08:27 17 Novembre 2018
Turkish Stream

In Europa si fa la fila per il Turkish Stream

© AP Photo / Selcan Hacaoglu
Economia
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Il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro italiano Giuseppe Conte hanno discusso a Mosca questioni relative alla cooperazione bilaterale. Secondo la dichiarazione conclusiva, particolare attenzione è stata riservata all’approvvigionamento energetico: Roma desidera ardentemente collegarsi al Turkish Stream e Mosca è pronta ad aiutare.

Sputnik vi spiega cosa ci guadagnano la Russia e i suoi partner e quali problemi si presenteranno per i suoi avversari geopolitici.

Apriteci i rubinetti

All'Europa sono serviti 4 anni per riconoscere l'erroneità della posizione che portò all'interruzione del progetto South Stream. Il gasdotto doveva passare lungo il fondo del Mar Nero e raggiungere il porto bulgaro di Varna, da lì sarebbe arrivato in Italia attraverso i Balcani e l'Austria.

Tuttavia, nel 2014 il progetto è stato interrotto per via di controversie politiche: su pressione di Bruxelles il nuovo governo bulgaro dichiarò che avrebbe dato l'autorizzazione per la costruzione solamente una volta che i parametri del progetto si fossero conformati agli standard europei. In risposta Mosca comunicò che non capiva perché avrebbe dovuto sobbarcarsi le spese di posa del tratto marittimo. A questa comunicazione l'Europa rispose con un secco "no".

Solo per poco i leader dell'UE pensarono che questo progetto fosse necessario più alla Russia che a loro stessi: infatti, nel 2016 la Turchia uscì dal contratto e si accordò con Mosca per la costruzione di due tratti del Turkish Stream di potenza totale pari a 31,5 miliardi di m3 di gas all'anno.

"La rinuncia bulgara al South Stream fu un errore grossolano. La Turchia ha approfittato di quell'opportunità, mentre la Germania ora costruisce il North Stream 2. Una bella lezione per Sofia", afferma convinto il senatore russo Aleksey Pushkov.

Una volta posti due terzi del tratto marittimo del nuovo gasdotto, l'Europa ha fatto capire di aver imparato la lezione.

Dopo l'incontro con Putin il presidente serbo Aleksandr Vucic nel dicembre del 2017 a Belgrado non solo ha sottoscritto un accordo per l'aumento dei volumi di approvvigionamento di gas russo, ma ha anche dimostrato il proprio interesse per il Turkish Stream: questo progetto garantirebbe alla Serbia il vantaggioso status di Paese di transito del carburante blu.

Anche la posizione di Sofia è cambiata. "Putin ci ha comunicato che nessuno sarebbe contrario a un possibile prolungamento del gasdotto Turkish Stream verso la Bulgaria", afferma Boyko Borisov, primo ministro bulgaro, in un'intervista rilasciata ai giornalisti a fine maggio.

A settembre una richiesta simile è giunta a Vladimir Putin anche da parte del primo ministro ungherese Viktor Orban. In verità, in seguito il ministro russo degli esteri Sergey Lavrov ha osservato che la partecipazione dell'UE al Turkish Stream è ammissibile solamente nel caso in cui l'Europa dia delle garanzie: la Russia, infatti, non è intenzionata a darsi l'accetta sui piedi.

Il collega ungherese di Lavrov Péter Szijjártó ha sottolineato che negoziare questo tema con la Russia è un diritto di Budapest indipendentemente dalla appartenenza dell'Ungheria all'UE. "Dato che l'Europa occidentale potrà compare gas proveniente da nord, anche noi dell'Europa centrale vogliamo la stessa cosa. Chiediamo all'Europa occidentale e a Bruxelles di non metterci i bastoni tra le ruote. L'Europa occidentale vuole un nuovo gasdotto a nord, noi lo vogliamo a sud", ha dichiarato il ministro.

Dopo la visita a Mosca del premier italiano Conte la lista dei futuri partecipanti al progetto è stata stabilita in maniera definitiva. Il presidente russo ha delineato il percorso prolungato del Turkish Stream e ha osservato che al momento per l'attuazione del progetto si stanno studiando varie possibilità infrastrutturali.

"Potrebbe essere attraverso la Bulgaria, la Serbia, l'Ungheria o anche la Grecia", ha dichiarato Putin durante la conferenza stampa sull'incontro avuto con Conte.

Uno sguardo invidioso

Chiaramente l'avvicinamento energetico tra Russia e Europa vede alcuni nemici. Il principale sono gli USA poiché, nonostante gli sforzi e la pressione politica tedesca, le possibilità di introdurre il GNL americano sul mercato europeo si riducono a vista d'occhio.

A fine luglio Donald Trump ha ottenuto dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker la promessa di costruire in Europa decine di nuovi terminal per la ricezione di GNL americano. In realtà, non vi è alcuna necessità di compiere una simile azione dato che i terminal in funzione sono impegnati per un meno di quarto della loro capacità e che le forniture di GNL quest'anno sono calate del 13%.

A inizio di ottobre il Ministero tedesco degli esteri ha dichiarato che i fornitori statunitensi di GNL non sono competitivi rispetto a Gazprom: il GNL americano è un terzo più caro di quello russo.

Per questo, negli USA potrebbe scoppiare una grave crisi energetica. Entro la fine del 2019 Washington è intenzionata a triplicare i volumi di produzione e fornitura sui mercati esteri del proprio GNL: dagli attuali 3,6 miliardi di piedi cubi al giorno a 9,6 miliardi (cioè circa 99 miliardi di m3 all'anno). Inizialmente si prevedeva che i principali consumatori di GNL americano sarebbero stati l'UE e la Cina.

Tuttavia, poi le cose sono andate diversamente: l'UE preferisce non politicizzare i contratti per l'approvvigionamento energetico e invece rafforzare la cooperazione con la Russia, lasciando così al GNL americano il ruolo formale di "diversificatore" delle forniture. Mentre la Cina, scossa dalla guerra commerciale avviata da Trump, ha rinunciato del tutto a comprare il GNL americano.

Il secondo detrattore di un Turkish Stream prolungato in Europa è Kiev, come del resto era prevedibile. Le autorità nazionali non nascondono di temere che, una volta terminata la costruzione del North Stream 2 e del nuovo gasdotto a sud, l'Ucraina perda il proprio status di Paese di transito e, con esso, anche i 3 miliardi di dollari di entrate annue che ne derivano.

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gasdotto, gas della Russia, gas, Nord Stream 2, South Stream, Turkish Stream, Commissione Europea, Viktor Orban, Vladimir Putin, Donald Trump, Jean-Claude Juncker, Peter Szijjarto, Sergej Lavrov, Alexey Pushkov, Alexander Vucic, Ucraina, Ungheria, Germania, Turchia, Italia, Russia, Serbia, Bulgaria, UE
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