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    Due babushke infornano il pane

    La Russia sfamerà il mondo con il "babushka food"

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    Economia
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    Riccardo Pessarossi
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    In un epoca di cambiamenti climatici, dove l'uomo consuma sempre più risorse ma non ha quasi più spazio per produrle, da qui al 2050 sarà la Russia, con la sua riserva di terra fertile ancora incolta a sfamare il resto del mondo.

    Sviluppo economico e sostenibilità ambientale in primo piano al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo. Il 2 giugno prossimo ne parlerà il climatologo italiano e premio Nobel per la Pace Riccardo Valentini. Sputnik Italia lo ha intervistato a Mosca, alla vigilia dell'importante appuntamento pietroburghese.

    Il titolo della tavola rotonda a cui parteciperà al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo è il "Futuro della scienza". Quali idee condividerà con gli altri esperti?

    Il professor Riccardo Valentini
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    Il professor Riccardo Valentini

    La scienza ha il dovere di trovare delle soluzioni alle questioni più importanti della nostra epoca. Tra queste ci sono il riscaldamento globale e la sostenibilità. E' significativo che essi trovino spazio al forum di San Pietroburgo, perché sono entrambe molto importanti per la Russia. La natura russa è molto ricca e variegata e la protezione dell' ecosistema naturale passa attraverso la creazione e l'adozione di tecnologie per ridurre le emissioni di gas. L'altra notizia, di questi giorni, è che la Russia è oggi il primo paese esportatore di grano nel mondo, davanti all'Europa. E' un dato molto significativo, perché non dobbiamo dimenticarci che negli anni '90 era uno dei primi importatori. Mentre nel resto del mondo si riducono le terre coltivabili, la Russia è il paese che ne dispone di più.

    Come valuta l'approccio della Russia al problema dei cambiamenti climatici?

    Io conosco la Russia da tempo, perché avevo già effettuato degli studi sull'ecosistema siberiano ed ero stato alla maggiore accademia Agraria dell'allora Unione Sovietica, la "Timiryazevskaya"di Mosca. Oggi trovo in atto un andamento positivo. Si punta sui luoghi dove partono le idee: le università, i laboratori. Il governo appoggia la ricerca scientifica, cosa che non abbiamo noi in Europa. E' stata percepita la necessità di diffondere l'innovazione, per poterne applicare le potenzialità in ambito economico. Sono stato molto sorpreso dalla capacità dei giovani russi di lavorare con gli strumenti di informatica. Se quando parliamo di modelli di business, serpeggia una certa incertezza, appena si passa all'informatica tutto cambia. C'è un livello molto elevato e lo si vede anche nell'industria aerospaziale russa o nei sistemi satellitari come il Glonass.

    Di sostenibilità se ne parla spesso. Da quando lei vinse il premio Nobel per la pace sono passati 10 anni. Sono stati fatti dei passi avanti concreti, e se si quali?

    Il livello di emissioni di CO2 cresce a un ritmo elevato ed il valore supearto l'anno scorso, di 410 ppm nell'atmosfera doveva arrivare tra vent'anni. Si è perso molto tempo per il protocollo di Kyoto, che poi è svanito nel nulla, ma si è ripartiti con l'accordo di Parigi. Tutto questo suscita preoccupazione. L'aspetto positivo però è la mutata consapevolezza del problema a livello globale: non c'è azienda, anche quelle energetiche, che oggi non concepisca la sua attività senza una politica di riduzione dei consumi. Oltrettutto, mentre in Europa al problema si tende a dare un risvolto economico, altrove, in Cina, lo si affronta come un tema legato in primo luogo alla salute dei cittadini e lo testimonia il progresso raggiunto nelle tecnologie legate alle energie rinnovabili, su tutte i pannelli fotovoltaici, dove oggi la produzione cinese supera per qualità quella europea.

    Una domanda da uomo della strada. A Mosca abbiamo assistito ad una primavera con la neve a maggio e in molti si sono subito chiesti: e questo sarebbe il riscaldamento globale?

    Basta poco nelle società nostre complesse a creare il panico. Il rapporto che abbiamo oggi con la natura  è cambiato rispetto a una volta, quando si era abituati a certe sventagliate del clima.

    Oggi appena succede qualcosa che incide sulla regolarità della vita quotidiana, impazziamo. Si crea il panico nelle persone, e si registra una diffusa incapacità dei sistemi di rispondere alle emergenze. Questo è quello che preoccupa più del nome stesso, "global warming".

    Il riscaldamento globale è il valore medio della temperatura che si alza, ma intorno a lui ci sono delle sempre maggiori variabilità climatiche. Maggiore variabilità vuol dire che ci saranno giornate più fredde del normale ed altre meno. La crescita dei valori medi delle temperature è preoccupante, perché genera fenomeni di ampia portata, come lo scioglimento dei ghiacci. Tuttavia siamo più preoccupati dalle variabilità termiche, per i loro effetti immediati, che vengono maggiormente avvertiti dalla popolazione ed hanno delle conseguenze più gravi, perché creano gravi disagi alla popolazione, mandano in tilt le reti di trasporto ed il sistema sanitario. Il cittadino guarda quello che succede in una singola giornata e si stupisce dell'ondata di freddo a maggio, ma deve mettere in conto che d'estate poi avremo di sicuro un'ondata di caldo, ed in Russia è ancora vivo con paura il ricordo del 2010 quando quest'ultima si è accompagnata ad incendi e smog nelle grandi città.


    Lo smog a Mosca nella torrida estate del 2010


    Come si trova a Vladivostok?

    La mia è un'avventura  entusiasmante. Quella di Vladivostok è una realtà molto lontana dall'Europa, ma molto interessante allo stesso tempo. 

    Lo sapevate che la foresta dell'Estremo Oriente russo ha una varietà di specie che non ha eguali al mondo ed è superiore addirittura a quella della foresta Amazzonica?

    Alla FEFU (Università Federale dell'Estremo Oriente Russo) dirigo un laboratorio sullo studio degli effetti dei cambiamenti climatici nella regione dell'Oceano Pacifico. I nostri scenari prevedono un miglioramento delle condizioni climatiche che darà alla Russia circa 40 milioni di ettari di terreno coltivabile in più da qui al 2050. Per questo motivo abbiamo attivato un'international school dall'approccio multidisciplinare, unendo agraria ed economia, per creare opportunità economiche legate non solo attività accademica e dare nuove professionalità agli studenti. Non solo ricercatori, ma professionisti in grado di capire gli andamenti globali e locali, sfruttandone le potenzialità. Vladivostok è un punto importante, strategico, perché la regione orientale della Russia possiede quell'elemento di vicinanza con l'Asia, che manca a noi europei. Noi collaboriamo con il Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici e con università cinesi, giapponesi e coreane. Io spero che proprio grazie alla Russia si possa creare un ponte fra l'Europa e l'Asia.

    • Veduta di Vladivostok
      Veduta di Vladivostok
      © Sputnik. Alexandr Kryazhev
    • L'Università Federale dell'Estremo Oriente russo
      L'Università Federale dell'Estremo Oriente russo
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    • Esercitazioni pratiche degli studenti del centro studi sul clima dell'Università di Vladivostok
      Esercitazioni pratiche degli studenti del centro studi sul clima dell'Università di Vladivostok
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    • Uno studente dell'università di Vladivostok con un campione di ghiaccio
      Uno studente dell'università di Vladivostok con un campione di ghiaccio
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    • L'esame di un campione di ghiaccio al centro studi sul clima dell'Università di Vladivostok
      L'esame di un campione di ghiaccio al centro studi sul clima dell'Università di Vladivostok
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    • Il campus dell'università FEFU è alimentato interamente con pannelli fotovoltaici
      Il campus dell'università FEFU è alimentato interamente con pannelli fotovoltaici
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    Veduta di Vladivostok

    In un mondo con sempre più bocche da sfamare, l' "internet delle cose" potrà favorire una nuova rivoluzione agricola?

    Il settore che può prendere maggiori vantaggi dall' "internet delle cose" è proprio l'agricoltura. Trovo che ci sia molto da fare, ma l'idea importante è quella di trasformare l'agricoltura in un settore che generi business e dia profittabilità e guadagno al pari di molti altri settori economici. E' ora di cambiare la percezione per cui l'agricoltore viene visto come l'ultimo gradino della scala delle professioni, della serie: "se non studi vai a zappare la terra".

    Una volta c'era il proverbio "contadino, scarpe grosse cervello fino", oggi non vale più?

    Esatto, cervello fino. Abbiamo bisogno di questi cervelli. Dobbiamo veicolare il messaggio "studia e vai a lavorare la terra", perché con gli strumenti che ci sono adesso la profittabilità di questa professione aumenta. Il contadino veniva considerato il gradino più basso, perché si pensa a lui come ad un pover'uomo che lavora il campo quando piove e fa freddo, si associa la sua figura alla paura ed alla sofferenza. L'internet delle cose oggi invece trasforma l'agricoltore in un signore nella cabina insoronnizzata del trattore che magari non guida neanche più il volante, perché il gps ha già impostato la traccia del trattore. Oppure all'interno di una sala di controllo, che verifica l'irrigazione o il livello di fertilizzanti nel terreno. Regolando l'uso delle risorse  si realizza un'agricoltura più sostenibile e redditizia. Questa è la grande trasformazione. Noi ci stiamo occupando di un progetto dedicato all'agricoltura, con dispositivi a basso costo che permettono di monitorare la condizione del terreno e disporre di un grande massa di dati, con benefici tangibili. Ad esempio è possibile in questo mondo per un'azienda agricola predire i prezzi dei prodotti in anticipo.

    L'Italia ha più da imparare dalla Russia o viceversa?

    Esiste la possibilità di lavorare insieme. Il mondo avrà sempre più bisogno di terra e la terra sta qui, in Russia. Eppure in Russia l'agricoltura viene vista sotto l'aspetto della produzione di massa. In Italia ed in Europa c'è maggiore attenzione alla qualità, cosa che non c'è in Russia o si avverte solo sporadicamente. Invece bisogna dare spazio anche a questa forma ridotta, aprire una nuova linea, che dall'idea che mi sono fatto viaggiando in questo paese è insita nella sua stessa vita. E' il fattore che io amo definire "babushka food".

    Babushka vuol dire nonna, vuol dire i cibi genuini, la tradizione di coltivare il terreno vicino alla dacia, raccogliere i frutti di bosco, il miele, fare le conserve, mangiare il borsh autentico. Secondo me la via di unire le tradizioni all'innovazione è in sintonia con il modo di essere dei russi.

    Agricoltura di qualità legata alle tradizioni, che noi come italiani possiamo insegnare. In Italia a fronte di pochissima terra disponibile, si riesce a realizzare un grande fatturato. Mentre la Russia nel futuro potrà sfamare il mondo.

     

    Riccardo Valentini è nel 2007 è stato insignito del Premio Nobel per la Pace, insieme ad altri scienziati del Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC), per le ricerche relative ai cambiamenti climatici. Attualmente dirige il laboratorio Far Eastern Climate Project presso l'Università Federale dell'Estremo Oriente russo.

     

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    Alimentare, SPIEF 2017, Vladivostok, Russia
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