06:26 21 Giugno 2018
Lavori sul gasdotto South Stream quando il progetto sembrava concretizzarsi (foto d'archivio)

South Stream è inevitabile?

© Sputnik . Sergei Guneev
Economia
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Nonostante il cambio di direzione verso i mercati asiatici, in primo luogo verso quello cinese, la Russia è ancora interessata a vendere grandi volumi di "combustibile blu" in Europa.

La recente dichiarazione del capo della diplomazia ungherese Péter Szijjártó sulla ripresa dei negoziati tra Mosca, Budapest e Belgrado sulla costruzione del gasdotto South Stream e le parole del vicepresidente di Gazprom Alexander Medvedev, secondo cui la compagnia energetica e il governo bulgaro discutono lo sviluppo della rete di trasporto del gas, hanno reso nuovamente attuale la ripresa di questo ambizioso progetto.

Il presidente dell'associazione sul gas della Serbia Vojislav Vuletic e il politologo Dragomir Andjelkovic ritengono che "South Stream" sia inevitabile, in quanto concilia gli interessi di tutte le parti.

"Il fatto che l'Ungheria ha rispolverato South Stream dimostra ancora una volta una semplice verità: l'Europa dovrebbe costruire sia "Nord Stream-2" che "South Stream". In Europa c'è un deficit di gas, si sentirà in futuro, pertanto serve realizzare South Stream", — afferma Vuletic.

Vuletic ritiene che, nonostante il cambio di direzione verso i mercati asiatici, in primo luogo verso quello cinese, la Russia è ancora interessata a vendere grandi volumi di "combustibile blu" in Europa:

"Se c'è, perché non venderlo, oltretutto serve di più all'Europa. Questo contesto costringe l'Europa a doversi sbarazzare dell'influenza degli Stati Uniti, creando così i presupposti per la realizzazione di South Stream.

Dragomir Andjelkovic osserva che la domanda di gas dei Paesi europei è in crescita:

"Rispondere a queste esigenze senza la Russia è impossibile, soprattutto se si considerano i recenti sviluppi in Medio Oriente. In futuro entro un paio di decenni l'Europa non potrà fare a meno del progetto per ottenere nuovi canali di approvvigionamento di gas dalla Russia. Non importa come si chiamerà, se "South Stream-2" o per esempio "Turkish Stream-2". Ma la sua attuazione dipende in gran parte dalla situazione geopolitica. Va inoltre osservato che Nord Stream-2 risolverà solo temporaneamente i problemi in sospeso."

Allo stesso tempo secondo Andjelkovic, quelli che appositamente hanno frenato e frenano South Stream faranno la stessa cosa tra qualche anno e forse non molleranno nel prossimo decennio, tuttavia non riusciranno a bloccare completamente le infrastrutture. L'esperto ritiene che, anche se non ci fosse il fattore ucraino, l'Europa avrà bisogno di maggiori gasdotti, perché né la Russia né l'Europa sono interessate affinchè "tutte le uova finiscano nello stesso cestino".

A sua volta il direttore del dipartimento di analisi della fondazione di sicurezza energetica Alexander Pasechnik ritiene improbabile la realizzazione di South Stream, in quanto il progetto è già stato in parte assorbito da "Turkish Stream".

"Turkish Stream" è una priorità, su South Stream non ci sono discorsi seri, finora si ipotizza la sua possibile ripresa solo in circostanze favorevoli, vale a dire in presenza di garanzie solide sia dalla Bulgaria che dall'Unione Europea, nonché la presenza di una posizione compatta. Ora questo manca. Allo stesso tempo Turkish Stream ha chiaro il concetto di secondo ramo, che passerà attraverso la Turchia fino al confine turco-greca, da dove gli europei immetteranno il gas nella loro infrastruttura che hanno in programma di sviluppare. Ma ci sono alternative: ovvero questo secondo ramo di Turkish Stream potrebbe raggiungere la costa bulgara."

L'esperto osserva che lo stesso secondo ramo di Turkish Stream attraverso cui fluisce il gas verso l'Europa potrebbe essere denominato se lo si vuole "South Stream". Alla fine dei conti il problema non è nella scelta del nome.  

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Tags:
Geopolitica, Politica Internazionale, Economia, Energia, Gas russo, gasdotto, South Stream, Turkish Stream, Gazprom, Peter Szijjarto, USA, Grecia, Turchia, Russia, Ungheria, Balcani, Serbia, Bulgaria, UE
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