19:28 13 Dicembre 2018
Petrobras sede

A chi conviene la privatizzazione del settore oil&gas del Brasile?

Tânia Rêgo/Agência Brasil
Economia
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Questa settimana il neoeletto presidente del Brasile Jair Bolsonaro, ha svelato il nome del futuro presidente di Petrobras, la più grande azienda di idrocarburi nazionale del brasile senza dare troppe spiegazioni sul futuro del settore oil&gas brasiliano.

Sputnik Brazil ha parlato con degli esperti per scoprire quali conseguenze comporterà la nomina dell'economista, che più volte si è detto a favore della privatizzazione della compagnia.

Il futuro capo di Petrobras, ha conseguito un dottorato di ricerca all'Università di Chicago, ha ricoperto posizioni di rilievo presso la Banca centrale e la società mineraria Vale, è stato membro del consiglio di amministrazione di Petrobras e ha lavorato a progetti di ricerca nel settore petrolifero e del gas.

Nel mese di giugno, Robert Castello Branco, commentando lo sciopero di maggio di camionisti brasiliani, ha detto che "questo è un altro motivo per la privatizzazione di Petrobras", aggiungendo che il paese "ha bisogno di un sacco di aziende private concorrenti sui mercati del carburante."

Professore presso l'Istituto per l'Energia della Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro (PUC-Rio) e l'ex capo della Agenzia Nazionale del petrolio brasiliana, David Zilberstayn in un'intervista con Sputnik ha detto che le dichiarazioni Branco sono solo "una questione di terminologia", perché la parziale privatizzazione di Petrobras è già in corso.

"Dal momento in cui Pedro Parente, presidente della società dal 31.05.16 al 01.06.18, è diventato il capo di Petrobras, il piano anti-crisi Petrobras prevedeva già […] di ottenere, se la mia memoria mi serve, 15- 20 miliardi di dollari di profitti derivanti dalla vendita di alcune parti dell'impresa. Quindi, in realtà, questa è una continuazione di questo processo", crede l'economista.

"Ora sta succedendo quanto segue: questo processo è già in corso e continuerà nella pratica. Saranno vendute parti dell'impresa che non influiscono in alcun modo sul suo nucleo operativo, in altre parole sul lavoro di esplorazione. Allo stesso tempo, gli investimenti saranno fatti in aree dove i rendimenti saranno maggiori e, infine, la cosa più importante, il passivo si ridurrà, che a un certo punto era diventato uno dei più grandi debiti societari sul pianeta", ha spiegato.

L'esperto si è detto a favore di un ulteriore privatizzazione della compagnia, perché secondo lui sarebbe conveniente per essa.

"Ci sono parti dell'azienda che si potrebbero privatizzare senza danni alla struttura, anzi, migliorerebbe gli indicatori della compagnia", ha detto.

Allo stesso tempo, José Maria Rangel, presidente dell'associazione dei produttori di petrolio Norti-Fluminense [stato settentrionale di Rio de Janeiro], ha espresso un'opinione diametralmente opposta in un'intervista con Sputnik, criticando le proposte di Branco. Rangel al contrario sostiene che una società petrolifera solida senza privatizzazione è più redditizia, perché in questo caso tutte le fasi di produzione sono svolte in un unico luogo, dall'esplorazione alla vendita.

"Dal momento in cui il futuro presidente di Petrobras dichiara di poter vendere alcune parti dell'azienda, questo ci preoccupa, perché in questo caso Petrobras perderà redditività; è molto probabile che [il futuro presidente] venderà settori economici redditizi, e questo danneggerà non solo la società stessa, ma anche il governo federale, che è ancora il principale azionista e, in definitiva, il consumatore", ha detto a Sputnik.

Parlando di società che potrebbero essere interessate alla privatizzazione di Petrobras, Rangel ha affermato che oltre alle "quattro sorelle" (ExxonMobil, Chevron / Texaco, Shell e British Petroleum), potrebbero esserci l'impresa norvegese Equinor e società cinesi.

A Papuan rises his fist as he displays Morning Star separatist flags during a protest commemorating the 50th year since Indonesia took over West Papua from Dutch colonial rule in 1963, in Yogyakarta, Indonesia, May 1, 2013.
© AP Photo / Gembong Nusantara

"Abbiamo guardato la vecchia società statale norvegese Equinor, che era molto attiva [ultimamente] nella ricerca di nuovi giacimenti; Abbiamo anche visto aziende cinesi che erano molto entusiaste delle offerte petrolifere e, a giudicare dalla notizia, vogliono già collaborare con Petrobras", ha commentato Rangel.

A suo avviso, le grandi aziende sono interessate ai giacimenti brasiliani, soprattutto perché molti di loro sono ancora sotto il controllo delle imprese statali.

"A giudicare dalla geopolitica petrolifera, oggi i maggiori giacimenti petroliferi del mondo sono sotto il controllo di imprese di proprietà statale", ha aggiunto Rangel citando come esempio l'Arabia Saudita, il Venezuela e la Russia.

"Solo il 20% rimane per le aziende private, quindi devono andare sul mercato mondiale alla ricerca di depositi per sopravvivere. Così vedono in Brasile un'oasi gigante per i loro investimenti per acquistare, o, direi, per conquistare, petrolio ad alte prestazioni e alta qualità", ha concluso.

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Tags:
Petrolio, Petrolio, Prezzi petroliferi, Petrobras, Jair Bolsonaro, Brasile
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