07:56 12 Dicembre 2018
Il presidente statunitense Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping

“Grazie per la guerra commerciale!” Ecco cosa Trump ha insegnato ai cinesi

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Economia
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Lo scorso giovedì Washington ha introdotto nuovi dazi su una serie di merci provenienti dalla Cina e Pechino ha risposto in modo analogo. Le possibilità di risolvere le controversie commerciali tra Cina e USA sono praticamente nulle.

Intanto, sul principale canale televisivo cinese hanno mandato in onda un lungo filmato di ringraziamento nei confronti di Donald Trump. Sputnik vi racconta perché il Celeste Impero è riconoscente nei confronti del presidente americano e quali saranno gli sviluppi delle relazioni tra Oriente e Occidente.

Nuovi colpi

La comunicazione dell'entrata in vigore dei dazi sui prodotti importati dalla Cina è comparsa sul sito del Ministero statunitense del Commercio il 23 agosto alle ore 12, fuso orario di Pechino.

Washington ha imposto un ulteriore dazio del 25% su motoveicoli, turbine a vapore, vagoni ferroviari, prodotti plastici e chimici, e altre merci cinesi per un totale di 279 articoli.

Pechino ha subito reagito. "La Cina, in risposta all'introduzione da parte degli USA di maggiori dazi sui prodotti importati dalla Cina per un volume totale di 16 miliardi di dollari, il 23 agosto alle ore 12:01, fuso orario di Pechino, ha ufficialmente reso operativa la decisione di introdurre dazi del 25% sui prodotti importati dagli USA per un volume totale di 16 miliardi di dollari", hanno comunicato alla TV cinese.

I "controdazi" interessano 333 prodotti, inclusi carbone, strumentazione medica, scarti di produzione, automobili e autobus.

È simbolico che entrambi i Paesi si siano attaccati a vicenda a livello di commercio estero, non aspettando la conclusione delle trattative sulla risoluzione delle controversie commerciali che si stavano tenendo a Washington.

Gli analisti ipotizzavano che la discussione si sarebbe rivelata produttiva: infatti, in attesa di un compromesso tra Pechino e Washington gli indici di borsa asiatici erano risaliti per la prima volta dopo lungo tempo.

Tuttavia, le speranze sono state disattese. Tra l'altro, Trump sin dall'inizio delle trattative aveva dichiarato che non avrebbe fatto troppo affidamento sul risultato delle stesse in quanto "la Cina si è trovata in una posizione privilegiata troppo a lungo e questo l'ha rovinata".

Futuri scontri

Al momento il Ministero statunitense del Commercio su disposizione di Donald Trump sta stilando un elenco di nuove sanzioni per ulteriori 200 miliardi di dollari. La Cina ha promesso di rispondere con sanzioni di 60 miliardi che includerebbero prodotti agricoli, industriali e gas liquefatto.

L'asimmetricità dei dazi è da ricercarsi nello sbilanciamento del commercio bilaterale: le esportazioni dalla Cina negli USA nel 2017 si sono attestate a 505,6 miliardi di dollari, mentre le esportazioni dagli USA verso la Cina solo a 130,4 miliardi.

Dunque, Pechino ha naturalmente meno margine di reazione.

Ciò non significa che la Cina se ne starà zitta a guardare cosa faranno gli USA, ma solo che le sue risposte saranno asimmetriche.

Ad esempio, secondo gli esperti, nel Celeste Impero hanno già cominciato a manipolare il cambio dello yuan, per ridurre le perdite derivanti dai nuovi dazi americani. Di questo ha parlato anche Donald Trump lo scorso lunedì.

Il presidente americano è convinto che la Cina stia abbassando il cambio della propria valuta per tentare di rendere da un lato le esportazioni più profittevoli e dall'altro i prodotti americani troppo cari per i consumatori cinesi. Trump ha anche criticato la Banca centrale americana per aver alzato troppo velocemente i tassi.

Questa dichiarazione di Trump ha suscitato la preoccupazione degli analisti a proposito della possibile svalutazione del dollaro americano.

"Durante i dibattiti a sfondo commerciale si solleverà sempre di più la questione del cambio valutario", ha ammonito Charles Dallara, ex funzionario del Ministero delle Finanze USA e uno degli ideatori dell'Accordo del Plaza del 1985 sui tassi di cambio. "È inevitabile".

Michael Feroli, capo economista di JP Morgan Chase & Co., ha osservato in suo rapporto che "oggi non è possibile escludere interventi volti a indebolire il dollaro". Gli analisti della Deutsche Bank e di Oppenheimer Funds condividono quest'opinione: infatti, ritengono che "gli interventi in materia valutaria non sono più distaccati dalla realtà".

E tutti gli esperti sono concordi sul fatto che il passaggio degli USA a una politica valutaria più protezionistica avrà un impatto negativo sullo status del dollaro in quanto valuta di riserva mondiale e potrebbe anche portare a una riduzione della domanda di attività americane.

Un altro colpo importante agli USA Pechino potrebbe infliggerlo sul mercato dei titoli di debito. La Cina al momento detiene circa il 20% delle obbligazioni di Stato americane in mano agli stranieri. Il volume totale del pacchetto cinese di treasuries si attesta su 1,2 trilioni di dollari. Emettendo sul mercato anche solo una parte di questi titoli, Pechino provocherebbe grandi problemi finanziari per Washington.

Il fronte coreano

La Casa Bianca non crede a una simile prospettiva o semplicemente preferisce non pensare alle conseguenze e continua il suo giro di vite alle relazioni con Pechino.

I media russi hanno parlato del fatto che lo scorso martedì gli USA hanno introdotto sanzioni contro 2 società navali russe e 6 navi in loro possesso impiegate per la fornitura di prodotti petroliferi alla Corea del Nord in modo da aggirare le sanzioni americane. Tuttavia, non si è menzionato il fatto che in quello stesso elenco di società sanzionate ve ne erano anche alcune cinesi.

La maggiore, Dandong Zhicheng, è ritenuta colpevole di aver acquistato carbone nordcoreano a partire dal 2013 per la somma di 700 milioni di dollari.

Il dipartimento di Stato USA riferendosi alla testimonianza di qualche disertore nordcoreano conferma che la Corea del Nord non starebbe solo utilizzando la Dandong Zhicheng per la vendita di carbone ma attraverso questa società comprerebbe anche altri prodotti indispensabili come lo zucchero, la gomma, i prodotti petroliferi e i semi di soia. Secondo il disertore, più del 95% degli introiti in valuta estera derivanti dalle esportazioni di carbone sono impiegati per l'attuazione dei programmi militari nordcoreani, ivi compresa la creazione dell'arsenale nucleare.

Ricordiamo che la settimana scorsa John Bolton, consigliere del presidente USA per la sicurezza nazionale, ha dichiarato che esiste la possibilità di ingerenza nelle elezioni parziali del 2018 non solo da parte della Russia, ma anche dalla Cina, l'Iran e la Corea del Nord.

A raccogliere il testimone è l'ideatore del progetto di legge sulle nuove sanzioni contro la Russia, il senatore Chris Van Hollen che ha reso nota la nuova strategia sanzionatoria degli USA. Ora l'attenzione non sarà focalizzata sulle sanzioni dirette contro le singole persone o società, ma sulle restrizioni che interessano interi comparti economici di diversi Paesi.

La cancelliera della Germania Angela Merkel parla al presidente statunitense Donald Trump durante il summit del G7.
© AP Photo / Jesco Denzel/German Federal Government
Sembra che gli USA considerino la Russia, la Cina, l'Iran e la Corea del Nord il nuovo "asse del Male" e che siano intenzionati a introdurre contro queste nazioni sanzioni comuni sulla base di accuse fra loro simili.

Grazie, Donald!

Al momento gli analisti delle banche internazionali fanno a gara per calcolare le possibili perdite derivanti dalla nuova ondata di guerre commerciali e sanzionatorie e fanno previsioni apocalittiche. Sul principale canale televisivo cinese hanno mandato in onda un filmato in cui si esprimeva riconoscenza al presidente americano Donald Trump.

"Solamente grazie a Lei la Cina cambierà in meglio", dice l'autore del filmato e poi in tono semi-serio elenca le decisioni prese dall'amministrazione statunitense che avrebbero giocato a favore della Cina.

Così le restrizioni sull'acquisto di società americane ad alto valore tecnologico "hanno dimostrato ai cinesi che esistono grandi opportunità di investimento anche al di fuori degli USA".

"Il volume di acquisti della Cina in Europa si è attestato a 20 miliardi di dollari nel primo semestre di quest'anno, ovvero 9 volte di più rispetto agli acquisti cinesi negli USA", osserva l'autore del filmato.

"Se non aveste introdotto sanzioni alla ZTE, non ci saremmo resi conto della condizione dell'industria dei semiconduttori in Cina. Adesso, invece, stiamo investendo di più in questo settore", continua il giornalista.

Il giornalista "a nome dei medici cinesi" ringrazia Trump "per aver imposto di rinunciare ai dannosi alimenti americani come i salumi e il whiskey".

"La ringrazio per averci mostrato il metodo di gestione unico nel suo genere che io soprannominerò "Occhio di Trump", dice maligno il reporter. "I nostri funzionari devono assimilare la sua strategia di assunzione e licenziamento dei collaboratori".

Essere più umili

Inoltre, il giornalista cinese ringrazia il presidente americano perché ha ricordato ai cinesi di essere di più umili.

"Non è possibile ringraziarla davvero per aver sottolineato le debolezze nate tra i cinesi in seguito a un'eccessiva sicurezza in loro stessi", ironizza l'autore del filmato. "Dopotutto, come si dice in Cina, il maiale più grasso diventerà un salame".

È degno di nota il fatto che la scorsa settimana The Wall Street Journal ha pubblicato un lungo articolo sulla strategia cinese di PR nella guerra commerciale: tutto si riduce al principio del "nascondi i tuoi punti di forza" e sii più umile.

In particolare, dai media di stato cinesi di recente sono del tutto scomparsi i riferimenti al programma "Made in China — 2025" volto allo sviluppo nel Paese delle più nuove tecnologie. Proprio questo programma è stata la causa principale della seconda ondata di sanzioni americane contro la Cina.

Inoltre, sui principali giornali vengono regolarmente pubblicati articoli che confermano che "la Cina non possiede alcuna ambizione strategica e non è intenzionata a sostituire gli USA come leader mondiale" e che "tutti i progetti cinesi sono volti allo sviluppo interno e non sottintendono una strategia aggressiva".

Il giornale del partito comunista cinese "Quotidiano del popolo" ha pubblicato un'intera serie di articoli che invitano i lettori a non definire la Cina un leader mondiale poiché "esagerare i propri progressi lascia presuppore una certa insicurezza e può avere conseguenze spiacevoli per l'intero Paese".

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Tags:
valuta, dazi, yuan, dollaro, guerra commerciale, JP Morgan, Deutsche Bank, Donald Trump, Iran, Corea del Nord, USA, Cina, Russia
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