19:30 21 Agosto 2018
Estrazione di petrolio in Siria

Chi potrebbe escludere la Russia dal mercato di greggio e gas in Siria?

© AP Photo / Hussein Malla
Economia
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Considerando unicamente le statistiche, l’interesse russo per i progetti legati al gas e al greggio siriano non è del tutto chiaro.

La situazione politica e militare in Siria si è stabilizzata e le compagnie russe hanno cominciato i lavori di prospezione geologica su terra e al largo della repubblica araba. I rappresentanti del mercato di greggio e gas si sono detti pronti a partecipare al risanamento delle infrastrutture energetiche nel Paese. Sputnik vi spiega cosa porterà alla Russia questo partenariato e chi potrebbe mettere a repentaglio la realizzazione dei futuri progetti.

A inizio luglio dal Ministero russo dell'Energia è stato comunicato che hanno manifestato il loro interesse ai progetti in Siria i leader del settore come Zarubezhneft, Zarubezhgeologiya (controllata di Rosgeologiya), Tekhnopromeksport (parte di Rostekh) e STG-inzhiniring. Niente di nuovo per queste aziende che hanno già esperienza di lavoro nella regione.

A titolo di esempio, una delle società russe si è assunta il ruolo di leader nelle prospezioni al largo di Cipro un paio d'anni fa. Dunque, non ci sono dubbi sulla loro competenza.

"Noi siamo interessati a collaborare con la Siria per realizzare diversi progetti. Ma per adesso ci troviamo nella fase iniziale delle trattative", ha spiegato a Sputnik Anton Sergeev, rappresentante di Rosgeologiya.

Non solamente prospezioni

Le società russe non sono intenzionate a limitarsi a un'unica prospezione. Si parla non solo di lavori di prospezione geologica già in corso ma anche del risanamento dell'intera infrastruttura energetica siriana: raffinerie, gasdotti, petroldotti e centrali termoelettriche.

"La Russia ha creato infrastrutture nell'Africa nord-orientale e, più specificatamente, in Libia. Abbiamo grande esperienza nella costruzione di tubazioni e l'abbiamo dimostrato nei Paesi del Vicino Oriente e dell'Africa settentrionale. Se non scoppieranno nuovi conflitti armati, riusciremo a risanare le infrastrutture in Siria nel giro di 2-3 anni", afferma Vitaly Bushuev, direttore generale dell'Istituto di strategia energetica.

Va detto che, se al momento non ci sono informazioni relative alle tubazioni e alle raffinerie, per quanto riguarda invece il risanamento delle centrali termoelettriche la Russia e la Siria hanno già trovato un accordo. Prima della guerra la rete elettrica siriana era una delle più sviluppate e potenti della regione. Oggi più di metà delle centrali non è in funzione. Dunque, al momento l'obiettivo principale è fornire elettricità nelle case di milioni di persone.

"Sono stati sottoscritti memorandum d'intesa tra la Siria e la Russia per il risanamento delle centrali elettriche in Siria. Ad esempio, nella centrale termoelettrica di Aleppo bisognerà avviare un secondo, un terzo e un quarto generatore. Si sta valutando anche la possibilità di avviare due generatori di vapore da 700 megawatt", spiega Zuheir Karboutli, ministro siriano dell'Energia in un'intervista a Sputnik Arabic.

Piano strategico

Considerando unicamente le statistiche, l'interesse russo per i progetti legati al gas e al greggio siriano non è del tutto chiaro. Stando ai dati della British Petroleum pubblicati in un rapporto dello scorso anno, le riserve provate di greggio nel Paese sono pari a 2,5 miliardi di barili e quelle di gas naturale a 0,3 trilioni di m3. A titolo di confronto l'Iran dispone di 158,4 miliardi di barili di greggio e di 33,5 trilioni di m3 di gas.

Ma queste sono solo le riserve provate con cui ci sono stati seri problemi in tutto il mondo. In particolare, gli esperti della compagnia americana di investimenti Sanford C. Bernstein & Co. a inizio luglio hanno rilevato una riduzione catastrofica degli investimenti da parte dei principali produttori di petrolio nella prospezione di nuovi giacimenti negli ultimi 20 anni. Conseguenza: le riserve si sono ridotte in media del 30%.

L'approccio delle multinazionali russe al mercato di greggio e gas in Siria è un piano strategico volto non solo a risanare l'economia distrutta della repubblica araba, ma anche a ricavarne dei profitti dei decenni a venire. Già in questa fase, dunque, si può parlare di prospettive concrete: alcuni anni fa nel Mediterraneo sono stati scoperte quelle che probabilmente sono le maggiori riserve al mondo di gas naturale. L'accesso territoriale a queste riserve lo possiedono diversi Paesi, tra cui la Siria.

Chiaramente grandi lavori richiedono grandi investimenti e il governo siriano non ha risorse del genere. Dunque, il fardello dei finanziamenti devono sostenerlo le società russe. Ma ciò non significa che dopo la realizzazione dei progetti la Russia si accontenterà di un ringraziamento simbolico da parte della Siria.

"Risaneremo la situazione e i siriani ci ripagheranno con una parte del greggio estratto da quei giacimenti che entreranno in funzione", ha confermato a Sputnik Vladimir Isaev, professore dell'Istituto per i Paesi dell'Asia e dell'Africa presso l'Università statale di Mosca. 

Chi ci "ama" ci segue con lo sguardo

Considerata l'attuale situazione politica esterna e i successi delle società russe sul mercato siriano di greggio e gas, saranno intensificati i tentativi da parte di Paesi terzi di escludere da questo mercato la Russia. In primo luogo, questo riguarda i giganti internazionali del settore.

Senz'ombra di dubbio tenteranno di integrare la propria attività in Siria una volta terminata la guerra. Tuttavia, è difficile credere che il governo siriano le accoglierà a braccia aperte. Sono ancora troppo vividi i ricordi dell'operato di Shell e Total che hanno abbandonato il Paese nel dicembre del 2011 sullo sfondo dell'inasprita retorica dei leader occidentali nei confronti del governo legittimo del Paese. Ma forse nemmeno i Paesi amici riusciranno a sbarazzarsi della Russia. Più probabilmente si occuperanno di progetti loro più consoni. Il primo Paese di questa lista è la Cina con il suo enorme potenziale di investimento.

"Pechino non ha esperienza perché l'intera sua infrastruttura energetica venne costruita dall'URSS. La Cina si occuperà della costruzione di strade (attività per cui sono già stati firmati degli accordi), nonché del risanamento dell'agricoltura o delle fabbriche tessili", ritiene Vladimir Isaev.

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Mercato del petrolio, gas, Petrolio, Siria, Russia
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