03:02 18 Luglio 2018
Lamponi

“L'Ucraina rovina i lamponi della Polonia”

© Sputnik . Vitaliy Timkiv
Economia
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L'estate è una stagione delicata per i produttori agricoli, compresi i produttori di lamponi. Inoltre in Polonia questa categoria si è trovata di fronte a diversi problemi, ne parla in dettaglio il portale Natemat.pl.

"Così male non si è mai visto", si lamentano i produttori di Kraśnik. Nella regione (Voivodato di Lublino) si trovano le più grandi piantagioni del Paese, in Europa sono le seconde per estensione.

Ma quest'anno i produttori sono preoccupati dal contesto. Parlano di tragedia, di prezzi incredibilmente bassi, di mancanza di manodopera ed enormi piantagioni di lamponi a basso costo oltre il confine orientale; stanno preparando un appello al governo e chiedono con insistenza assistenza. Su internet qualcuno propone addirittura di scendere in piazza. Se non cambierà nulla, le piantagioni di lamponi cesseranno semplicemente di esistere, avvertono i produttori.

La corrispondente di Sputnik Irina Chayko ha parlato con Andrzej Maj, produttore di Krasnik.

"Abbiamo le più grandi piantagioni di lamponi in Europa. Per questo motivo, molti vivono qui. Tra i 10mila terreni agricoli registrati, la metà è destinata alla produzione di lamponi. Pertanto i bassi prezzi sono un grosso problema per noi. Ma il prezzo basso non è solo per i lamponi, anche per le ciliegie, l'uva spina. In realtà è un anno particolare, visti i prezzi bassi.

Certo, c'è il sospetto che i lamponi provenienti dall'Ucraina finiscano in Polonia. Non posso verificarlo, ma questa opinione è comune tra i produttori. Peggio ancora, se questi lamponi sono confezionati con i nostri marchi e alcuni residui di pesticidi raggiungeranno i nostri clienti. La perdita di reputazione del marchio è un grosso problema.

La provincia di Kraśnik vive grazie a questa produzione e le perdite si ripercuoteranno anche in altri settori, come servizi e commercio. Siamo minacciati da una crisi economica locale e spero che il governo faccia tutto il possibile per far chiarezza. Le autorità competenti dovrebbero valutare se esiste realmente un'importazione incontrollata di lamponi da oltre i confini della UE. Questo è il primo punto.

In secondo luogo occorre verificare se la qualità di questo lampone sia adeguata, se viene importato legalmente, se esistono alcune quote stabilite dalla Commissione Europea. Il successivo problema sono i contratti a lungo termine. Vorremmo che la legge stabilisse le date per la validità di accordi. Ora non è così, i rivenditori sfruttano spesso questa situazione e firmano contratti letteralmente ogni giorno per ogni consegna. Al mattino il contadino non sa quale sarà il prezzo quando venderà i lamponi. Vorremmo che i contratti venissero firmati in anticipo di diversi mesi e che fosse fissato un prezzo minimo. Penso che si possa fare.

Inoltre abbiamo un grosso problema con i lavoratori. Ora le persone provenienti dall'Ucraina lavorano nei campi e vorremmo che l'ingresso di queste persone fosse semplificato durante la stagione di raccolto. Vorremmo anche che i costi per l'assunzione di questi lavoratori stagionali venissero ridotti, perché l'agricoltura è un settore particolare, dipendente da molti fattori, anche dalle condizioni meteorologiche. La situazione è complicata. Non solo perché questa è una produzione molto costosa, ma anche perché ci sono costi aggiuntivi legati all'assunzione di lavoratori per la raccolta.

I nostri principali clienti sono i Paesi dell'Europa occidentale: Germania, Olanda, Paesi scandinavi. Tra pochi mesi inizierà la raccolta delle mele, quindi i problemi non finiranno. Il mercato di sbocco principale fino ad un certo punto era la Russia. Noi agricoltori sosteniamo pienamente la ripresa del piccolo traffico frontaliero e la possibilità di vendere le nostre mele alla Russia, che erano molto apprezzate. Esortiamo il governo ad intraprendere misure per riprendere le relazioni commerciali, in primo luogo la vendita di mele ed altri prodotti agricoli in Russia. Risolverebbe davvero molti problemi."

Tags:
Lavoro, Economia, Commercio, Agricoltura, sanzioni antirusse, Polonia, Ucraina, Russia
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