziale (a brevi intervalli l’una dall’altra) né che vengano rispettate tutte le clausole dell’accordo o di quelli successivi.

— La ZLECAf rappresenta un mercato di 1,2 miliardi di persone con un PIL di 2,5 miliardi di dollari, tutti i 55 aderenti sono membri dell’Unione africana. Sarà la più grande area di libero scambio da quando è stata creata l’OMC. Quali opportunità rappresenta quest’area per il continente africano?

— La ZLECAf è un catalizzatore della Comunità economica africana istituita dal Trattato di Abuja nel 1991. Ai sensi di questo trattato multilaterale, tre sono gli obiettivi fondamentali: ridurre i prezzi di merci e servizi venduti nell’area di libero scambio, ottimizzare l’impiego di fattori di produzione (capitali, lavoro, terreni, materie prime, energia, infrastrutture) e aumentare l’occupazione nei settori di punta di ogni nazione.

Grazie alla ZLECAf le nazioni africane potranno creare un mercato unico e libero di merci e servizi garantendo una domanda solvibile di centinaia di milioni di clienti, acquirenti, utenti e consumatori. Il flusso di investimenti aumenterà grazie alla circolazione di capitali e tecnologie. Questo grazie alla libera circolazione di know-how. Il trattato, inoltre, permetterà di creare un’unione doganale a livello continentale, di sviluppare l’industria diversificando e sviluppando l’agricoltura e la sicurezza alimentare, creando reti di produzione e commercializzazione, e di accelerare l’integrazione regionale e continentale.

Per risolvere questi gravi problemi, per raggiungere gli obiettivi fissati dalla ZLECAf e per effettuare il successivo monitoraggio sono necessari ingenti fondi. L’Unione africana dovrà dare avvio a strumenti strategici di sviluppo che da tempo esistono su carta, ma non vengono impiegati. Si tratta, in particolare, del Fondo monetario africano (FMA) e della Banca centrale africana (BCA).

— In quali settori la ZLECAf potrebbe rendere possibile un’accelerazione del processo di industrializzazione africano?

— Per l’industrializzazione dell’Africa servono innovazione, studi scientifici di alta qualità e fondi. Per non parlare poi della volontà politica… Dato che il commercio è il “figlio maggiore” dell’industria, l’area di libero scambio le garantirà un mercato a concorrenza limitata. Lo sviluppo dell’industria si baserà sull’impiego condiviso dei risultati ottenuti dagli scienziati africani con i loro studi.

Inoltre, la ZLECAf riuscirà a creare condizioni favorevoli per l’industrializzazione dell’Africa sebbene a discapito di alcuni settori industriali locali. Gradualmente scompariranno restrizioni a livello fiscale, si assisterà a una liberalizzazione dello scambio di servizi, si svilupperà la collaborazione a livello di investimenti, di diritti sulla proprietà intellettuale, di strategia di concorrenza, di dogana, verranno attuate misure di semplificazione del commercio ed elaborato un meccanismo per la risoluzione di controversie all’interno dell’area.

Migranti da Libia arrivano a Lampedusa
© REUTERS / Antonio Parrinello

— Gli scettici ritengono che per via del basso grado di diversificazione economica delle nazioni africane l’avvio della ZLECAf sarà ritardato. Cosa ne pensa a riguardo?

— Il basso grado di diversificazione dell’economia delle nazioni africane è relativo. Infatti, le aree di libero scambio già esistenti nel mondo non si sono create tutte attorno a nazioni con un elevato grado di diversificazione economica. Del resto, in economia il modello Heckscher-Ohlin-Samuelson (HOS) afferma che ogni nazione sviluppa il settore produttivo in base alle proprie risorse fondamentali. Ciò significa che il basso grado di diversificazione economica delle nazioni africane potrebbe diventare un asso nella manica in quanto darà la possibilità di sviluppare determinati settori economici a livello continentale.

— Cosa potranno scambiare le nazioni africane?

— Nell’ambito del mercato unico africano la società marocchina Office chérifien des phosphates (OCP), leader mondiale nella produzione di fosfati, potrà offrire a un prezzo concorrenziale pesticidi, erbicidi e fungicidi agli agricoltori camerunensi, ad esempio. E nel caso in cui le barriere doganali non sparissero, perderebbero comunque la loro importanza. Nella zona del Sahel e del Sahara vivono persone che scavano magistralmente pozzi a mani nude. Sarebbe possibile applicare le loro abilità per scavare pozzi in tutto il continente e ad essi collegare motori avviabili dall’uomo. In tal modo, si porrebbe fine alle malattie causate dalla presenza di escrementi, dall’acqua non potabile o ancora dalla mancanza di acqua.

Altri esempi: dal Congo o dalla Repubblica centrafricana si trasferiranno in Camerun i cercatori d’oro. Grazie a loro il Camerun potrà decuplicare il volume di produzione dell’oro che ha subito un importante calo. Quanto ai lavori di indagine geologica, il Camerun potrà rivolgersi a esperti geologici congolesi i quali hanno un’esperienza trentennale di lavoro nelle miniere. Inoltre, è possibile attirare esperti dall’area meridionale del continente (Zambia, Zimbabwe, Tanzania, Repubblica sudafricana, Malawi). Si potrà coltivare in Camerun la vaniglia del Madagascar: il prezzo al chilo della vaniglia sui mercati mondiali supera quello di un sacco di caffè. Questo sarà un vantaggio per i consumatori africani. In Camerun, Gabon, Costa d’Avorio, Benin, Togo, Kenya ed Egitto si potrà impiegare la tecnologia di produzione del foie gras malgascio molto apprezzato in Europa.

— Non vi è però il rischio che le nazioni più deboli e quelle con un basso livello di investimenti non riescano a tenere il passo?

L'incontro tra i ministri degli Esteri italiano e russo, Enzo Moavero Milanesi e Sergei Lavrov
© Sputnik . Григорий Сысоев

— La ZLECAf non persegue l’obiettivo di spostare in testa alla classifica (per parametri economici, commerciali, industriali e di istruzione) le nazioni che vi si trovano in fondo. Nell’area di libero scambio la concorrenza non ostacolerà l’estinzione del debito di solidarietà nei confronti di un Paese che deve affrontare varie difficoltà. Gli Stati membri dell’Unione europea hanno estinto il loro debito di solidarietà nei confronti della Grecia quando questa si è trovata ad affrontare gravi problemi a livello macroeconomico che hanno portato a dolorose conseguenze sociali. Verso il 2018 la situazione macroeconomica della Grecia è migliorata sensibilmente e si è stabilizzata da un lato a vantaggio della popolazione locale e dall’altro per la felicità dei Paesi membri dell’UE. Nell’area africana di libero scambio non toglieranno la corona dalla testa di uno Stato per passarla ad un altro.

— Cos’altro potrebbe ostacolare la ZLECAf?

— L’egoismo nazionale di ogni singolo Stato spesso ha ostacolato lo sviluppo di una grande iniziativa panafricana. I capi di Stato e di governo non di rado presenziano personalmente ai vertici organizzati a livello mondiale. Si possono citare esempi di vertici organizzati da Giappone, India, Cina, USA, Francia, Brasile, Russia (ce ne sarà uno a breve)… Ma chi di loro partecipa personalmente ai vertici dell’Unione africana ad Addis-Abeba o altrove nel continente?

L’ostacolo principale è il fatto che in alcune aree dell’Africa i principi democratici non attecchiscano. Non si placano le guerre di frontiera fra determinate comunità economiche regionali dell’Africa e persino all’interno di queste stesse comunità. I progetti infrastrutturali vengono implementati molto lentamente.

Dall’altro lato, l’avvio, la gestione e la semplificazione delle procedure, nonché la conseguente valutazione dell’efficacia di una zona di libero scambio prediligono un sistema di controllo a quattro: una Conferenza, un Consiglio dei ministri, un Comitato di alti funzionari commerciali e un Segretariato. Si tratta di enti aggiuntivi ma non superflui per gestire i quali servono ingenti fondi. Purtroppo, considerata l’irregolarità dei pagamenti delle contribuzioni da parte degli Stati membri dell’Unione africana, l’aspetto finanziario continuerà a frenare la trasformazione dell’area di libero scambio in mercato unico africano. 

Tema:
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Scambio, libero scambio, Africa
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