11:01 19 Settembre 2018
Lira turca

La Turchia deve passare a pagamenti in valuta nazionale

© AFP 2018 / OZAN KOSE
Economia
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Oggi per ragioni geopolitiche i mercati in via di sviluppo, come quello turco, sono diventati un esempio di cosa possa accadere in seguito a questi dazi e a una crisi economica.

La valuta turca si è deprezzata in seguito alla maggiore pressione esercitata dagli USA su Ankara. Il corrispondente di Sputnik ha discusso di alcune delle possibili conseguenze della crisi della lira con l'analista geopolitico e finanziario Tom Luongo.

— La Turchia sta facendo i conti con la crisi della lira e teme che la sua valuta possa indebolirsi ancora di più. Secondo Lei la situazione cambierà?

— Penso che nel momento in cui tutti cominceranno a parlarne e le notizie della crisi della lira occuperanno le prime pagine dei giornali, si potrà davvero parlare di una profonda crisi a livello nazionale. Ci stiamo avvicinando all'acme di questa crisi. Ritengo che la posizione del presidente Erdogan sarà più o meno la seguente: "Se proverete ad affondare la Turchia, noi vi trascineremo tutti verso il fondo insieme a noi". Quando la lira crollò, pubblicazioni come Financial Times e Zero Hedge cominciarono a diffondere notizie relative al possibile negativo influsso che la crisi finanziaria turca potrebbe avere sull'economia europea.

Il problema risiede nel fatto che la Turchia ha moltissime obbligazioni societarie in dollari accumulatesi nel periodo dei tassi di interesse neutrali applicati dalla Federal Reserve.

Ora che la Fed sta modificando questa politica, per la Turchia si apre uno scenario catastrofico: in seguito alla guerra commerciale avviata dal presidente Trump il dollaro è in crescita. In tutto il mondo si assiste a una crescente preoccupazione sul modo in cui procurarsi dollari per ripagare le obbligazioni e coprire i derivati.

Per la copertura del rischio i mercati stanno effettuando operazioni di hedging in tutte le direzioni possibili. Tuttavia, per quanto ne so e anche a giudicare da ciò che ho letto sul Financial Times venerdì, molte banche (le più sensibili grandi banche zombie sono Unicredit, BBVA in Spagna, ecc.) sono vulnerabili e non assicurate contro i rischi derivanti dal crollo della lira turca.

Dunque, Erdogan ha ancora margine di manovra perché una simile crisi avrebbe conseguenze negative per tutti. Ritengo che, se avesse voluto concludere un accordo con gli USA per diminuire la loro pressione sulla Turchia, l'avrebbe già fatto. Dal mio punto di vista, la dichiarazione di indipendenza della Turchia di Erdogan dagli antichi rapporti con l'Occidente non è altro che una dichiarazione dell'indipendenza della Turchia dalla NATO.

— Ad essere molto colpiti dalla crisi economica turca sono stati i mercati asiatici. Quali sono le reali conseguenze di questa crisi? Cosa succederà nel mondo dopo questa crisi e dopo il raddoppiamento di Trump dei dazi sui metalli? 

— Trump ha agito in questo modo perché uno dei prodotti dell'esportazione turca negli USA è l'acciaio. In realtà, le esportazioni di acciaio non sono molto profittevoli (in tutto circa 1 miliardo $ l'anno), ma i mercati stanno reagendo in modo drastico a questi dazi poiché temono che possa scoppiare una crisi del debito pubblico a livello mondiale.

Oggi per ragioni geopolitiche i mercati in via di sviluppo, come quello turco, sono diventati un esempio di cosa possa accadere in seguito a questi dazi e a una crisi economica. Tuttavia, questi eventi influiscono anche sugli altri mercati in via di sviluppo, nonché sui principali mercati asiatici ed europei. È proprio questo a scatenare preoccupazione.

— Come influisce tutto ciò sugli USA in una prospettiva a medio termine? Le decisioni di Donald Trump andranno a vantaggio dell'economia americana? Il dollaro cresce, ma ciò non significa che il volume delle esportazioni diminuirà, vero?

— A breve termine questo avrà conseguenze positive sull'economia americana perché i flussi di capitali andranno là dove possono essere assorbiti senza un aumento dei prezzi. I mercati americani sono tra i più liquidi, ma il crescente apprezzamento del dollaro non costituisce una conferma della sua efficienza o della sua credibilità. È solo che al momento il dollaro è la principale valuta a livello mondiale.

Alla fine, supereremo il culmine della crisi, il ciclo cambierà e osserveremo una fuga di capitali. E nel frattempo alcuni Paesi come la Turchia smetteranno di utilizzare il dollaro perché, per uscire dalla crisi, dovranno effettuare una de-dollarizzazione delle proprie economie.

Ora è possibile affrontare questa crisi così come fece la Russia dopo la crisi del rublo del 2014. Nessuno degli analisti geopolitici e di mercato avrebbe mai pensato che Putin passasse al cambio libero del rublo sostituendo le obbligazioni societarie in dollari con quelle in rubli. Allo stesso modo nessuno si aspettava che potesse ottenere il controllo sulla Banca centrale russa e che modificasse una parte considerevole del sistema finanziario nel quale vi erano sin dai tempi di Eltsin rappresentanti della quinta colonna. Penso che accadrà la stessa cosa in Turchia: infatti, Erdogan sta rilasciando dichiarazioni molto simili. 

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