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10:58 20 Ottobre 2019
Il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk e il premier cinese Li Keqiang arrivano al Summit UE-Cina a Bruxelles, Belgio, il 2 giugno 2017.

L'odore dei soldi: perché Bruxelles teme gli investimenti della Cina

© REUTERS / Virginia Mayo/Pool
Economia
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Ha suscitato nervosismo a Bruxelles il vertice del 16 novembre a Budapest tra i Paesi dell'Europa orientale e la Cina nel formato "16+1". Gli eurodeputati ed i funzionari europei non nascondono le proprie preoccupazioni: Pechino seduce i giovani membri della UE distruggendo in questo modo l'unità.

Molti hanno ricordato la previsione del ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel: a settembre aveva messo in guardia i partner dal fatto che, a causa dell'espansione cinese, la UE potrebbe dividersi.

Una via unica in Europa

Il summit "16+1" è stato il sesto di fila. A ll'ordine del giorno dell'ultimo incontro, come in tutti quelli precedenti, è stato discusso il progetto cinese "Nuova Via della Seta". Per la sua attuazione, Pechino intende coinvolgere 16 Stati dell'Europa orientale, che comprendono 11 membri della UE e 5 Paesi balcanici extra-UE.

Il vertice "16+1" annovera: Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Macedonia, Montenegro, Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia e Cina.

Intervenendo al summit di Budapest, il premier cinese Li Keqiang ha promesso investimenti da miliardi di euro, principalmente nello sviluppo di infrastrutture di trasporto, tecnologie avanzate e fonti di energia rinnovabile. Già adesso circa 3 miliardi di euro sono stati accantonati nella parte europea del progetto economico di Pechino: due miliardi saranno ricevuti attraverso la Banca di Sviluppo Cinese, un'altra tramite il programma di cooperazione di investimento.

"La nostra cooperazione è aperta e trasparente, garantiamo che si svilupperà nel quadro più ampio delle relazioni tra Cina ed UE", ha sottolineato Li Keqiang.

Il padrone di casa del summit, il capo del governo ungherese Viktor Orban, ha definito gli investimenti cinesi "un'eccellente opportunità" che "andrà a vantaggio dell'intera Europa".

"Il mondo sta cambiando e la Cina ha tutti i mezzi per dare all'Europa uno sviluppo tale che sarebbe irrealizzabile con le sole risorse della UE", ha affermato.

Non solo l'Europa centrale e orientale, ma anche quella occidentale ambisce all'appetitosa torta cinese. L'Austria è seriamente interessata: la comunità imprenditoriale vuole che "la Via" passi attraverso il territorio austriaco. La Camera di Commercio di Vienna e la compagnia ferroviaria austriaca ÖBV si sono rivolte alle autorità con la richiesta di unirsi al progetto e soprattutto di costruire un grande terminale che consentisse di riposizionare i convogli con il largo scartamento ferroviario orientale in quello stretto occidentale.

Tutto questo ha seriamente scosso Bruxelles: hanno paura che, attraverso la "porta orientale", così Viktor Orban ha chiamato i partecipanti al vertice di Budapest, la Cina entrerà nella UE e prenderà l'iniziativa in Europa. Non solo da un punto di vista economico, ma anche politico.

Chi fa la musica

Dal 2012 le aziende cinesi con il supporto delle banche pubbliche hanno annunciato investimenti nelle infrastrutture e nei settori industriali correlati dell'Europa centrale ed orientale pari a 15 miliardi di euro. Questa somma è relativamente piccola se confrontata con i fondi strutturali della UE, che solo in Polonia dal 2010 al 2014 anno hanno portato circa 80 miliardi di euro. Tuttavia, sono convinti gli analisti occidentali, per Pechino non sono tanto importanti questi 16 Stati in sé, piuttosto offrono la possibilità di entrare nello spazio europeo.

La capacità della Cina di investire nello sviluppo degli Stati membri della UE è limitata dalle norme comunitarie, in particolare dalle disposizioni del patto di stabilità e di crescita in relazione alle politiche fiscali e di bilancio. Un'altra cosa sono i Paesi balcanici, come Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, che non appartengono all'Unione Europea e non sono soggetti alle norme di Bruxelles. Qui Pechino agisce più attivamente e proficuamente: in Serbia i cinesi hanno facilmente rilevato diverse imprese, finanziato la costruzione di strade, ponti, ferrovie ed impianti energetici. Nel 2015 la China Pacific Construction Group ha firmato un accordo per la costruzione di un'autostrada tra il Montenegro e l'Albania per un investimento complessivo di 3 miliardi di euro.

Tutto sommato, passo dopo passo, la Cina sta entrando in Europa. Negli ultimi 7 anni, secondo il portale tedesco Deutsche Wirtschafts Nachrichten e la rivista economica ungherese Polgari Szemle, la Cina è riuscita ad investire massicciamente nei principali Paesi della UE senza incontrare alcuna resistenza da parte di Bruxelles. Ecco un elenco di alcuni di questi affari.

2010 — La casa automobilistica cinese Geely ha acquisito la svedese Volvo. L'affare è stato stimato in 1,5 miliardi di dollari.

2011 — La Three Gorges Corporation (CTG) ha comprato il 21,3% delle azioni della società elettrica portoghese Energias de Portugal. L'affare è ammontato a circa 3,5 miliardi di euro.

2011 — La China Investment Corporation (CIC) è diventata proprietaria del 30% della società energetica francese GDF Suez. L'importo della transazione è stato di circa 3,2 miliardi di euro.

2011 — Il gruppo industriale Wanhua ha acquistato la società chimica ungherese Borsod Chemicals. L'importo della transazione è stato di circa 1,5 miliardi di euro.

2011 — La Petro China Corporation ha acquisito il 50% delle quote della società chimica britannica INEOS. L'importo della transazione è stato di circa 1 miliardo di dollari.

2012 — il produttore alimentare Brightfoods è diventato proprietario del 60% del marchio britannico di muesli (cereali) Weetabix. L'importo della transazione è stato di 1,94 miliardi di dollari.

2012 — Il colosso energetico Sinopec ha acquistato il 49% della compagnia britannica Talisman Energy. L'importo della transazione è stato di 1,5 miliardi di dollari.

Dal 2012 al 2014 le aziende cinesi hanno speso oltre 10 miliardi e mezzo di euro per le acquisizioni di imprese in Europa. Gli affari sono stati fatti in Spagna, Germania, Ungheria, Italia, Regno Unito ed Olanda. Al primo posto per gli investimenti diretti cinesi c'è il Regno Unito, dove dal 2010 al 2014 sono arrivati oltre 12 miliardi di euro cinesi. Al secondo posto c'è il Portogallo con 5,138 miliardi di euro, al terzo la Francia, che ha ottenuto 5,902 miliardi di euro.

Apparentemente non sono infondati solo i timori di Bruxelles, ma anche di diverse capitali europee. Gli investimenti cinesi sono già diventati il pomo della discordia. Non per niente il capo della diplomazia tedesca Sigmar Gabriel ha invitato Pechino a rispettare l'idea di "Europa unita".

"Se non riusciremo a sviluppare una strategia unitaria per la Cina, allora la Cina riuscirà a dividere l'Europa", ha avvertito il ministro degli Esteri della Germania. 

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Tags:
Investimenti, Viktor Orban, Li Keqiang, UE, Europa, Cina
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