20:01 23 Settembre 2018
Turkish Stream

Il Turkish Stream è solo un’avvisaglia.L’Europa si prepara a fare i pugni per il gas russo

© AP Photo / Selcan Hacaoglu
Economia
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Sabato scorso è stato firmato il protocollo ufficiale tra Gazprom e il governo turco sul tratto a terra del gasdotto Turkish Stream per l’approvvigionamento di gas russo ai consumatori europei.

Una cosa importante da ricordare: questo accordo era atteso da molto tempo ma la sua conclusione è stata ostacolata da una disputa tra Gazprom e la compagnia turca Botas sulle condizioni del contratto che regolano la fornitura di gas naturale russo ai consumatori turchi. Le controversie sono state risolte e il documento firmato permette già di passare alla posa del tratto a terra del gasdotto. Inoltre, è stato già dichiarato che della costruzione di questo tratto si occuperà la società di progetto congiunta russo-turca TurkAkim Gaz Tasima A.S. che è stata creata con uguali quote societarie.

Le parti (la russa Gazprom e la turca Botas) si sono accordate sulla concessione già raggiunta nella primavera del 2015 ma che rimaneva ad oggi non formalizzata. Le condizioni per cui ciò non accadde già nel 2015 sono impresse nella memoria di tutti noi. Ma oggi, superato il conflitto intergovernativo, il monopolio russo restituirà alla compagnia turca un miliardo di dollari di eccesso accumulato in questo periodo.

Questo è in generale tutto abbastanza trasparente ed equo: se la parte turca nonostante tutto adempie con puntualità ai suoi doveri relativi al gasdotto, anche la parte russa agirà allo stesso modo. Gazprom è stata pronta a risolvere le controversie a partire dal 2015: infatti, si era accordata anche per una risoluzione preliminare del prezzo delle forniture.

La questione ora è un'altra.

Com'è noto la costruzione del primo tratto del Turkish Stream che permetterà la fornitura di gas naturale russo ai consumatori russi si è conclusa ad aprile. Adesso si tratta di terminare la posa del secondo tratto grazie al quale il gas attraverserà la Turchia per arrivare in Europa meridionale: questo secondo tratto andrà a finire nella parte europea della Turchia, là dove vi è il primo tratto.

Secondo il ministro dell'energia turco Berat Albayrak la costruzione del tratto a terra in prossimità dei confini dell'UE sarà conclusa proprio nei tempi stabiliti, cioè entro la fine del 2019. E l'osservanza delle "dichiarate scadenze di progetto" in questo caso non è per nulla casuale.

Infatti, questi fattori non interessano solo le parti russa e/o turca.

Ricordiamo che proprio in questo periodo sono attese le prime forniture di gas russo in Europa anche tramite il Nord Stream 2. Dopodiché Gazprom praticamente indirà un'"asta segreta" per i nuovi tratti sia del Nord sia del Turkish Stream e la situazione sui mercati energetici europei cambierà radicalmente. Perché ora la concorrenza non consisterà più nel "giocare con le valvole" dei Paesi limitrofi, ma nell'avere due gasdotti diretti praticamente di ugual valore che si faranno concorrenza a vicenda per offrire le migliori condizioni.

Non c'è nemmeno bisogno di fare previsioni: già ora la fornitura di gas in Germania tramite il Nord Stream è considerevolmente meno cara rispetto ai gasdotti tradizionali: cioè attraverso l'Ucraina, la Polonia e la Bielorussia.

E in tal senso non è casuale l'"inattesa" risoluzione della controversia da tempo prolungatasi tra Gazprom e la Commissione europea. Poiché proprio la settimana scorsa (a quanto pare, del tutto casualmente) è stata resa nota la conclusione, accolta con favore da entrambe le parti, delle indagini antitrust che la Commissione europea ha condotto ai danni della compagnia monopolistica di gas russo.

La Russia è soddisfatta di questa decisione. "Noi abbiamo sempre confermato l'intenzione di collaborare in buona fede al fine di trovare una soluzione costruttiva e che soddisfacesse entrambe le parti nell'ambito della procedura stabilita", ha dichiarato il vice direttore di Gazprom Aleksandr Medvedev.

Ora non rimane che il Nord e il Turkish Stream (leggasi Germania e Turchia) concorrano per il diritto di costruire attraverso i propri hub il terzo e il quarto tratto. Perché il gas russo che, ad esempio, arriva in Italia potrebbe passare sia da uno sia dall'altro gasdotto. Oppure attraverso l'Austria, oppure ancora attraverso il Mar Ionio e il Mar Adriatico. Per il fornitore la risorsa non è importante. E questo sta cambiando radicalmente la situazione energetica in Europa (sia per il fornitore sia per i consumatori finali): infatti, questa nuova condizione può essere comparata a quella "rivoluzione del gas" che l'URSS e la Germania Ovest condussero tramite il celebre accordo "gas contro tubi". Per il massimo piacere e dispiacere di una certa terza parte oltreoceano.

A tal proposito ricordiamo che il precedente gasdotto a terra costruito dalla Germania e dall'URSS passava attraverso l'Ucraina la quale ottenne in seguito l'indipendenza e da allora sta esaurendo la sua posizione monopolistica di transito. Quindi, non le resta che ridursi a svolgere ruoli secondari sullo scenario energetico europeo oppure rimanervi senza un preciso ruolo.

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Nord Stream, Costruzione North Stream 2, Nord Stream 2, Turkish Stream, Gazprom, Ucraina, Germania, UE, Russia, Turchia
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