01:56 25 Settembre 2020
Economia
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Dopo diversi anni di prosperità, il gigante scandinavo di risorse energetiche di tutta l'Europa ha preso l'esempio degli americani, che attivamente sfruttano il cosiddetto “fracking” per intensificare la produzione dei giacimenti in via di esaurimento.

La Norvegia ha ridotto di un terzo gli investimenti nelle esplorazioni di nuovi giacimenti di petrolio, concentrandosi sui progetti già avviati. Dopo diversi anni di prosperità il gigante scandinavo di risorse energetiche di tutta l'Europa ha preso l'esempio degli americani, che attivamente sfruttano il cosiddetto "fracking" per intensificare la produzione dei giacimenti in via di esaurimento. Grazie a questa tecnica estrattiva "sporca" da un punto di vista ambientale, i norvegesi vogliono difendere la propria fetta della torta energetica europea nella lotta contro il principale concorrente regionale: la Russia.

L'era dei prezzi bassi del petrolio che dura dal 2014 ha gravemente scosso l'economia del Paese scandinavo, ricco di petrolio ma molto costoso da estrarre. Come ha mostrato perfettamente su di sè l'industria petrolifera russa, per primi vengono tagliati i progetti per trovare nuovi giacimenti.

Ha rinunciato ai primi investimenti nell'esplorazione dei giacimenti il principale rivale della Russia nel mercato petrolifero europeo: la Norvegia.

Tuttavia i norvegesi si sono mostrati molto più attivi triplicando gli investimenti nei vecchi progetti offshore. Con questa mossa gli scandinavi, cercando di non perdere la produzione, si sforzano nel mantenere costanti gli investimenti.

La strategia della Norvegia relativa all'intensificazione dello sfruttamento dei giacimenti in via di esaurimento in qualche modo è simile a quella americana. Per mantenere la produzione, le società ricorrono ampiamente al fracking, il processo di fratturazione idraulica con l'iniezione di reagenti nella roccia con lo scopo di spingere il petrolio in superficie.

Tuttavia oltre al beneficio di migliorare la resa del giacimento questa tecnica rischia di avvelenare le falde acquifere circostanti.

Con il prezzo del petrolio a circa 50 $ al barile, restano profittevoli almeno il 50% di tutti i progetti offshore norvegesi, ha raccontato un analista della società "Rystad energy".

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Tags:
Inquinamento, Ambiente, Petrolio, Energia, Economia, Shale Oil, investimenti, Unione Europea, Norvegia, UE, Europa, Russia
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