Widgets Magazine
18:50 17 Agosto 2019
Bandiere Cina USA

E guerra sia! I negoziati tra Cina e USA sono destinati a fallire

© AP Photo / Andy Wong
Economia
URL abbreviato
4173

Nonostante la guerra commerciale avviata dall’amministrazione Trump contro Pechino, le esportazioni di prodotti cinesi in Cina sono aumentate dell’11,3%.

In generale, il fatturato esterno della Cina nel 2018 ha registrato risultati da record, superando i 4,6 trilioni di dollari. Sputnik vi spiega cosa potrebbe impedire alla Cina di ripetere questo successo nel 2019.

Attacco gas

Base militare russa nel circolo polare artico Arctic Trilistnik
© Sputnik . Ministry of defence of the Russian Federation

Anche le importazioni di prodotti americani in Cina sono aumentate, ma solo dello 0,7%. La ragione principale di questo squilibrio è la diminuzione delle forniture di risorse energetiche americane. I combustibili sono l'unico prodotto su cui Washington ha un margine di profitto nel commercio con Pechino e che influisce pesantemente sull'equilibrio finale. Tuttavia, in autunno le società cinesi hanno interrotto le forniture di petrolio e di GNL americano.

La domanda cinese di petrolio statunitense è stata indebolita non solo dalla guerra commerciale, ma anche dalle elevate spese di trasporto che hanno reso le forniture transoceaniche poco concorrenziali.

"Le società cinesi non hanno motivo di comprare l'oro nero americano quando sono più accessibili quelli iraniano o russo", ha osservato un analista della società di consulenza SIA Energy. "Tuttavia, la pressione a livello commerciale non è d'aiuto. Per via delle continue minacce di aumentare i dazi, i direttori delle società petrolifere nazionali sono indecisi se comprare o meno il greggio negli USA e attendono indicazioni dalle autorità".

Stando ai dati dell'Ufficio doganale cinese, le società petrolifere del Paese hanno smesso totalmente di comprare petrolio americano a ottobre, sebbene il volume totale delle importazioni quel mese sia salito alla cifra record di 40,8 milioni di tonnellate (cioè 9,61 milioni di barili al giorno). I fornitori principali di oro nero sono diventati la Russia, l'Iran e l'Arabia Saudita.

Con il GNL è successa più o meno la stessa cosa. Nel 2017 la Cina ha comprato dagli USA circa 3,6 milioni di tonnellate di gas liquefatto, al secondo posto tra l'Australia (al primo con 4,8 milioni di tonnellate) e il Qatar (al terzo con 2,7).

Tuttavia, l'anno scorso le esportazioni di GNL americano in Cina sono costantemente diminuite e a ottobre si sono interrotte del tutto. Ciononostante, in generale, la Cina ha incrementato le importazioni di gas di circa un terzo: da 94,6 miliardi di m3 nel 2017 a 124,75 miliardi.

Al posto dell'America sul mercato cinese del gas vi sono Russia, Australia e Qatar.

Senza trattative

Stando alle dichiarazioni di Li Kuiwen, rappresentante ufficiale della Direzione doganale cinese, la Cina nel 2018 "ha affrontato in maniera efficiente i cambiamenti generati dall'esterno". Tuttavia, il funzionario ha ammonito sul fatto che il 2019 molto probabilmente vedrà un rallentamento dei ritmi di crescita del fatturato.

La ragione principale dell'inevitabile contrazione del commercio estero in Cina è il rafforzamento del protezionismo. In altre parole, Pechino non si fa illusioni riguardo a un possibile esito positivo dei negoziati con gli USA e si prepara a riprendere la fase di scontri.

Va ricordato che il primo dicembre il presidente statunitense Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping hanno convenuto sull'interruzione della guerra commerciale per 90 giorni. Entro il primo marzo Washington e Pechino devono concludere un nuovo accordo, altrimenti la Casa Bianca imporrà dazi su tutti i prodotti cinesi.

Il primo turno di consultazioni sino-americane si è tenuto la settimana scorsa a Washington, ma non ha avuto esito positivo. Le parti hanno comunque affermato di aver raggiunto "grandi progressi" e di essersi accordati per ulteriori discussioni che si terranno il 30 e il 31 gennaio a Washington. I negoziatori hanno dovuto affrontare importanti ostacoli.

In primo luogo, lo shutdown che ha congelato le attività del governo americano per via delle crisi di bilancio. Poiché la maggior parte dei funzionari presso il Ministero del Commercio statunitense è andata in ferie non pagate, non c'è quasi nessuno che possa preparare i negoziati con i cinesi. Come se non bastasse, lo shutdown potrebbe tranquillamente venire esteso fino a febbraio. Gli analisti più pessimisti sostengono che Trump e il Congresso non riusciranno a trovare un accordo sul nuovo bilancio entro la primavera.

In tal caso non vi sarà alcun negoziato e la guerra commerciale riprenderà a partire dal primo marzo per tacito assenso.

Lotta per l'Internet del futuro

Il secondo ostacolo è il caso Huawei. Il 6 febbraio la Corte canadese ha emesso un ordine di estradizione negli USA della direttrice finanziaria di Huawei, Meng Wanzhou, arrestata il primo dicembre a Vancouver su richiesta delle autorità americane. Sia Washington sia Pechino fingono che l'arresto di Wanzhou non abbia a che fare con le controversie commerciali. Tuttavia, i media di entrambi i Paesi collegano questo caso direttamente alla sfida per la tecnologia più avanzata che la Cina ha lanciato agli USA.

Il fatto è che Huawei è il leader mondiale nella creazione di reti Internet di quinta generazione (5G). Secondo le stime degli esperti, la società detiene più del 10% di tutti i brevetti legati alla nuova tecnologia: dalla trasmissione di dati alla sicurezza delle reti mobili.

Secondo le ricerche di IHS Markit, già entro il 2022 il fatturato del mercato 5G raggiungerà gli 11 miliardi di dollari e la maggior parte di questi soldi andrà a chi riuscirà a diffondere di più questa tecnologia.

Gli americani non vogliono assolutamente che a prendere le redini della situazione sia Huawei la quale promette di commercializzare interamente le reti 5G entro il 2020. Proprio per questo Washington ha avviato contro la società cinese una guerra tacita: dalle accuse di spionaggio all'arresto di un suo top manager.

Non è, dunque, a caso che il nuovo turno di negoziati sino-americani si tenga una settimana prima che la Corte canadese emetta la sentenza sul caso Meng Wanzhou: questo permetterà agli imprenditori di entrambi i Paesi di lasciare il problema in secondo piano. Ma se a causa dello shutdown le tempistiche del nuovo incontro tra gli imprenditori statunitensi e cinesi si spostassero, i negoziatori dovranno per forza prendere in considerazione anche il caso Huawei. Questo ridurrà sensibilmente le possibilità di risolvere le controversie.

Prendete i vostri soldi

I progetti cinesi di sviluppo di tecnologie avanzate ad oggi appaiono il maggiore ostacolo alla conclusione della guerra commerciale tra Pechino e Washington. Ad agosto Donald Trump ha imposto al Comitato sugli investimenti esteri negli USA (il CFIUS, che unisce membri dei Ministeri delle Finanze, della Sicurezza interna, della Difesa, del Dipartimento di Stato e di altre 5 istituzioni) di monitorare i tentativi degli stranieri di acquistare pacchetti di azioni nelle startup americane e di bloccare questi affari nel caso in cui rappresentino una fuoriuscita di know-howverso l'estero.

Questo provvedimento, chiaramente, è rivolto innanzitutto contro gli investitori cinesi che fino a poco tempo fa investivano miliardi di dollari nelle società americane specializzate in tecnologia.

A novembre il CFIUS ha presentato un progetto secondo il quale gli investitori stranieri devono ottenere il permesso del Comitato per effettuare qualsivoglia investimento in startup legate a "tecnologie essenziali", incluse l'intelligenza artificiale, l'ingegneria robotica e l'analisi dei dati.

In seguito a questo, stando ai dati della società  Rhodium Group, la Cina ha ridotto i propri investimenti in startup tecnologiche americane. "Gli affari con partecipazioni di società, acquirenti e investitori cinesi si sono praticamente interrotti", ha dichiarato l'avvocato Nell O'Donnell che ha rappresentato le società tecnologiche americane in affari con acquirenti stranieri. "Gli investitori cinesi hanno rifiutato i nuovi affari e hanno interrotto i loro rapporti con le startup americane".

A dicembre la Cina ha risposto specularmente all'America pubblicando una lista nera di settori il cui accesso è limitato o vietato agli investitori stranieri. Sono 147 questi settori economici: dall'estrazione di combustibili all'agricoltura o all'industria manifatturiera.

Chiaramente, risolvere tutte queste controversie in 3 o 4 turni di negoziati è quasi impossibile. Per questo, una nuova fase della guerra commerciale tra Cina e Russia e il conseguente aumento dei dazi sono inevitabili.

Tags:
Relazioni USA-Cina, GNL, USA, Cina
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik