09:55 22 Settembre 2018
Dollaro USD e Rublo russo

Dollari invece della carta igienica: lezioni di storia economica

© Sputnik .
Economia
URL abbreviato
4170

Negli anni ’90 la Russia dovette affrontare il fenomeno dell’iperinflazione, i ricordi della quale ancora oggi influenzano in maniera significativa la politica della Banca centrale russa e del Ministero delle Finanze.

Al tempo ogni mese i prezzi crescevano in media del 50%. E questo non è neanche paragonabile a quello che è si è verificato e si verifica in alcuni altri Paesi. Sputnik vi illustra alcuni casi di iperinflazione entrati oramai in tutti i manuali di economia.

A caccia del petrolio

Negli anni '60 il governo venezuelano decise che il petrolio era la risorsa più importante. In quegli anni nel Paese vennero scoperte enormi riserve di oro nero e invece di sviluppare l'industria e l'agricoltura, come facevano i loro vicini sudamericani, i venezuelani si orientarono verso lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi. Quando nel 2012 i prezzi degli idrocarburi subirono una drastica diminuzione, il petrolio rappresentava il 96% delle esportazioni, cioè quasi tre quarti delle entrate nel bilancio venezuelano.

In 4 anni il prezzo dell'oro nero si è dimezzato. Sembrava che in quel periodo si potesse fare qualcosa per ridurre la dipendenza dalle merci di importazione e rafforzare l'economia a vantaggio del settore produttivo. Ma a causa della massiccia nazionalizzazione delle aziende operata da Hugo Chavez, gli investitori stranieri abbandonarono il Venezuela e gli stessi produttori cominciarono a nascondersi preferendo al mercato interno quello delle esportazioni "grigie" verso la Colombia.

Dunque, l'intero mondo ha visto come una nazione un tempo florida che tanto aveva investito nel sociale si è ritrovata in pochi anni fra gli outsider economici. Nel 2017 l'inflazione del bolivar venezuelano era al 4.000%: cioè un dollaro valeva 236.000 bolivar, 80 volte di più rispetto al periodo precedente alla crisi petrolifera.

A inizio agosto il presidente del comitato finanziario dell'Assemblea Nazionale Rafael Guzman ha comunicato che la situazione era molto peggiorata. Peggio di così non poteva andare. Guzman ha osservato che nel primo semestre l'inflazione ha toccato il 10.664% e il valore medio giornaliero ha superato il 2,7%. Va detto che il FMI ritiene questi dati troppo ottimistici: il FMI prevede entro la fine dell'anno un'inflazione pari a un milione per cento.

Nessuno sa come uscire da questa situazione. Gli affari vanno talmente male che il governo ha deciso di adottare provvedimenti del tutto straordinari: ridenominazione della valuta (5 zero in meno) il cui valore sarà legato a quello del Petro, la criptovaluta nazionale. Un Petro corrisponde al valore di un barile di petrolio venezuelano.

Risarcimento dei danni

Oggi molti storici sono convinti che il Trattato di Versailles che pose fine alla Prima guerra mondiale si sia rivelato una bomba a scoppio ritardato: proprio questo Trattato portò alla formazione del Terzo Reich di Hitler e alla successiva guerra, la più sanguinosa nella storia dell'umanità.

Il lascito di questa guerra sono le riparazioni che i Paesi vincitori obbligarono la Germania a pagare in qualità di compensazione per i danni causati. In totale i vincitori hanno chiesto la somma di 269 miliardi di marchi d'oro, cioè 100.000 tonnellate d'oro. In pratica, persino dopo che la commissione riparatrice decise di ridurre la somma a 132 miliardi, la Germania riuscì a ripagare interamente questi debiti solo nel 2010.

Nel marzo del 1920 nella regione della Ruhr in cui era concentrato l'intero comparto metallurgico del Paese insorsero i minatori. Il governo mandò delle truppe nella Ruhr, azione vietata dalle condizioni del Trattato di Versailles. Quindi, nella regione entrò momentaneamente l'esercito francese. Il lavoro delle aziende che costituivano lo zoccolo duro dell'economia tedesca si paralizzò.

Di conseguenza tra il 1921 e il 1923 i prezzi crebbero in media del 21% al giorno e lo Stato ingaggiò persino tipografie private per stampare nuove banconote. Lo stipendio di questi lavoratori veniva corrisposto due volte al giorno con gli interi fogli di stampa delle banconote che venivano trasportati sui carri. E ad ogni modo vivere di questi soldi non era possibile: nel gennaio del 1923 un filone di pane costava 200 trilioni di marchi.

Dollari al posto della carta igienica

La Repubblica dello Zimbabwe era ritenuta una delle nazioni più agiate dell'Africa. Oggi questa nazione è invece il principale fruitore di aiuti umanitari del continente.

La ragione di un tale brusco peggioramento della situazione economica è da rintracciarsi nelle decisioni prese dal presidente Mugabe. All'inizio degli anni 2000 il presidente ha ordinato la confisca delle terre ai contadini bianchi i quali possedevano più del 70% della superficie coltivabile e le ha suddivise tra la popolazione nera. Nei successivi 10 anni la produzione nel Paese è calata del 50%. Entro il 2007 l'inflazione ha toccato il 7635% e i prezzi raddoppiavano ogni giorno.

"La Banca centrale emetteva moneta aggiungendo o togliendo zeri in modo arbitrario. Siamo diventati un Paese di milionari, miliardari e trilionari. Nessuno ha prestato attenzione al fatto che la valuta costasse meno della carta su cui era stampata", spiega l'ex direttore della Banca centrale del Paese Gideon Gono.

Un proprietario di una stazione di servizio ricorda che per i soldi ormai del tutto deprezzati era stata trovata un'altra applicazione. Poiché per un rotolo di carta igienica si pagava un'intera mazzetta di dollari dello Zimbabwe, si decise di mettere le banconote in una scatola di metallo e di usarle come carta igienica.    

Tags:
Denaro, Rublo, dollari, Economia, Zimbabwe, Germania, Venezuela, USA, Russia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik