21:35 21 Ottobre 2018
Il presidente statunitense Donald Trump

Ultimatum di Trump. In Cina la Russia prende il posto degli USA

© AP Photo / Carolyn Kaster
Economia
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La Casa Bianca ha annunciato nuovi dazi sulle merci provenienti dalla Cina per un totale di 200 miliardi di dollari. Al momento i dazi riguardano metà dei prodotti cinesi esportati negli USA. Se Pechino risponderà allo stesso modo, Trump ha promesso di prevedere anche per gli altri prodotti ulteriori dazi doganali.

Sputnik vi spiega come risponderà la Cina e quale sarà il ruolo della Russia in questa situazione.

Trump aumenta le tariffe

Alla fine della settimana scorsa è stata resa nota l'intenzione di Washington di introdurre sanzioni supplementari contro Pechino. Lo scorso giovedì il presidente USA ha comunicato su Twitter che la sempre maggiore pressione da parte degli USA ha già avuto effetti sull'economia cinese.

"Stiamo facendo pressione su di loro per concludere un affare. I nostri mercati crescono, i loro stanno per collassare. Presto riceveremo miliardi di dollari provenienti dalle nuove sanzioni e dall'auto-produzione", ha osservato Trump.

"Qualunque Paese che non concluda affari onesti con noi sarà "tariffato" (will be "tariffed"!)", ha sottolineato il capo della Casa Bianca.

In seguito su The Wall Street Journal è stato precisato che solo il 17 settembre sarà data notizia delle nuove sanzioni.

Pechino ha provato a smorzare il fervore sanzionatorio della Casa Bianca. Ieri sera la pubblicazione cinese in lingua inglese Global Times ha ammonito in un articolo che "nella guerra tariffaria avviata dagli USA la Cina non è intenzionata ad occupare una posizione meramente di difesa".

"Abbiamo in previsione un nuovo straordinario contrattacco per colpire gli USA", scrive la pubblicazione.

In precedenza, Pechino ha confermato che, nel caso in cui verranno introdotte nuove sanzioni, stabilirà l'applicazione di ulteriori dazi sulle merci americane per un totale di 60 miliardi di dollari. L'asimmetria delle misure doganali adottate è da ricercarsi nello squilibrio del commercio bilaterale: le esportazioni dalla Cina negli USA nel 2017 si sono attestate a 505,6 miliardi di dollari, mentre le forniture in direzioni opposte a solo 130,4 miliardi. Dunque, Pechino ha meno possibilità di risposta.

Tuttavia, Trump ha promesso che, se i cinesi decideranno di rispondere, i dazi saranno applicati su tutte le loro merci.

"Se la Cina risponderà con misure doganali contro la nostra agricoltura o altri settori industriali, noi avvieremo tempestivamente la terza fase che prevede ulteriori dazi sulle importazioni per un totale di 267 miliardi", si legge nel comunicato odierno del presidente USA.

Non c'è dialogo

Washington ha introdotto nuovi dazi senza attendere le trattative sino-americane per la regolamentazione delle controversie in materia commerciale previste per il 27 e 28 settembre. Da notare è che a proporre questo incontro sono stati proprio gli americani.

Le trattative servono a Trump per ottenere il consenso della Cina ad aumentare gli acquisti di prodotti agricoli americani, in particolare di soia e mais.

Infatti, in risposta alle sanzioni americane di maggio, la Cina ha bruscamente ridotto le importazioni di prodotti agricoli americani.

Dunque, dalla fine di maggio i prezzi di mercato della soia sono diminuiti del 18% (raggiungendo un prezzo minimo che non si vedeva da 10 anni) e quelli del mais del 12%. Il grano in America si è deprezzato del 5% e la carne di maiale del 29%.

A subire enormi perdite sono stati gli agricoltori del Midwest che hanno votato per Trump alle presidenziali. La Casa Bianca ha già dovuto stanziare a questi agricoltori 12 miliardi di dollari a luglio e altri 4,7 miliardi ad agosto. Nonostante queste misure, i repubblicani stanno perdendo velocemente questa fascia di elettorato.

Per Trump questo è un grande problema poiché, in prossimità delle elezioni di metà mandato, che si terranno a inizio novembre, ogni singolo voto è vitale per i repubblicani: stando ai sondaggi, al momento voterebbe per loro il 13% di elettori in meno rispetto che per i democratici.

Dunque, la Casa Bianca ha un disperato bisogno di una promessa cinese riguardante l'aumento degli acquisti di prodotti agricoli americani. Ma sembra che Trump abbia commesso un errore percorrendo la strada del ricatto e delle minacce.

Come riporta The Wall Street Journal, basandosi su fonti cinesi, dopo l'introduzione delle nuove sanzioni Pechino desidera rinunciare alle trattative commerciali con Washington.

"La Cina non è intenzionata a trattare con un fucile puntato", ha dichiarato alla pubblicazione un alto funzionario cinese.

Il Global Times cinese osserva: "Non è cosa nuova che gli USA esercitino una certa pressione per poi negoziare condizioni per loro più vantaggiose al tavolo delle trattative".

Tuttavia, sottolinea la pubblicazione, Pechino non ha intenzione di capitolare dinanzi a Trump.

La risposta cinese

Pechino non ha paura delle minacce di Trump. Il Ministero cinese del Commercio ha comunicato che il 24 settembre alle 12 ora cinese la Cina introdurrà i contro-dazi sulle importazioni provenienti dagli USA per un totale di 60 miliardi di dollari.

I cinesi avevano già avvertito che come misura di risposta avrebbero applicato i dazi su 5207 prodotti americani, inclusi aerei di piccole e medie dimensioni, olio di semi di soia, pezzi di ricambio per automobili e legname.

Inoltre, a Pechino sono pronti a introdurre un dazio del 25% sugli idrocarburi americani: petrolio e GNL.

Gli esperti ritengono che al prezzo di circa 70 dollari al barile il dazio si attesterà a circa 18 dollari al barile: questo renderebbe il petrolio americano poco concorrenziale sul mercato cinese.

E poiché il settore energetico è forse il solo in cui gli USA registrano valori positivi nel commercio con la Cina, questo potrebbe essere un colpo mortale per Washington.

"Le società americane dovranno abbandonare la Cina cercando di vendere centinaia di migliaia di barili al giorno su altri mercati. Questo porterà inevitabilmente a perdite economiche", afferma convinto Jacob Dwek, esperto del settore energetico presso lo studio legale di Washington Eversheds Sutherland.

Ulteriori importanti perdite si prefigurano con il dazio cinese sul GNL.

Gli USA contano di diventare in pochi anni uno dei maggiori produttori di GNL al mondo e la Cina sarebbe in tal senso il principale loro acquirente: al momento in Cina arriva il 15% dell'export di GNL americano.

Sarà, però, necessario rinunciare a questi progetti: i nuovi dazi cinesi porranno fine ai progetti americani sul GNL che prevedono una potenza complessiva di circa 100 milioni di tonnellate.

Inoltre, Pechino sta valutando la possibilità di introdurre dazi sulle esportazioni verso gli USA di materiali e componenti, il che potrebbe bloccare molte fabbriche americane finché queste non trovino altri fornitori.

Infine, la Cina sta lavorando in modo intensivo sulle lobby. Domenica scorsa i rappresentanti di società internazionali americane sono stati invitati a partecipare alla sessione del Forum per lo sviluppo della Cina a Pechino.

Formalmente il forum era dedicato al quarantesimo anniversario delle riforme di mercato nel Paese, ma gli organizzatori dell'evento hanno parlato agli americani principalmente delle conseguenze negative della guerra commerciale per le loro società e per i consumatori americani che percepiranno un aumento importante dei prezzi sui prodotti cinesi.

Spazio di manovra per la Russia

La nuova fase della guerra commerciale tra Cina e USA apre grandi possibilità per la circolazione dei prodotti russi sui mercati cinesi. In primo luogo, chiaramente, per la circolazione di idrocarburi.

La Russia è già diventata il primo fornitore di greggio della Cina: solamente l'anno scorso le importazioni hanno raggiunto i 23,7 miliardi di dollari. Dopo la probabile riduzione delle forniture americane questo valore aumenterà considerevolmente.

Lo stesso vale per il GNL. Il 19 luglio la Cina per la prima volta ha acquistato GNL russo da Novateka. Il gas è stato trasportato attraverso il Passaggio a Nord-Est lungo la costa del Mar Artico.

La Direzione nazionale cinese per l'energia ha dichiarato che a partire dal 2019 riceverà dalla penisola Yamal almeno 3 milioni di tonnellate di GNL all'anno.

Se la Cina rifiuterà il GNL americano, le esportazioni russe aumenteranno.

Allo stesso modo, se la Cina interromperà le importazioni americane di soia, saranno gli agricoltori russi a trarne vantaggio. La Cina è il principale consumatore di prodotti agricoli russi. Si prevede che nei prossimi 5 anni le esportazioni di questi prodotti raddoppieranno raggiungendo i 9,5 miliardi di dollari.

Secondo le stime degli esperti, nel caso in cui Pechino introdurrà le sanzioni sugli idrocarburi e sui prodotti agricoli americani, il fatturato delle operazioni tra Russia e Cina entro il 2024 toccherà i 200 miliardi di dollari, più o meno come quello tra Cina e UE.    

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