00:28 21 Maggio 2019
Shinzo Abe, premier del Giappone

Giappone deve valutare rischi nei rapporti economici con la UE dopo la Brexit

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Economia
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In Giappone rimane lo stato di incertezza, nonostante la relativa stabilizzazione nel mercato valutario dopo l'annuncio dei risultati del referendum britannico che ha sancito la Brexit.

Una delle questioni più incombenti è il destino dell'accordo di libero scambio tra il Giappone e l'Unione Europea.

"Ci aspettiamo che venga raggiunto prima della fine di quest'anno," — aveva dichiarato il primo ministro nipponico Shinzo Abe al vertice del G7 dello scorso maggio in Giappone.

Ora, secondo il ministro dell'Economia, del Commercio e dell'Industria del Giappone Hayashi Moto, questo progetto "può essere un compito arduo."

L'analista della società di consulenza russa e broker finanziario "Alpari" Anna Bodrova ritiene:

"L'accordo si firma non con i singoli Paesi, ma nel formato della UE che esiste e non è in pericolo. La chiusura dell'accordo dipende dal Giappone. E' per Tokyo l'accordo di libero scambio con l'Unione Europea di più rispetto ai rischi britannici? Credo di sì. Pertanto non ci dovrebbero essere ostacoli. Potrebbero essere introdotte disposizioni supplementari, ma difficilmente creeranno problemi al progetto."

Questo lunedì Shinzo Abe ha esortato la Banca del Giappone a fornire maggiore liquidità, se necessario, alle società giapponesi che operano nel Regno Unito. Le imprese nipponiche in Gran Bretagna sono circa mille e per molte di loro questo Paese non è solo uno dei mercati chiave, ma anche una "finestra" nella UE. Sono minacciate le grandi società finanziarie, autorizzate a fornire i propri servizi in tutta la UE con la licenza nel Regno Unito. Ad esempio nella filiale londinese della società "Nomura Holdings" lavorano 2.500 persone. E' probabile che uno sviluppo sfavorevole della situazione costringerà i vertici della società a spostare la sede a Parigi o Francoforte. La Brexit impatta la sede londinese della "Canon", società con un fatturato annuo di 1 trilione di yen (circa 9,71 miliardi di dollari) in Europa, Africa e Medio Oriente. Hanno motivi di preoccupazione nel gruppo "Hitachi", che solo un paio di anni fa ha trasferito la sua divisione ferroviaria "Hitachi Railway Systems" dal Giappone al Regno Unito, con lo scopo di avvicinare la produzione al mercato europeo per aggredire il principale concorrente, la multinazionale tedesca "Siemens".

Sono previste difficoltà per le case automobilistiche giapponesi, che consideravano la Gran Bretagna come base per le operazioni nel mercato UE.

Con questo obiettivo la "Toyota", "Nissan" e "Honda" avevano costruito grandi impianti. La "Nissan" è presente nel Regno Unito da 30 anni e produce annualmente circa mezzo milione di auto, la maggior parte delle quali viene assorbita dalla UE. Con l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea rischiano di vedersi aumentati i costi di esportazioni. Anna Bodrova osserva:

"La quota delle esportazioni giapponesi nel mercato europeo rappresenta una percentuale relativamente alta. Per l'industria giapponese è importante avere un partner stabile nel lungo termine e avere contratti stabili. Soprattutto il discorso riguarda le capacità di pagamento, influenzate persino dai rischi politici ed economici minimi. L'economia giapponese non è in grado di trascurare anche i rischi minimi.

Negli ultimi anni il Giappone ha iniettato enormi somme di denaro per stimolare l'economia. Di conseguenza è aumentato il debito nazionale. Mentre le autorità tacciono su come tratteranno questa situazione, il contatore continua a girare. Quando il governo raggiungerà i suoi obiettivi relativi all'inflazione, alla domanda dei consumatori e al PIL, si troverà davanti davanti il terribile problema del debito pubblico. Anche se il partner economico-commerciale di lungo periodo sarà zoppicante su entrambe le gambe, la situazione sarà molto spiacevole."

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Tags:
Commercio, Economia, Debito, Brexit, Unione Europea, Gran Bretagna, UE, Giappone
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