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06:22 21 Luglio 2019

Scontro Grennell-Huawei in Germania

© Sputnik . Kirill Kallinikov
Economia
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Riuscirà la multinazionale Huawei a contribuire allo sviluppo della rete mobile 5G in Germania? Se sì, secondo l’ambasciatore statunitense in Germania, Richard Grennell, verrà minata la collaborazione tra i servizi segreti tedeschi e quelli americani. Il portavoce della società Patrick Berger ha risposto alle accuse mosse dagli USA nell’intervista che segue.

— Signor Berger, Huawei contribuirà a sviluppare la rete 5G in Germania?

— Noi ci speriamo tanto. La discussione riguardo a noi dura ormai da molto. Ma adesso sembra che il governo stia lavorando a taluni criteri di sicurezza, cosa a cui plaudiamo. Ci riteniamo uno sviluppatore di tecnologie estremamente serio che non ha problemi a rispettare i criteri di sicurezza. Al momento stiamo effettuando seri test e controlli, ma comunque abbiamo già partecipato in passato allo sviluppo delle tecnologie 4G, 3G e 2G e non abbiamo mai avuto problemi di sicurezza. Forti di questo, siamo ottimisti e sicuri che potremo conformarci a tutti i criteri di sicurezza e contribuire allo sviluppo di nuove reti mobili.

— Ma secondo l’ambasciatore statunitense in Germania Richard Grennell non è così. In una lettera che Grennell ha indirizzato al ministro tedesco dell’Economia Peter Altmaier si ammonisce che in caso di partecipazione di Huawei al progetto gli USA metteranno in dubbio la collaborazione con la Germania in materia di intelligence. Che ne pensate di questa lettera?

— È una minaccia concreta e i rappresentanti dei due Paesi devono discuterne. I vari alti funzionari del governo tedesco e, in particolare, la cancelliera si sono già espressi a tal proposito. Anche l’ex cancelliere Schröder lo ha fatto. Si sono pronunciati in maniera piuttosto chiara e ferma. Dunque, noi non ci troviamo in condizione di dire altro in proposito.

Possiamo solo dire che il governo statunitense già da tempo ha avviato questa campagna contro di noi. Uno sguardo attento avrà notato che queste accuse hanno ormai già quasi dieci anni. Tuttavia, gli USA non hanno presentato nemmeno una volta delle prove perché non c’è niente da usare contro di noi. Dunque, possiamo solamente chiederci perché si accaniscano così tanto proprio contro la nostra società.

Non pensiamo che si tratti davvero di sicurezza, piuttosto crediamo che siano coinvolti circoli di industriali, questioni di geopolitica e gli interessi del governo e dei servizi segreti americani. Dopotutto, in seguito all’operato di Edward Snowden siamo venuti a sapere che i servizi segreti americani sono parecchio attivi in questo settore. La Huawei ha sempre detto di non aver scheletri nell’armadio. Non trasmettiamo informazioni né al governo cinese né a quello americano né a qualsiasi altro governo al mondo. Noi ci impegniamo a far sì che le nostre tecnologie siano il più possibile sicure in modo che i dati dei nostri utenti siano protetti. Forse è proprio questo che non piace agli americani. Più Huawei è coinvolta nella creazione della rete, meno margine d’azione rimane ai servizi segreti americani. Questa è solo una supposizione, ma sembra piuttosto plausibile.

— Ma dopotutto è ancora in vigora quella legge cinese che obbliga le società a collaborare con il governo di Pechino in caso di questioni di sicurezza nazionale. Cosa intendete fare in proposito?

— Verissimo, quella legge esiste. Solo che c’è un malinteso: le società come la nostra non vengono costrette a installare nei propri dispositivi sistemi per rubare informazioni, tantomeno se si tratta di dispositivi che saranno utilizzati al di fuori della Cina. Per capire e interpretare le leggi, bisogna studiare con attenzione. Ed è proprio quello che abbiamo fatto. Abbiamo ricevuto diversi pareri legati e tutti sono concordi. Inoltre, il governo cinese non ci ha mai richiesto di partecipare alla ricerca illecita di informazioni all’estero. In ogni caso abbiamo sempre detto che non ci occuperemmo mai di cose simili. E per legge non siamo tenuti a farlo perché per collaborare con il governo devono essere soddisfatte determinate condizioni. E il caso particolare in cui la società potrebbe essere costretta a compiere gravi infrazioni all’estero è del tutto escluso.

Comunque la filiale tedesca di Huawei è una società tedesca partner degli operatori di rete tedeschi. Dunque, siamo una società per la quale non vige quella legge cinese. La quale, però, ha effetto sulle filiali cinesi delle multinazionali tedesche. In determinate condizioni queste potrebbero essere tenute a collaborare con i servizi segreti cinesi. Anche in altri Paesi esistono leggi simili. Ma non è possibile capire la legge se da essa si estraggono singole frasi e le si interpretano come si vuole.

Nella maniera più assoluta è escluso che il governo cinese ci richieda di inserire nei nostri dispositivi un sistema con cui spiare gli utenti della Germania o di altri Paesi. Il governo cinese ne ha parlato più volte, ma l’unico Paese che sembra non voler capire come stanno le cose sono gli USA.

— Dunque ribadiamo questo: non vi sono prove che la Huawei effettui operazioni di spionaggio per la Cina? Gli USA sostengono il contrario e sembra che abbiano delle prove.

— Non penso che le abbiano davvero perché ad oggi non le hanno ancora mostrate da nessuna parte. Noi diciamo ogni volta che, se hanno qualcosa per cui accusarci, sono liberi di presentare le prove. I media scrivono continuamente che gli europei chiedono prove al governo americano, ma questo non le presenta mai. Penso che queste prove non ci siano proprio. Le rivelazioni di Snowden hanno dimostrato che la National Security Agency degli USA controllava la nostra società, la corrispondenza dei nostri dirigenti, verificava anche i nostri prodotti senza però trovare mai niente.

— Il governo tedesco per l’ennesima volta ha dato un giro di vite ai requisiti di sicurezza per Huawei. Cosa ne pensa di questo provvedimento?

— Secondo noi, la discussione avviata dagli USA a proposito della sicurezza è insensata perché non si fonda su nessuna base solida. Ma siamo i primi a riconoscere l’importanza del tema della sicurezza informatica. Siamo consci del fatto che il nostro mondo sia un groviglio di reti e questo rende il nostro lavoro più difficile. A svolgere un ruolo sempre più importante sono l’economia e l’industria. Per questo, è giusto che si riservi sempre maggiore attenzione alla sicurezza. Noi lo diciamo ormai da molti anni.

I nostri concorrenti, ad esempio, producono solo in Cina e usano componenti cinesi. Noi invece utilizziamo anche componenti americani ed europei. Dunque, bisogna comprendere che dobbiamo affrontare seri rischi in particolare quanto alla filiera globale di forniture e prezzatura. Ovunque nel mondo ci si occupa di creare e produrre questi dispositivi. Dunque, la sicurezza di una determinata tecnologia non dipende dalla sua origine, ma da altri fattori.

È necessario indicare precisi criteri di sicurezza e visualizzare i codici sorgente. Questo noi lo facciamo e ci permette di essere molto trasparenti. Abbiamo aperto un laboratorio a Bonn, dove funzionari del ministero tedesco per la sicurezza informatica potevano leggere i codici sorgente dei nostri prodotti e testarli. Solo studiando le tecnologie in maniera concreta è possibile garantire maggiore sicurezza.

Per noi è importante che queste rigide norme valgano per tutti perché le minacce possono provenire da qualunque parte. Qualunque società che si occupa di tecnologia può avere problemi di sicurezza, ma maggiori sono i controlli, più probabile è che questi problemi vengano rilevati in tempo e risolti. E proprio questo dovrebbe essere il nostro obiettivo. Ed è assolutamente giusto seguire tutti questa strada, elaborare precisi criteri, sviluppare una collaborazione con la politica, concordare su requisiti comuni e rispettarli.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
tecnologie, Huawei, USA, Cina, Germania
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