17:03 19 Dicembre 2018
L'estrazione petrolifera

Petrolio sporco di sangue: il mercato nero dell’oro nero

© AFP 2018 / Fabio Bucciarelli
Economia
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Il mercato illegale di petrolio nel mondo (che consiste nell’estrazione illecita di oro nero, nella cosiddetta “petropirateria”, nel furto di carburante e nella sua vendita illecita) varrebbe circa 133 miliardi di dollari l’anno. I principali attori di questo mercato sono i cartelli della droga e vari gruppi illeciti militarizzati.

Sputnik vi spiega come funziona il mercato nero di petrolio. 

Un'estrazione del tutto diversa

Tra i mercati estrattivi quello del petrolio è il maggiore con un valore annuale prossimo ai 500 miliardi di dollari. Alle vendite legali vanno aggiunte anche quelle illecite che valgono 133 miliardi.

Queste, tra l'altro, valgono di più della capitalizzazione di mercato del gigante petrolifero British Petroleum (111 miliardi di dollari) o dell'intera economia di una nazione petrolifera come il Kuwait (110 miliardi).

Il mercato nero del petrolio replica pedissequamente la struttura del settore petrolifero ufficiale: estrazione, trasporto, raffinazione, realizzazione. In realtà, però, c'è un dettaglio.

In primo luogo, un dettaglio relativo all'estrazione. La produzione legale vede ai primi posti l'Arabia Saudita, gli USA e la Russia, mentre quella illecita il Messico, la Nigeria e l'Iraq.

Tutti conoscono i leader mondiali del settore petroliferi ufficiale, mentre i loro "colleghi" del mercato illecito solo noti solamente alle forze dell'ordine perché si tratta dei cartelli della droga messicani, dei separatisti nigeriani e curdi e di gruppi terroristici mediorientali.

In questo caso, però, con estrazione si intende ben altro. Nel settore ufficiale si intende la frantumazione del pozzo e il pompaggio del petrolio al di fuori del giacimento. Nel settore illecito, invece, l'estrazione consiste piuttosto nel "prelievo" di combustibile dai petroldotti attraverso a fori praticati illegalmente, come succede ad esempio in Messico.

Al valore attuale dell'oro nero un foro in un petroldotto permette in dieci minuti di ricavare combustibile per 100.000 dollari. C'è più guadagno in questo modo che con il narcotraffico.

Non sorprende, dunque, che la società statale Petróleos Mexicanos (Pemex) registri 10-15 nuovi fori al giorno. Come riportano i media messicani, i fori nei petroldotti rappresentano un "business di miliardi di pesos, praticato sia da professionisti sia da amatori in qualunque punto in cui siano attivi i petroldotti della Pemex".

Infatti, nel solo tratto tra le città di Ciudad-Madero e Cadereyta negli ultimi 5 anni grazie a questi fori sono stati rubati circa 2,7 milioni di barili di petrolio per un totale di circa 300 milioni di dollari.

In totale grazie ai fori nei petroldotti messicani ogni giorno vengono rubati circa 23.500 barili per più di 1,5 milioni di dollari.

Per praticare un foro in un petroldotto in funzione il quale è sottoposto a una elevata pressione sono necessari esperti altamente qualificati e attrezzature costose. Per questo, i leader di quest'attività sono i cartelli della droga messicani.

Tra l'altro, essi non si limitano a praticare i fori. Un altro metodo piuttosto diffuso per l'estrazione illecita di petrolio in Messico è l'attacco alle cisterne per il trasporto di benzina. Nello stato messicano di Tabasco si registra circa una decina di attacchi al mese.

Le cisterne spesso vengono ribaltate durante gli attacchi. Questo porta alla fuoriuscita di petrolio e allo scoppio di incendi che mietono diverse vittime. Un caso del genere si è verificato a marzo del 2016: un'autocisterna è stata ribaltata, gli abitanti del luogo si sono avvicinati con delle taniche per raccogliere il carburante che fuoriusciva. Una scintilla, scoppia l'incendio: sono morte più di 20 persone, fra cui alcuni bambini.

Pezzi grossi

Sul mercato illegale del petrolio messicano leader è il cartello della droga Zetas, creato alla fine degli anni '90 da ex soldati delle Forze speciali messicane.

Oltre al traffico di droga, armi e persone, Zetas controlla anche le estrazioni illecite dai petroldotti che attraversano gli stati settentrionali del Messico, prende possesso delle autocisterne ed effettua forniture di contrabbando negli USA in cui il combustibile rubato viene venduto a un prezzo di due volte inferiore a quello di mercato.

Secondo gli esperti messicani, il cartello controllerebbe circa il 40% del mercato illecito di petrolio in Messico e guadagnerebbe più di 400 milioni di dollari l'anno.

Invece, il cartello della droga Jalisco New Generation detiene circa il 22% del mercato nero del petrolio, il che equivale a più di 210 milioni di dollari l'anno.

A fine ottobre il governo degli USA ha comunicato che darà una ricompensa record di 10 milioni di dollari a chiunque riveli informazioni riguardanti il leader di questo cartello, cioè Nemesio Cervantes, noto col soprannome di El Mencho.

Questa somma da capogiro per la testa di El Mencho è giustificata dal fatto che Jalisco New Generation ha dichiarato guerra al cartello Sinaloa per il controllo su Tijuana. Questa città al confine con gli USA funge da ingresso negli Stati Uniti per l'importazione dal Messico di qualsiasi merce di contrabbando e, in particolare, di droga.

Jalisco New Generation, guidata da El Mencho, sta tentando di ampliare il contrabbando di oro nero. Tuttavia, Sinaloa, specializzata nel narcotraffico e attiva in maniera marginale nel settore petrolifero illecito (circa il 6% del mercato), le sta mettendo i bastoni fra le ruote.

Le controversie commerciali tra i due cartelli della droga hanno portato alla guerra di Tijuana che quest'anno è già costata la vita di più di 2.000 persone.

A luglio nella città sono stati uccise 253 persone, ad agosto 211 e a settembre 214.

Gli americani sperano che l'arresto di El Mencho possa, se non porre fine a questo spargimento di sangue, quantomeno ridurre il numero delle vittime.

Cosa succede in Africa?

Poiché nelle regioni nigeriane a forte estrazione petrolifera sono attivi i separatisti, l'intera infrastruttura di questo settore (dalle torri di perforazione ai petroldotti e alle cisterne) è sottoposta a continui attacchi armati.

Anche i "petrolieri neri" nigeriani praticano fori nei petroldotti. Ma, a differenza dei cartelli messicani, loro non possono permettersi esperti altamente qualificati e attrezzature costose. Agiscono in maniera più semplice anche se meno efficace.

Solitamente corrompono un operatore del petroldotto che interrompe lo scorrimento del petrolio lungo le tubature giusto il tempo di praticarvi un foro.

Vi è anche una tariffa standard per questo tipo di servizio: 6.000 dollari, cioè la metà dello stipendio annuale di un nigeriano medio.

Talvolta i "petrolieri nigeriani" fanno saltare in aria il petroldotto. Lo scorrimento di petrolio viene interrotto ed è possibile senza molto sforzo praticare un foro nelle tubature rimaste indenni dall'esplosione.

Secondo la Società nazionale nigeriana petrolifera, solamente dal petroldotto che collega le città di Lagos e Ilorin in questo modo ogni anno viene rubato petrolio per più di 300 milioni di dollari.

Mentre i cartelli della droga messicani prendono possesso delle autocisterne, i "petrolieri" nigeriani si occupano di banale pirateria attaccando le navi cisterne nel Golfo di Guinea.

Solitamente rinchiudono l'equipaggio in stiva e caricano il petrolio su barche più piccole che lo trasportano nei Paesi vicini.

Secondo gli esperti del Partenariato Euro-Atlantico, l'80% del consumo di petrolio in Benin è ad oggi coperto grazie all'oro nero ottenuto in modo illecito nella vicina Nigeria.

Persone a conoscenza dei fatti sostengono che l'armata di queste piccole imbarcazioni sarebbe proprietà di alti funzionari del Servizio nazionale nigeriano di sicurezza. Sarebbero loro a gestire i pirati e ad organizzare gli attacchi alle navi cisterne nel Golfo di Guinea.

I curdi iraniani, che all'insaputa di Baghdad estraggono petrolio con metodi tradizionali e lo esportano in modo illegale in Turchia, rispetto ai colleghi messicani e nigeriani appaiono come noiosi tradizionalisti e cittadini rispettosi della legge. Anche se sono al terzo posto al mondo per volume di operazioni illegali con l'oro nero. 

Tags:
Petrolio, Kuwait, Messico, Nigeria, Iraq, USA, Russia
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