12:17 20 Settembre 2018
Lingotti d'oro

L'oro ungherese ritorna dall'Inghilterra: perchè?

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Economia
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L'Ungheria ha annunciato di voler riportare in patria tonnellate delle sue riserve auree conservate nella Banca d'Inghilterra (Banca Centrale britannica - ndr) a Londra.

Questa affermazione è arrivata dopo che le banche centrali di Austria, Germania, Olanda e Venezuela hanno preso decisioni analoghe. Sputnik ha discusso queste intenzioni della Banca Nazionale d'Ungheria con l'analista del mercato dell'oro Dimitri Speck.

— Ero un po' coinvolto nella questione del ritorno dell'oro in Germania, ma in Germania la questione è leggermente diversa da quella ungherese, perché l'Ungheria ha solo tre tonnellate di oro, che equivalgono a 120-130 milioni di dollari. Pertanto il valore non è così grande. Tra le principali ragioni che la Banca centrale di Ungheria ha indicato vi è la volontà di mandare un segnale di forza. Naturalmente vogliono anche ridurre i rischi; anche questo è un punto chiave, perché l'oro è l'unica risorsa nelle riserve bancarie che non rischia di essere falsificata.Naturalmente, conservando l'oro in patria e non all'estero, si riducono a zero i rischi.

Tre tonnellate d'oro per l'Ungheria sono troppo poco per affermare che può rafforzare la sua indipendenza. Assomiglia di più ad un segnale, e forse ci sono alcune ragioni per prestare attenzione esattamente a questa quantità d'oro. Ma per l'intero Paese è piuttosto piccola l'importanza di questa quantità d'oro.

Negli ultimi anni la Russia, la Cina e la Turchia comprano oro per riempire le loro riserve nazionali, hanno inoltre fatto appelli per usare l'oro nelle operazioni commerciali internazionali, allontanarsi dal dollaro USA e dal suo dominio. Pensa che questa tendenza possa diffondersi?

— In generale, sì. La quota degli Stati Uniti nell'economia globale sta diventando sempre più piccola, e per altri paesi, come la Russia e la Cina, la dipendenza dal dollaro americano ha in aggiunta degli svantaggi, soprattutto ora, quando crescono le tensioni. Si ha una maggiore indipendenza se non si paga nella valuta del Paese con cui si hanno rapporti tesi. Si tratta di una tendenza naturale che, secondo me, continuerà perché gli Stati Uniti hanno debiti enormi. Non è solo un problema politico, è anche una questione di valore economico delle proprie riserve. Prima o poi lo Stato debitore tenderà a svalutare la sua moneta con l'inflazione, in particolare ai creditori stranieri. In questo caso, principalmente la Cina, ma anche ad esempio i Paesi arabi, perderanno valore a seguito della svalutazione del dollaro statunitense. Pertanto per gli altri Paesi non è sempre bene investire grandi risorse in una sola valuta. Credo che questa tendenza di smarcamento dal dollaro USA continuerà non solo per la Russia e la Cina, ma prima o poi interesserà gli altri Paesi.

- Pensa che avrà un effetto a lungo termine sul valore del dollaro e sull'intera economia statunitense?

Per gli affari internazionali e le riserve delle banche centrali, il punto chiave è che il dollaro si deprezza e l'importanza dell'oro aumenta. Naturalmente, sarà di grande importanza per gli Stati Uniti e lo ritengo un impatto positivo, perché al momento, da decenni, gli Stati Uniti accusano un grande deficit, questo deficit è in parte pagato dalle banche centrali straniere che prestano il denaro agli USA. Per gli Stati Uniti è un modo semplice per indebitarsi e consumare più di quanto producono. Per gli Stati Uniti arriverà il momento quando smetteranno di finanziare questo debito. Naturalmente i consumatori troveranno più difficile ottenere beni, sia nel settore privato che nel settore pubblico. Ma, d'altra parte, porterà ad una sorta di reindustrializzazione degli Stati Uniti per i tassi di cambio, anch'essi influenzati da questo flusso monetario. A mio parere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta cercando di avvicinarsi a questo tramite i dazi e le aliquote commerciali, ma avrebbe fatto meglio riducendo il debito e la quantità di dollari che vengono conservati nelle altre banche centrali. Questo aiuterebbe gli Stati Uniti a ridurre il deficit commerciale molto più di quello che sta facendo ora l'inquilino della Casa Bianca. Ma naturalmente è molto più difficile per i politici intraprendere questa strada piuttosto che semplicemente fare debiti ancora più grandi e creare qualcosa come una guerra commerciale. In generale mi sembra che se il dollaro americano perderà la sua importanza nelle riserve delle banche centrali mondiali, sarà una buona tendenza.

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Borsa&Mercati, Geopolitica, Finanze, Politica Internazionale, Economia, oro, Gran Bretagna, Ungheria
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