12:28 14 Agosto 2018
Bandiere Ue

I produttori stranieri parlano delle perdite e dei vantaggi dell’embargo alla Russia

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Economia
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Sono passati quattro anni dall’introduzione delle contro-sanzioni russe.

I rappresentanti dell'imprenditoria intervistati da Sputnik hanno parlato sia delle perdite subite dai Paesi europei a causa delle misure adottate dalla Russia in risposta alle sanzioni occidentali sia dei vantaggi che hanno ottenuto altri Paesi (fra cui quelli arabi) in seguito alla ridistribuzione dei flussi di importazione.

Sono passati quattro anni dall'introduzione delle contro-sanzioni russe, cioè la risposta russa alle sanzioni introdotte dall'UE.

Il presidente russo Vladimir Putin ha sottoscritto il relativo provvedimento il 6 agosto 2014 con il quale si vietavano prodotti alimentari provenienti da USA, UE, Canada, Australia e Norvegia: carne, salumi, pesce e prodotti ittici, verdura, frutta e prodotti caseari. A luglio il provvedimento è stato prolungato fino alla fine del 2019.

Germania: l'embargo come continuo fardello

Cremlino, Mosca
© Sputnik . Vladimir Vyatkin

L'embargo russo è stato dettato dagli interessi protezionistici di Mosca che tende ad essere indipendente dai produttori internazionali, ha dichiarato a Sputnik Per Brodersen, direttore esecutivo dell'associazione Economia agricola presso il Comitato orientale dell'economia tedesca.

"L'embargo va interpretato sullo sfondo del crescente protezionismo russo: la Russia desidera diminuire la propria dipendenza dai produttori internazionali e, dunque, rafforzare la produzione interna con investimenti ingenti nel settore agricolo. Tuttavia, per la mancanza di concorrenza straniera molti prezzi di prodotti alimentari sono aumentati per il consumatore russo e, in alcuni settori come quello lattiero-caseario, vi sono problemi legati alla qualità e all'offerta", ha dichiarato l'esperto.

Secondo Brodersen, "se non vi saranno importanti progressi nell'applicazione degli Accordi di Minsk riguardanti l'Ucraina, l'UE non rimuoverà le sanzioni e, per questo, la Russia continuerà a sostenere l'embargo". "Vi è un'altra ragione per cui vorremmo vedere più impegno nell'applicazione degli Accordi di Minsk. Queste barriere commerciali, infatti, non sono altro che un continuo fardello per le nostre relazioni economiche", ha dichiarato Brodersen.

I Paesi occidentali hanno giustificato le sanzioni con la situazione in Ucraina e in Crimea e hanno più volte dichiarato che la rimozione delle misure contro la Russia sarà possibile solamente nel caso in cui saranno effettuati progressi su tali questioni.

La Russia, dal canto suo, ha più volte dichiarato che dialogare con lei nella lingua delle sanzioni è controproducente e che non è parte coinvolta nel conflitto scoppiato in Ucraina né soggetta agli Accordi di Minsk per la sua risoluzione. Di recente negli Paesi dell'UE si sta parlando sempre di più della necessità di rimuovere le sanzioni contro la Russia.

Francia: —1,5% di export

Gilles Psalmon, direttore della Federazione nazionale francese dei produttori di latte, ha dichiarato a Sputnik che le contro-sanzioni russe hanno senza dubbio influito pesantemente sui produttori francesi. Infatti, nel 2014 la Russia era un acquirente importante per l'UE: circa l'1,5% della produzione casearia europea (formaggio e burro) era esportato in Russia. "Perdere questo acquirente ha portato al peggioramento della condizione economica dei produttori caseari francesi, ma anche di altre regioni, in particolare tra il 2015 e il 2016", ha dichiarato Psalmon.

Psalmon ha indicato anche altri fattori che hanno contribuito a tale situazione negli ultimi 4 anni: l'esportazione di latte in polvere alla Cina, la crescita della produzione europea in seguito alla rimozione delle quote latte, l'aumento del consumo mondiale di burro, le condizioni atmosferiche, ecc. A tal proposito Psalmon ha aggiunto che "non è possibile definire con precisione l'impatto dell'embargo russo sui produttori caseari francesi".

"Inoltre, le esportazioni complessive europee erano stabili nel 2014: il volume delle forniture alla Russia (e alla Cina per quanto riguarda il latte in polvere) è stato compensato dallo sviluppo del commercio verso altri Paesi come quelli in via di sviluppo", ha osservato l'esperto.

Belgio: rimane l'interesse per il mercato russo, ma a prezzi diversi

I produttori di carne di maiale in Belgio sono interessati a riprendere le esportazioni dei propri prodotti in Russia, ha dichiarato la Federazione belga dei produttori di carne FEBEV.

"Sappiamo che la Russia ha incrementato i volumi di produzione propria. È chiaro che non potremo proporre gli stessi prezzi del passato, ma i produttori belgi sono da sempre interessati al mercato russo", ha dichiarato a Sputnik Cedric Sharon, export manager della FEBEV.

Secondo Daniel Coulonvale, rappresentante del sindacato europeo degli agricoltori COPA-COGECA, gli agricoltori belgi, che nel primo anno hanno sofferto molto le conseguenze dell'embargo russo, non sono più dipendenti da questo grazie ai provvedimenti adottati dalle autorità europee e belghe. "È stato effettuato un grande lavoro per il più facile ottenimento di permessi all'esportazione e per la semplificazione delle procedure di controlli sanitari, in particolare verso i Paesi dell'America meridionale e del Sud-Est asiatico", ha affermato Coulonvale.

Arkady Arianoff, direttore generale della Camera di Commercio Belgo-Lussemburghese in Russia, ha dichiarato a Sputnik che al 2013 prima dell'introduzione delle contro-sanzioni il Belgio esportava in Russia 5 miliardi di euro complessivamente.

"L'anno scorso, invece, il volume delle importazioni è leggermente cresciuto ed era pari a soli 2,1 miliardi di euro, ovvero una riduzione di più della metà nel periodo considerato. A subire le maggiori perdite (circa 1 miliardo di euro) è stato il settore agricolo", ha dichiarato a Sputnik.

"Il Belgio oltre ai prodotti agricoli (in particolare pere e mele; prodotti caseari in misura minore) lavorava con la Russia anche nei settori delle tecnologie edilizie e dei materiali, dell'energia e delle attrezzature industriali", ha osservato Arianoff.

Svizzera: nessuna crescita

Quattro anni dopo le contro-sanzioni della Russia nei confronti dell'UE, il fatturato delle operazioni con la Svizzera ha cominciato lentamente a diminuire.

"Il fatturato complessivo è in aumento, ma ora purtroppo si osserva una tendenza alla sua diminuzione. Scende sia il volume delle esportazioni dalla Russia sia quello delle importazioni della produzione svizzera in Russia", ha affermato Marina Shakhunyan, consulente della Rappresentanza commerciale russa a Berna.

Secondo Shakhunyan, le esportazioni della produzione svizzera si sono stabilizzate dopo il crollo del rublo nell'inverno del 2014 che portò a un'impennata dei prezzi dei prodotti svizzeri per i consumatori russi.

Secondo i dati pubblicati sul sito del governo da settembre 2014 le esportazioni di formaggi svizzeri in Russia non sono cresciute molto. Ad esempio, ad ottobre 2014 in Russia sono stati esportati formaggi svizzeri per un valore superiore a 28.409.000 franchi. Mentre a giugno 2018 lo stesso valore si è attestato a poco più di 26.813.000 franchi.

Al momento il prodotto più in rapida crescita fra le importazioni di prodotti russi in Svizzera è una varietà di foraggio altamente proteico.

Egitto: crescita triplicata

"La situazione è florida", così comincia l'intervento di Hisham El-Naggar, direttore esecutivo di una delle maggiori società egiziane che producono ed esportano frutta e verdura in Russia e in Europa.

"Noi abbiamo coperto il deficit di esportazioni europee in Russia negli ultimi 4 anni facendo gli interessi dell'Egitto e della Russia", ha dichiarato El-Naggar.

Secondo lui l'esportazione di frutta e verdura di ogni produttore egiziano in Russia si sarebbe triplicata nel periodo considerato.

"Queste sanzioni non sono vantaggiose solo per l'Egitto, ma anche per la Russia, poiché noi vendiamo ai consumatori russi prodotti a prezzi vantaggiosi, 15-20% in meno rispetto ai prodotti europei", ha osservato l'esperto.

Secondo le statistiche del Servizio doganale federale, le perdite derivanti dall'embargo potrebbero attestarsi a 8,3 miliardi di dollari all'anno.

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