06:43 25 Settembre 2018
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Addio Bruxelles, l'Unione Euroasiatica chiama l'Italia

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Economia
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Riccardo Pessarossi
Relazioni italo russe (23)
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- 70%, non è una percentuale di voto, ma quella del calo dell'export italiano in Russia negli ultimi tre anni. Dati di Ernesto Ferlenghi, presidente di Confindustria Russia, che ora lancia la nuova sfida: restare competitivi cogliendo le opportunità offerte dall'Unione Euroasiatica.

Sputnik Italia ha intervistato Ernesto Ferlenghi, presidente di Confindustria Russia  in occasione della tavola rotonda "La collaborazione economica tra i paesi dell'Eurasia alla luce delle tensioni internazionali", sessione plenaria del III Congresso Economico Eurasiatico di Mosca.

Ernesto Ferlenghi
© Sputnik .
Ernesto Ferlenghi

Dott. Ferlenghi, come sta il business italiano in Russia?

Complice l'andamento del prezzo del petrolio, la caduta del cambio rublo euro e il complessivo andamento dell'economia russa, il business italiano negli ultimi tre anni ha perso il 70% dell'export verso la Russia, equivalente a circa 7 miliardi di euro. Tutto questo ovviamente si ripercuote sull'aspetto complessivo e sui piani d'investimento delle aziende in Italia, con la sensazione che questo non sia più un paese strategico. Invece cosi non è.

Si va avanti nonostante le perdite quindi, ma in quale direzione?

Il business ha dimostrato con i fatti di voler continuare a mantenere forti rapporti con la realtà imprenditoriale russa. Oggi tutto questo richiede una nuova forma di partecipazione da parte delle industrie italiane in Russia, con nuove sinergie basate su uno scambio paritetico di equilibri tra rischio domanda e offerta nel mercato, soprattutto localizzando la produzione in Russia. Noi dobbiamo continuare a tener duro e lavorare affinchè questi 7 miliardi di euro di perdita non si traducano in una perdita a tempo indeterminato. Dobbiamo continuare ad essere aggressivi sul mercato dimostrando  con soluzioni integrate tra temi di finanziamento, copertura assicurativa come la SACE e competenze, quali quelle che abbiamo, di mantenere fede a questo mercato.

Che fine ha fatto il sogno di uno spazio economico comune da Lisbona a Vladivostok, di cui si parlava in Europa fino a qualche anno fa?

I dati dell'andamento del mercato europeo dimostrano come nei prossimi 10/15 anni il 90% della crescita sarà al di fuori dell'Unione Europea. E' evidente che il business guardi altrove rispetto al solo mercato europeo. Per far questo bisogna tener conto dell'estensione di questi paesi e cogliere le opportunità dove esse sono.  Per questo guardiamo con interesse alle regioni lontane dalla Russia europea ed ai paesi centro asiatici. L'Unione Economica Euroasiatica è un processo lento, ma se l'Europa dovrà costruire dei rapporti storici forti e duraturi dovrà guardare sicuramente a questa entità nuova, che non è solo politica e burocratica ma è un'entità concreta soprattutto alla luce dell' abolizione delle dogane, che permette a merci, servizi e persone di viaggiare liberamente in tutta l'area. Noi faremo la nostra parte. Siamo qui. Dobbiamo essere molto aggressivi. Le nostre società sono sempre più presenti e devono guardare alla produzione di beni e servizi locali da esportare poi nel mercato euroasiatico.

Lei ha ribadito più volte questo concetto, "essere aggressivi". Contro chi?

Noi abbiamo visto in questi tre anni in cui il mercato si è particolarmente ristretto una grande prevalenza di business soprattutto tedesco, che ha una forte  integrazione come cultura di sistema con quella russa, e cinese. Le aziende cinesi stanno soppiantando sempre di più le compagnie europee, qualificandosi come partner privilegiato soprattutto in termini di incremento e di qualità, ma anche soprattutto attraverso un forte scambio di finanziamento delle banche cinese che sono disposte a mettere liquidità nel capitale di società miste, cosa che le nostre banche italiane fanno con difficoltà.

Le banche, il dopo referendum: in Russia l'Italia è vista come un paese in difficoltà?

Quello delle banche è un tema più da governo italiano, mentre io sono localizzato sul contesto economico della Russia e devo dire che negli ultimi 50 anni, qualunque sia stato il governo in carica, abbiamo sempre avuto forti rapporti, storici, amichevoli con la Russia. Anche in questi giorni, parlando con i nostri partner industriali, non ho mai avuto la sensazione di un paese o di referenti che perdano stima e fiducia e amicizia con gli italiani. Noi continuiamo a esseri quelli che siamo sempre stati. Lo abbiamo sempre fatto, perché questa è la nostra natura e quindi continueremo a farlo. Nessun allarmismo.

Dal suo avvio il 1° gennaio 2015 l'Unione Economica Euroasiatica rappresenta lo spazio a mercato comune con il territorio più esteso del mondo (14% delle terre emerse) e più di 180 milioni di abitanti. Il PIL complessivo dei paesi membri ammonta a 3 trilioni di dollari.

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