01:15 25 Marzo 2019
Bitcoin e altri soldi

Criptovalute: dall’entusiasmo speculativo a strumento di controllo finanziario

CC BY-SA 2.0 / Zach Copley / The money is better on the top layers...
Economia
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La capitalizzazione del mercato delle criptovalute, in particolare di quella più famosa, il bitcoin, nel 2018 si è ridotta di circa 5 volte. Gli investitori sono delusi della decentralizzazione del denaro digitale.

I vari Paesi pensano sempre più a come impiegare la blockchain per digitalizzare le valute nazionali e per sfruttare meccanismi inediti di controllo del sistema finanziario.

Quando il creatore (o il gruppo di creatori) del bitcoin sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto scrisse il suo "libro bianco", non avrebbe mai immaginato che la sua creazione sarebbe diventata più cara dell'oro. Inizialmente a comprare e scambiarsi bitcoin erano più che altro programmatori con la passione per la crittografia. Il bitcoin era più un divertimento che una valuta o un bene di gran valore.

In realtà, l'idea di una valuta decentralizzata, l'emissione e la gestione della quale si basano sulla tecnologia blockchain, con il tempo è stata apprezzata da molti speculatori finanziari. Infatti, non vi è un ente regolatore unico e ciò significa che l'offerta della valuta e del suo tasso di cambio dipendono esclusivamente dal comportamento del mercato che può essere lievemente influenzato se necessario. Proprio per questo il tasso di cambio del bitcoin, come di molte altre criptovalute, in un solo anno è aumentato di venti volte. Mentre alla fine del 2016 il corso del bitcoin era circa di 1000 dollari, a dicembre del 2017 proprio prima dell'emissione dei primi futures sul bitcoin al mondo la gente era pronta a pagare anche 20.000 dollari.

Dunque, si è sviluppato il settore dei miner, cioè coloro che gestiscono il bitcoin e altre valute. In pratica, a detenere il monopolio del mercato è la Cina probabilmente per la sua capacità di produrre apparecchiature per il mining ed energia elettrica a basso costo, indispensabile per l'estrazione e la gestione delle criptovalute. La Cina detiene più del 70% dell'estrazione mondiale di bitcoin. Inoltre, il Paese è il produttore delle apparecchiature più avanzate di mining: i circuiti di mining ASIC della società Bitmain occupano i tre quarti del mercato mondiale.

Tuttavia, una volta che il settore ha raggiunto dimensioni impressionanti, le autorità cinesi hanno cominciato a preoccuparsi. In primo luogo, hanno capito che il prezzo delle criptovalute è un elemento piuttosto variabile in base al comportamento speculativo. Infatti, il mercato del mining, che è fiorito in Cina, ha accumulato centinaia di milioni di dollari che potevano essere facilmente persi in caso di volatilità. Per non parlare poi del fatto che a investire in criptovalute avevano cominciato non solo gli speculatori, ma anche i comuni cittadini. I media cinesi riportano diverse storie di persone che hanno venduto la propria casa o hanno messo mano ai fondi per l'università dei figli per investire nel bitcoin. Vi sono state addirittura signore anziane che hanno tentato di convertire i loro modesti fondi pensionistici in criptovalute. Questo, alla fine, ha portato a gravi attriti sociali. E allora la Cina ha introdotto il divieto di circolazione di criptovalute nel Paese, in particolare sulle numerose borse di criptovaute e sulle ICO (Initial Coin Offering).

A gennaio di quest'anno il Gruppo direttivo per la gestione dei rischi delle attività finanziarie in rete della Banca Centrale cinese ha emesso un'ordinanza anche per i miner che li ha obbligati a interrompere gradualmente la propria attività, spiega a Sputnik Zhang Ning, esperto dell'Istituto di studi finanziari strategici presso la Chinese Academy of Social Sciences.

"Le autorità cinesi adotteranno misure piuttosto rigide. In primo luogo, per garantire il normale approvvigionamento energetico per i civili e l'industria, è necessario limitare il consumo di elettricità da parte dei miner. In secondo luogo, le criptovalute, in particolare i bitcoin, minacciano il monopolio statale dell'emissione di denaro. Inoltre, le autorità statali negli ultimi 2-3 anni stanno conducendo una politica di controllo sul flusso di capitale per mantenere la stabilità del cambio dello yuan. Ma la criptovaluta rende vani gli sforzi degli enti regolatori: con il suo aiuto è possibile esportare capitale dal Paese, anche denaro sporco. Questo è diventato, dunque, un canale utile per aggirare il controllo finanziario".

Nel 2018 il corso del bitcoin e di altre criptovalute ha cominciato a scendere. Gli analisti più volte hanno collegato questo fenomeno ai divieti imposti dalle autorità cinesi. Come a dire, quando chi occupa i due terzi del mercato ne viene tagliato fuori, questo influenza l'intero settore. Chiaramente, le misure restrittive hanno fatto la loro parte, ma è possibile aggirarle. Le borse di criptovalute hanno cominciato a spostarsi in massa verso altre giurisdizioni: Giappone, Singapore, Corea del Sud e Hong Kong. Quei partecipanti al mercato delle criptovalute che non sono riusciti a registrarsi in tempo nelle nuove borse hanno effettuato transazioni p2p tramite popolari sistemi di messaggistica. Infine, i miner hanno trovato nuove località con energia elettrica a basso costo e un clima freddo, adatto al continuo raffreddamento delle potenti apparecchiature: ad esempio, la Russia (regione del Bajkal, Siberia) o Canada.

Gli investitori si sono preoccupati in particolare per le frequenti anomalie riscontrate sulle borse di criptovalute. O erano colpite dagli attacchi degli hacker e i dati delle parti interessate finivano a terzi o venivano manomessi i portafogli di criptovalute. Infine, l'interruzione stessa dell'attività delle borse ha causato perdite non indifferenti. Il caso più eclatante si è verificato l'autunno scorso presso la borsa cinese OKEx in cui si negoziavano futures sui bitcoin. Durante la brusca riduzione dei prezzi del bitcoin la borsa improvvisamente si è come bloccata: gli investitori non erano n grado di portare a termine alcuna operazione. Tuttavia, mentre il corso della valuta diminuiva scattavano le richieste di integrazione (margin call). In questo modo le posizioni degli investitori venivano chiuse in modo coatto e questi non avevano alcuna possibilità di modificare tale processo. Un gran numero di persone ha perso i propri risparmi. Per poco gli investitori infuriati non hanno preso d'assalto la sede della società e Xu Xing, fondatore di OKEx, è stato persino costretto a trovare riparo presso una centrale di polizia.

Infine, non infonde ottimismo negli investitori la mancanza di consenso all'interno della comunità di miner e sviluppatori. Fork, o scismi, del bitcoin si sono già verificati più volte. Si è verificata una scissione dal bitcoin principale, cioè il bitcoin cash. Poi anche questo ha subito uno scisma. Non è possibile affermare che qualcuno di questi fattori abbia influenzato in maniera decisiva il corso del bitcoin. Più probabilmente, è stato un insieme di fattori ad aver fatto crollare il mercato delle criptovalute.

Ad ogni modo, il 2019 per il bitcoin è in perdita di cinque volte rispetto al valore analogo dell'anno precedente. L'entusiasmo iniziale è scomparso e ora rimangono solo investitori professionisti. I vari Paesi, dunque, pensano sempre più a come impiegare la blockchain per digitalizzare le valute nazionali e per sfruttare meccanismi inediti di controllo del sistema finanziario. Il Venezuela ha tentato di risollevare l'economia con la criptovaluta nazionale El Petro sostenuta dai proventi petroliferi. Il 21 marzo in Venezuela è stata avviata l'ICO. Inizialmente si pensava che il valore di El Petro sarebbe stato pari a un barile di greggio venezuelano. Le autorità contavano sul fatto che la criptovaluta avrebbe stabilizzato il bolivar. Cominciarono persino a nominalizzare pensioni e sussidi per i cittadini in criptovaluta e proposero ad altri Paesi di pagare il petrolio in El Petro. Ma di recente è risultato che a definire il prezzo della criptovaluta è il presidente Nicolas Maduro. In un anno il prezzo di El Petro è cresciuto di alcune volte. Per questo il bolivar si è svalutato ancor di più e non si può ancora parlare di una stabilizzazione economica.

Anche la Cina ha in previsione di lanciare una propria criptovaluta nazionale. Fan Yifei, vicedirettore della Banca Centrale cinese, ha affermato che inizialmente lo yuan digitale sostituirà solamente l'aggregato monetario M0, cioè i soldi contanti in circolazione. L'utilizzo della criptovaluta negli investimenti sarà vietato. L'introduzione della valuta digitale e del bitcoin permetterà alle autorità cinesi di ridurre in maniera considerevole la portata dell'economia sommersa. Dalle dichiarazioni di Fan Yifei si evince che le transazioni non devono essere anonime. In tal modo, il criptoyuan aumenterà la trasparenza delle transazioni (non sarà possibile falsificare i conti). In secondo luogo, le spese di gestione del sistema di valuta digitale sono molto più basse per un ente regolatore rispetto al costo di emissione di banconote. In terzo luogo, con l'aiuto delle criptovalute si possono effettuare molto più velocemente e a un costo inferiore i bonifici verso l'estero.

Per ora questi sono solo progetti per il futuro. Tuttavia, già ora è possibile osservare una tendenza paradossale. La criptovaluta che funziona sulla base della blockchain è stata ideata da esponenti del libertarianesimo in risposta alla crisi del 2008 i cui responsabili sarebbero, secondo loro, le banche centrali dei maggiori Stati e le più grande società finanziarie mondiali. L'idea è stata semplice: inventare del denaro di cui nessuno potesse avere il monopolio e che potesse essere regolato solamente dal libero mercato. Ora la prassi sembra dimostrare che senza un ente regolatore regni spesso il caos. La cosa ancor più sorprendente è che la blockchain libertariana è un ottimo strumento per esercitare un controllo finanziario totale. 

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