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08:57 16 Settembre 2019
Oro

Oro della Russia imperiale trovato in Giappone?

© Sputnik . Alexander Liskin
Economia
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La sorte delle riserve auree dell’Impero russo dei tempi di Nicola II continua a interessare storici e giornalisti ancora oggi. Si ritiene che gran parte di esse sia stata depredata o portata all’estero.

In seguito alla ripresa delle relazioni russo-nipponiche sui media sono cominciati ad apparire articoli dedicati al cosiddetto “oro di Kolchak” che sarebbe stato inviato in Giappone. Sputnik ha cercato di appurare se questa storia sia veritiera o se invece sia mera speculazione.

Gli esperti che hanno studiato la storia della scomparsa dell’oro regale sostengono che ai tempi della rivoluzione una parte considerevole della riserva venne consegnata al Giappone in cambio della fornitura di armi per l’esercito del generale Aleksandr Kolchack. Durante la guerra civile russa (1917-1922) Kolchak passò alla storia come il capo del Movimento dei bianchi.

Sputnik ha contattato uno dei diretti partecipanti alle ricerche dell’“oro di Kolchack”, Mark Masarsky. Negli anni ’90 fu presidente della società Rossyskoe zoloto (Oro della Russia) che promuoveva visite in diversi archivi del mondo in cui cercare tracce del prezioso metallo scomparso.

Nicola II
© Sputnik . РИА Новости

— In che misura è veritiera a Suo avviso la storia dell’oro di Kolchak?

— Molto. Negli anni ’90 in Russia fu creato un consiglio internazionale di esperti con a capo Vladen Sirotkin, storico e professore presso l’Università statale di Mosca per le Relazioni internazionali (MGIMO). Io, Sirotkin e altri competenti colleghi abbiamo cercato prove di questa storia per 10 anni. Le nostre ricerche effettuate grazie all’aiuto della nota società americana Pinkerton si sono tenute presso gli archivi dell’Hoover Institution dell’Università di Stanford e negli archivi della Società delle nazioni dove sono conservate informazioni riguardanti i prestiti internazionali.

Dunque, cercavamo documenti in tutto il mondo. Ma il documento più importante fu trovato a Mosca negli archivi del Ministero degli Esteri. È un trattato finanziario russo-nipponico sottoscritto nell’ottobre del 1919. Nel documento le banche giapponesi si dicono pronte ad offrire a una banca russa un nuovo prestito di altri 30 milioni di yen. Stando al documento sembrerebbe che in passato vi fosse già stato un prestito della stessa importante somma. Riteniamo che quello fu il prestito concesso proprio al governo di Kolchak che in quel momento era Sommo governatore della Russia. Il suo esercito aveva estremo bisogno di armi. Per questo, a nostro avviso, Tokio per quella somma rifornì Kolchak di armi.

— Chi figura nel trattato rinvenuto negli archivi del Ministero?

— È un contratto stilato in due lingue (inglese e giapponese). Al suo interno troviamo la firma del signor Schyokin, rappresentante della banca di stato russa a Tokio, nonché la firma del signor Kayvara a nome di Yokohama Specie Bank Limited e la firma del signor Katayama a nome di The Bank of Choten.

— Perché si pensa che il general Kolchak non abbia ricevuto le armi dal Giappone?

— Al momento non ci sono prove per sostenerlo. Ma vi è un fatto storico: Kolchak non c’era più nel febbraio del 1920, fu fucilato dai bolscevichi. Il trattato russo-nipponico fu firmato nell’ottobre del 1919. Dunque, si può supporre che il Giappone non riuscì per questioni di tempistiche a portare le armi al generale. In Russia continuava la guerra civile tra vari gruppi politici e sociali, il potere non era solido. La questione dell’oro tornò alla ribalta solamente nel 1925 quando l’URSS (creata il 30/12/1922) e il Giappone firmarono un trattato per instaurare relazioni diplomatiche. Posso supporre che Tokio si aspettasse che il tema venisse trattato ma il nuovo governo non toccò la questione dell’oro di Kolchak.

— Quali tracce dell’oro russo sono state scoperte in Giappone?

— Al momento sappiamo che in Giappone vi è una copia del protocollo della seduta della direzione esecutiva di Yokohama Specie Bank (oggi The Bank of Tokio-Mitsubishi UFJ). Questa copia è la prova del fatto che il governo giapponese ha stimato l’oro a 50 milioni di yen nonostante il Giappone ancora non l’avesse ricevuto.

— Il professor Sirotkin non è più con noi. In teoria i documenti da lui raccolti su questa storia si trovano negli archivi del Ministero russo degli Esteri il quale purtroppo non ha dato risposta alla richiesta di averne delle copie. Quali documenti avete a vostra disposizione al momento?

— Al momento abbiamo una copia della prima e dell’ultima pagina del trattato finanziario russo-nipponico del 6 ottobre 1919, una ricevuta del colonnello giapponese Izo relativa alla ricezione di 22 contenitori d’oro consegnati dal generale Pavel Petrov (membro dell’esercito di Kolchak che ha consegnato i contenitori d’oro perché fossero conservati temporaneamente dal capo dell’amministrazione militare giapponese occupante la Tranbaykalia e la Manciuria, il colonnello giapponese Rokuro Izo) e la delega di Petrov ai suoi avvocati giapponesi. Inoltre, abbiamo anche una tabella delle entrate annuali in metalli preziosi alla Yokohama Specie Bank.

— Ma perché Kolchak ha inviato l’oro proprio in Giappone e non in Francia o in Gran Bretagna? Dopotutto proprio questi Paesi prima della rivoluzione erano alleati politico-militari della Russia.

— Dal 1917 al 1922 in Russia già vi era la guerra civile durante la quale la maggior parte dei percorsi per la fornitura di merci all’estero era chiusa. Inoltre, una quota considerevole di divisioni della Guardia bianca erano dislocate allora in Siberia e nell’Estremo oriente russo. Lo stesso generale Kolchak tra il 1918 e il 1919 si trovava a Omsk come Governatore supremo della Russia. Grazie a tali poteri riuscì a spedire in Giappone l’oro russo come deposito in cambio della fornitura di armi. Probabilmente per inviare il metallo prezioso da lì la maniera più semplice era in treno sulla Transiberiana fino a Vladivostok e da lì via mare fino in Giappone.

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I detective di questo giallo investigativo sostengono che in tutto vi erano solo 4 vagoni pieni d’oro dei quali ne arrivarono solo 3 a destinazione. Uno di essi lungo il tragitto fu depredato dall’ataman Semyonov (membro del Movimento dei bianchi in Transbaykalia e nell’Estremo oriente russo, luogotenente generale dell’Esercito dei bianchi).

— Non vi sono dubbi sul fatto che Lei e il professor Sirotkin a suo tempo abbiate rivelato dei vostri rinvenimenti qualche dirigente statale.

— Chiaramente abbiamo riferito tutto al Ministero russo degli Esteri, allora guidato da Andrey Kozyryov. In seguito su richiesta dell’allora presidente russo Boris Eltsin venne preparato un memorandum per la parte giapponese volto a chiarire la sorte dell’oro di Kolchak. Probabilmente quello non fu il momento migliore. Per quanto ne so Kozyryov pensava che questa storia non contribuisse al miglioramento delle relazioni tra Mosca e Tokio.

— Lei ha detto che per investigare sulla sorte dell’oro di Kolchak avete coinvolto l’arcinota società Pinkerton. Proprio questa ha stabilito che la Russia possiede enormi riserve auree, immobiliari e in titoli che durante l’irrequieto XX secolo rimasero all’estero. Lei crede che sia ancora possibile far rientrare qualcosa? Vi sono precedenti simili?

Quanto al Giappone penso che sia pronto a soddisfare le condizioni di qualsiasi contratto, ma nel 1920 Kolchak fu ucciso. Forse i giapponesi pensarono che in virtù della morte del committente verso di loro non potessero essere più avanzate pretese finanziarie. Talvolta nella storia le pretese reciproche vengono risolte con prestiti e investimenti. Ad esempio, a suo tempo l’Indonesia rinunciò ad esigere che il Giappone le risarcisse i dati causati durante l’occupazione in cambio di enormi investimenti.

Quest’alternativa non è da escludersi anche nel caso delle relazioni russo-nipponiche se la questione dell’oro perduto verrà di nuovo sollevata a livello diplomatico.

Tags:
oro, Nicolai II, Russia, Giappone
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