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    Esperti commentano possibilità che la Serbia diventi hub europeo del gas russo

    © AFP 2018/ ARMEND NIMANI
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    Gli esperti commentano la possibilità che la Russia fornisca assistenza alla Serbia nella costruzione di un nuovo gasdotto dal confine con la Bulgaria che permetterebbe a Belgrado di diventare hub europeo del gas russo.

    In un'intervista con RIA Novosti il presidente serbo Aleksandar Vucic ha dichiarato:
    "Dovremo costruire un gasdotto dal confine con la Bulgaria, da soli o con l'aiuto della Russia. In questo modo riceveremo 9,8 miliardi di metri cubi di gas. Da questo partirà una diramazione che oltre a servire la Serbia si svilupperà i direzione di Bosnia-Erzegovina, Pristina, Croazia. E noi otterremo la tassa sul transito", ha detto Vucic.
    Il presidente serbo ha spiegato che il piano può essere implementato nel caso di costruzione di un hub del gas in Bulgaria. "Quando creeranno questo snodo da qualche parte sulla strada per Varna, il gas andrà a Sofia e da lì arriverà in Serbia", ha aggiunto.

    Secondo Vucic, "con un po 'di fortuna la Serbia potrebbe guadagnare tra i 100 e i 150 milioni di euro l'anno".

    "Penso che per la Serbia sarebbe molto utile, soprattutto se nel 2019 Gazprom non concluderà un nuovo accordo con l'Ucraina e ci ritroveremo senza gas. Il nuovo gasdotto è l'unica soluzione", ha detto a Sputnik Vojislav Vuletic, presidente dell'associazione serba del gas.

    Secondo lui, la storia del GNL americano è una questione priva di senso, sia per i Balcani e per l'Europa intera.

    "Penso che Angela Merkel lo ha capito, perché ha direttamente negoziato la fornitura di gas russo. I tedeschi stanno chiudendo le loro centrali nucleari, come potrebbero compensare questa energia? Così hanno messo l'ex cancelliere Schroeder in connessione diretta con Gazprom, perché questo progetto è importante per loro. La Germania come potente stato industriale non può vivere senza gas", sostiene Vuletic.

    L'esperto ritiene che la Serbia possa costruire le infrastrutture necessarie per la connessione al gasdotto bulgaro in due anni, la cosa principale è una solida garanzia della Bulgaria, vale a dire dell'Unione Europea, che ci sarà il gas.

    L'economista Bozo Draskovic, in un'intervista a Sputnik, ha osservato che la questione energetica è in primo luogo di natura politica, e solo secondariamente economica. Per questo motivo la Bulgaria ha aperto e poi abbandonato il South Stream.

    "Non è chiaro quanto la Bulgaria sarebbe in grado di proteggere i propri interessi economici anziché gli interessi politici dei paesi terzi, ed è un fattore di rischio per il progetto. Naturalmente, questo gasdotto sarebbe molto importante per la Serbia. In primo luogo perché sarebbe ridotto il costo del transito del gas attraverso l'Ucraina e Ungheria. In secondo luogo, rafforzerebbe la posizione della Serbia come attore regionale".

    Il direttore dell'Istituto russo per l'energia Sergey Pravosudov ha spiegato a Sputnik che per la diramazione del Turkish Stream ci sono due alternative possibile: o sarà diretta, attraverso la Grecia, verso l'Italia meridionale, oppure attraverso la Bulgaria fino in Serbia.

    "Impossibile è dire quale sarà la variante reale, tutto dipende dagli europei. Il South Stream era un progetto molto redditizio per tutti gli stati membri. Chi ha impedito la sua costruzione? I politici europei. Tutto dipenderà dalla loro posizione", ha detto Pravosudov.

    Secondo lui, Gazprom, in linea di principio, è disposta a prendere in considerazione la possibilità di costruire un gasdotto dal confine serbo-bulgaro. Per farlo si potrà utilizzare il modello di joint venture, già utilizzato per il South Stream. Pravosudov ha sottolineato che Gazprom si attiene strettamente agli obblighi nei confronti dei consumatori e dovrà fornire gas alla Serbia, indipendentemente dall'esito della situazione del transito di gas attraverso l'Ucraina.

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