01:13 20 Novembre 2018
Monete in euro davanti alla bandiera greca

L’escalation della crisi economica italiana può colpire la Grecia?

© REUTERS / Dado Ruvic
Economia
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La Grecia è ufficialmente uscita dall’epoca dei memorandum e ora è alla ricerca di… una sua Itaca, come è emerso in particolare durante la visita del primo ministro greco proprio sull’isola a giugno: è stato il suo primo viaggio dopo la conclusione del programma relativo al terzo pacchetto di aiuti.

Gli indici finanziari si sono stabilizzati e Atene ha raggiunto uno dei saldi positivi migliori in Europa, sia all'interno sia all'esterno dell'Eurozona. Le prospettive sono positive e sono il segno di un "grande ritorno" dell'economia greca. Tuttavia, qualcosa continua a non andare per il verso giusto con le obbligazioni greche che, nonostante il cuscinetto di liquidità di più di 20 miliardi di euro, portano ancora i segni dell'epoca dei memorandum.

Il problema maggiore, però, riguarda il fatto che la Grecia non può fare nulla per correggere questa criticità. Perché? Perché in realtà non dipende dalla Grecia.

La responsabilità per la situazione venutasi a creare deriva dalla frontiera occidentale del Paese e, in particolare, dalla sponda opposta dell'Adriatico. L'economia italiana, la terza più grande nell'eurozona, è malata e questo gli investitori lo sanno bene.

L'Italia è troppo grande

Le obbligazioni italiane vengono costantemente collocate a più del 3%: questo fa pressione su tutte le economie più deboli dell'eurozona, come la Grecia. Inoltre, considerati gli sconvolgimenti dei mercati sviluppati e in via di sviluppo, la situazione assume un aspetto ancor più preoccupante.

"L'Italia è troppo grande", ha detto a Sputnik Khristos Nikas, docente di rapporti commerciali internazionali all'Università della Macedonia Occidentale. E ammonisce: "Il problema italiano potrebbe porre fine all'eurozona".

L'Irlanda, il Portogallo, Cipro e la Grecia di tanto in tanto si sono trovati in una situazione problematica e, per questo, sono stati costretti a rivolgersi ai programmi di aiuti internazionali. "L'economia di questi Paesi era piuttosto ridotta rispetto al PIL totale dell'eurozona. Dunque, l'euro è stato in grado di limitare e superare le criticità", ha affermato il docente.

"Con l'Italia, invece, la situazione è ben diversa e, se non verrà risolta, l'eurozona dovrà combattere per la sopravvivenza", ha aggiunto.

In attesa di una crisi di ottobre

Il nuovo governo composto dal Movimento Cinque Stelle e dalla Lega Nord ha fatto capire che non seguirà la politica restrittiva dei suoi predecessori.

Tuttavia, Bruxelles insiste perché vengano presi provvedimenti volti alla riduzione del deficit di bilancio al di sotto del 3% del PIL. Le stime saranno disponibili a ottobre quando Roma presenterà la finanziaria per il 2019. E purtroppo sono possibili gli scenari più diversi.

Gli investitori, dal canto loro, ritengono che l'Italia, nonostante le sue dimensioni, non avrà successo. Per questo, il rendimento dei titoli di Stato va tenuto sopra il 3%. "Roma non è convincente quando dice di poter risolvere la situazione. Di norma, quando i mercati pensano che qualcosa accadrà, alla fine succede proprio così", commenta Nikas.

Il problema italiano e… Varoufakis

Secondo Yanis Varoufakis, economista greco ed ex ministro delle finanze, il problema dell'Italia è triplice:

  • Mancanza di competitività. L'euro "neutralizza" qualunque lato positivo della lira: l'Italia, infatti, è l'unico Paese dell'eurozona a trovarsi in una situazione peggiore a livello di PIL e qualità di vita rispetto al periodo precedente all'introduzione dell'euro.
  • Alto livello di prestiti non performanti e di rischi bancari: ciò rende il settore finanziario italiano estremamente vulnerabile.
  • Elevato debito la cui estinzione dipende in larga misura dai due fattori sopraccitati, cioè la competitività e il settore bancario.

Il problema italiano, però, non finisce qui. L'attuale governo, secondo Nikas, è estremamente eterogeneo dal punto di vista politico: questo porta a un atteggiamento di sfiducia da parte dei mercati. Ma come mai la Grecia è stata interessata dall'escalation della crisi italiana?

"Quando l'Italia crollerà, la Grecia avrà la polmonite", ha detto Nikas per sottolineare l'interconnessione profonda che sussiste fra i due Paesi.

Secondo Nikas, l'architettura dell'eurozona è tale che il problema di un Paese (in questo caso, dell'Italia) può automaticamente essere trasmesso a tutti gli altri Paesi, in particolare a quelli più vulnerabili.

La fiducia degli investitori nella Grecia è ancora fragile e si consoliderà solo con il tempo. Per questo, una possibile escalation della crisi in un Paese vicino potrebbe creare conseguenze incommensurabili per la Grecia e il suo periodo "post-memorandum" e andrebbe a infrangere i progetti per il futuro di Atene, Bruxelles e il FMI.

"Il rischio che la Grecia non ritorni sui mercati è reale nonostante il cuscinetto di liquidità poiché il rendimento dei titoli di Stato potrebbe facilmente risentire della crisi italiana e tentare in tutti i modi di accedere a mercati proibitivi", ha spiegato Nikas.

Di fatto Nikas afferma che "senza una risoluzione della questione italiana l'obiettivo di lasciarsi alle spalle i memorandum non è raggiungibile" perché il cuscinetto di liquidità si rivelerà inefficace nel tentativo di difendere il cambio dopo i memorandum.

"Più la situazione è instabile, più alti sono i tassi di interesse", aggiunge Nikas il quale ribadisce che "per quanto la nostra economia fosse virtuosa, il focolaio italiano ci colpirebbe".

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PIL, crisi finanziaria, Movimento 5 Stelle, M5S, Lega Nord, FMI, Yanis Varoufakis, UE, Grecia, Italia
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