05:20 18 Luglio 2018
Estrazione di petrolio

Il petrolio iraniano come arma degli USA per frenare crescita economica dei Paesi asiatici

© AP Photo / Hasan Jamali
Economia
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Gli Stati Uniti raccomandano all'India in qualità di Paese amico di riflettere e decidere se l'Iran sia davvero il partner con cui continuare a fare affari. Lo ha affermato oggi la rappresentante permanente degli Stati Uniti all'ONU Nikki Haley in un'intervista con NDTV.

Ha osservato che la revisione delle relazioni con l'Iran permetterà all'India di ridurre la dipendenza energetica da Teheran. Il diplomatico americano aveva discusso questi argomenti con il primo ministro indiano Narendra Modi il giorno prima.

Questa settimana alti funzionari dell'amministrazione americana nelle capitali di diversi Paesi in Europa, Medio Oriente ed Asia hanno fatto pressioni sulle autorità locali per ridurre gli acquisti di petrolio dall'Iran. In particolare martedì 26 giugno un alto funzionario del dipartimento di Stato ha riferito ai giornalisti che discussioni simili si stanno portando avanti anche con la Cina.

La Cina è il più grande importatore di petrolio iraniano, l'India è il secondo più grande compratore. Mercoledì è emersa la prima reazione ufficiale della Cina alle dichiarazioni di Washington. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lu Kang ha ricordato che la Cina e l'Iran sono partner, mantengono normali scambi e rispettano i loro obblighi sulla base del diritto internazionale, comprese questioni quali l'economia, il commercio e l'energia.

Inoltre il Global Times, riferendosi alle analisi di esperti, ha scritto che le società cinesi non seguiranno le aziende europee nel cancellare la loro attività in Iran. In precedenza Bloomberg aveva riferito che oltre 12 società europee avevano cancellato o sospeso accordi commerciali e di investimento con l'Iran per la minaccia delle sanzioni statunitensi a seguito della cooperazione con l'Iran.

Il ministero del Petrolio dell'India, da parte sua, ha chiesto alle imprese del settore petrolifero di prepararsi ad una "forte riduzione o all'azzeramento" delle importazioni di petrolio iraniano da novembre. E' stato segnalato ieri dalla Reuters. Questa è stata la prima reazione di New Delhi alla pressione americana per ridurre i legami commerciali con l'Iran. Allo stesso tempo l'India ha dichiarato di non riconoscere le sanzioni unilaterali imposte dagli Stati Uniti, ma di seguire solo le misure afflittive delle Nazioni Unite.

Durante il precedente ciclo di sanzioni contro l'Iran, l'India, così come la Cina, era stato uno dei pochi Paesi che continuavano ad acquistare il petrolio iraniano. L'esperto dell'Istituto russo per gli studi strategici Ajdar Kurtov prevede la continuazione di questa tendenza:

"Nessuno dei Paesi asiatici, né l'India, né la Cina, si arrenderà in alcun caso immediatamente, non si piegheranno agli Stati Uniti. Soprattutto perché sia l'India sia la Cina hanno legami forti con l'Iran, ci sono piani per implementare una serie di progetti importanti, inclusi investimenti nei trasporti e nella logistica. Se i Paesi dell'Asia si uniranno alle sanzioni contro l'Iran, questi progetti potrebbero restare sulla carta. Pertanto ci sarà una dura lotta per il petrolio iraniano".

L'esperto ritiene che l'avvertimento degli Stati Uniti agli alleati e ai partner sulla necessità di prepararsi ad azzerare le importazioni di petrolio dall'Iran entro novembre, o in caso contrario subire le sanzioni americane, persegua almeno due obiettivi. "Uno di questi è ottenere vantaggi artificiali tramite la sostituzione con le risorse energetiche statunitensi dei volumi delle esportazioni di petrolio iraniano che crolleranno per le sanzioni. Un altro obiettivo è usare il divieto di importare il petrolio iraniano per frenare la crescita delle economie dei paesi in via di sviluppo dell'Asia, soprattutto Cina ed India, secondo Ajdar Kurtov.

Secondo le dogane, a maggio la Cina ha importato 39 milioni di tonnellate di greggio. Il volume totale di petrolio importato dalla Cina da gennaio a maggio di quest'anno è aumentato dell'8,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Un forte aumento delle importazioni di oro nero è stato osservato anche in India.

L'analista dell'Istituto di Studi Orientali dell'Accademia Russa delle Scienze Irina Fedorova, in un'intervista a Sputnik ha osservato che la Cina, come l'India e la Corea del Sud, hanno esperienza nel rispondere al blocco americano delle importazioni di petrolio iraniano:

"Durante le precedenti sanzioni, i pagamenti per le forniture di questo petrolio spesso non venivano effettuati in dollari. O il petrolio veniva barattato con altre merci, o il denaro veniva girato a banche cinesi e indiane. Questi fondi sono stati restituiti all'Iran dopo il raggiungimento dell'accordo sul programma nucleare. Credo che sia la Cina che l'India, naturalmente, ridurranno il volume delle importazioni, ma non lo fermeranno completamente.

Per il fatto che continueranno ad importare il petrolio iraniano nel pieno delle pesanti sanzioni statunitensi, cercheranno di abbassare il prezzo di acquisto del petrolio iraniano che hanno oggi. Questa esperienza c'è già stata. Inoltre in Cina sono state create banche speciali, le cui attività sul mercato bancario internazionale non erano soggette alle sanzioni statunitensi. In generale credo che le importazioni di petrolio iraniano di questi Paesi si ridurranno.

Il calo delle importazioni avverrà gradualmente. Non penso che, nonostante la ruvidità dell'attuale presidente degli Stati Uniti, la decisione di fermare le importazioni sarà rigida, immediata e complessiva. Inoltre in Asia hanno esperienza nell'eludere le sanzioni americane".

Attualmente in Iran ci sono circa 100 imprese cinesi che investono in settori come l'energia, le infrastrutture e l'industria automobilistica.

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Sanzioni, Geopolitica, Politica Internazionale, Energia, Economia, Commercio, Petrolio, Nikki Haley, Narendra Modi, Asia, Iran, USA, India
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