18:27 20 Luglio 2018
Impianto di gas in Russia

Energia, per la stampa occidentale Putin si prepara al dominio globale

© Sputnik . Sergey Krasnouhov
Economia
URL abbreviato
6281

I media occidentali sospettano ancora Vladimir Putin di tentare di dominare il mercato mondiale del gas.

"La Russia persegue il dominio globale del gas", scrive il Telegraph ai suoi lettori preoccupati. Il lancio di successo del progetto sul gas naturale liquefatto a Yamal è percepito in Occidente dolorosamente: questa reazione è dovuta a diverse ragioni.

La Russia ha dimostrato di essere in grado di implementare progetti onerosi ad alta tecnologia, anche sotto le sanzioni occidentali: è una constatazione della realtà amara per chi aveva predetto il crollo del più ambizioso progetto energetico russo nella regione artica. Ma fa ancora più male la partecipazione attiva e la competitività della Russia nel mercato mondiale del gas naturale liquefatto, che gli Stati Uniti avevano in gran parte creato per sé stessi.

La visita del ministro dell'Energia saudita a Yamal Khalid al-Falih sottolinea un dato di fatto: la ridistribuzione del mercato energetico globale è in pieno svolgimento e va verso una direzione non favorevole per Washington.

Per capire l'ironia della situazione attuale occorre risalire agli inizi della storia sulla lotta per il mercato mondiale del gas. Alcuni anni fa la "rivoluzione di scisto" ("shale") aveva creato un eccesso di offerta di gas nel mercato nazionale statunitense, conseguentemente si era creata l'opportunità di esportarlo. Abbastanza velocemente questa opportunità si era trasformata in una necessità scaturita dal desiderio delle compagnie energetiche statunitensi di fare profitto, piuttosto che operare in perdita lottando nel mercato interno saturo.

Proprio in questo periodo nell'establishment americano era maturata la folle idea di sfruttare le esportazioni di gas naturale liquefatto per liberare l'Europa dal "guinzaglio del gas russo" (detto in altri termini, si voleva sfruttare il pretesto dell'influenza energetica russa sulla UE e letteralmente fare comprare ai clienti europei il costoso gas americano).

Proprio questa "logica" ha trovato terreno nel testo delle sanzioni anti-russe adottate quest'anno dal Congresso degli Stati Uniti. In generale è facile vedere che in questo schema non si ipotizza che nel mercato del gas naturale liquefatto esistono anche altri protagonisti che vorrebbero davvero prendere parte alla conquista del mercato europeo, fatta eccezione degli stessi Stati Uniti e dei loro alleati del Qatar.

Tuttavia, se guardiamo al mercato mondiale energetico nel suo complesso, l'eldorado per i giocatori dominanti è il mercato regionale del sud-est asiatico, dove ci sono importatori come il Giappone, la Cina e la Corea del Sud, disposti a pagare prezzi estremamente elevati per le forniture di gas naturale liquefatto, provenienti principalmente dal Qatar e dall'Australia (dove vengono sviluppati grandi progetti sul gas naturale liquefatto dalle compagnie energetiche statunitensi come la Chevron e la Exxon). Ottengono la propria quota di profitto gli esportatori statunitensi e spesso hanno l'opportunità di sfruttare le vulnerabilità del mercato cinese del gas.

Per esempio lo scorso gennaio per l'inverno particolarmente rigido le compagnie americane hanno venduto gas naturale liquefatto alle imprese cinesi ad un prezzo tre volte superiore a quello contrattato nel mercato americano.

Oltre agli ovvi benefici economici, questa situazione crea nel campo energetico una leva molto sgradevole per la Cina e molto vantaggiosa per la parte americana, ovvero gli USA ottengono l'opportunità di esercitare pressione politica. In caso di grave peggioramento delle relazioni sino-americane, gli Stati Uniti potrebbero sospendere le forniture di gas e costringere i propri vassalli del Qatar e dell'Australia a fare altrettanto, arrecando così gravi danni all'economia cinese. Anche in questo caso lo schema non implica la presenza di protagonisti indipendenti di un certo peso nel mercato mondiale del gas naturale liquefatto come la Russia. Proprio per questo motivo gli analisti occidentali erano compiaciuti lo scorso anno, quando la Novatek (il principale azionista del progetto energetico a Yamal) aveva riconosciuto che "le sanzioni hanno danneggiato il progetto".

Purtroppo per i nostri competitor occidentali la felicità è stata molto breve, dal momento che il progetto ha ottenuto finanziamenti cinesi aggirando le sanzioni, mentre il partner europeo del progetto, la francese Total, è rimasta fino alla fine.

In questo contesto non sorprende che la nave di trasporto russa artica "Christophe de Margerie" sia partita col primo carico di gas naturale liquefatto per la Cina. Non può non far male agli autori delle sanzioni antirusse: inizialmente avevano previsto che il gas naturale liquefatto americano avrebbe liberato l'Unione Europea dal gas russo, ma alla fine il gas liquefatto russo è diventata un'importante fonte di diversificazione nelle importazioni energetiche cinesi. C'è motivo per essere amareggiati e pubblicare articoli dal titolo "L'arrogante Putin apre l'impianto di gas naturale liquefatto nell'Artico", come fa il canale televisivo britannico Sky News.

"Comprate il nostro gas, risparmiate petrolio", ha suggerito Vladimir Putin al ministro saudita. Khalid al-Falih ha risposto di essersi recato in visita con questo obiettivo. L'Arabia Saudita ha una produzione di gas abbastanza rilevante, ma l'economia saudita potrebbe davvero risparmiare petrolio se ci fossero importazioni di gas naturale liquefatto. Il fatto è che fino alla scorsa settimana quasi nessuno aveva preso in considerazione la possibilità per cui l'Arabia Saudita avrebbe potuto acquistare il gas liquefatto dalla Russia. Forse le consegne dei sistemi russi S-400 attualmente in discussione danno alla parte saudita una certa fiducia nelle proprie forze, quindi gli esportatori americani di gas liquefatto vengono lasciati senza un cliente così gradito.

Nonostante la stampa occidentale racconta con preoccupazione i piani di Mosca per dominare il mercato mondiale energetico, l'esperienza dimostra che l'approccio della Russia per diventare una superpotenza del settore è essenzialmente diverso da quello degli Stati Uniti nei suoi risultati.

Le risorse energetiche della Russia non vengono mai comprate dietro la minaccia della forza o per la disperazione. Al contrario, come si vede negli esempi di Cina, Arabia Saudita ed Unione Europea, la cooperazione con la Russia nel settore energetico non solo fornisce l'accesso a petrolio e gas, ma anche una certa libertà dai dettami dei falchi folli dell'amministrazione americana.

Le sanzioni statunitensi mirano precisamente a limitare questo "export di libertà", ma è già ovvio che non ci riusciranno.

Correlati:

Bloomberg: la Russia ringrazia la Cina con il gas liquefatto
FT: si inasprisce la guerra tra USA e Russia per la fornitura di gas in Europa
Guerra del gas, ma in Europa la Russia batte gli USA
Tags:
Geopolitica, Politica Internazionale, Energia, Economia, sanzioni antirusse, gas naturale liquefatto, gas della Russia, Unione Europea, Khalid Falih, Vladimir Putin, Asia-Pacifico, Arabia Saudita, Australia, Qatar, UE, USA, Russia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik