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    Petrolio, Arabia Saudita fa i propri interessi ignorando OPEC

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    Anche se l'Arabia Saudita si impegna a congelare la produzione di petrolio a tempo indeterminato, non serve aspettarsi un rialzo repentino del prezzo dell'oro nero. Prima di tutto Riyadh farà ogni sforzo affinchè le società americane dello shale oil continuino a lavorare in perdita, ritiene Julian Lee, analista di Bloomberg del mercato petrolifero.

    Il via libera dell'Arabia Saudita all'incontro con i membri dell'OPEC e gli altri produttori di petrolio per discutere i prezzi di mercato in ogni caso non può essere definito come "un gesto di altruismo" di Riyadh, scrive l'analista del mercato petrolifero di "Bloomberg" Julian Lee.

    In precedenza, il ministro del Petrolio della Nigeria Emmanuel Ibe Kachikvu aveva riferito che l'Arabia Saudita, la Russia, il Venezuela, il Qatar ed altri produttori avevano concordato un incontro in cui avrebbero discusso il congelamento della produzione per un determinato intervallo di tempo. Tuttavia non vi avrebbero preso parte gli USA, uno dei protagonisti del mercato petrolifero globale.

    Tuttavia proprio la crescita dello shale americano ha costretto Riyadh a portare l'OPEC in questa situazione, nel tentativo di "espellere" dal mercato i produttori del petrolio ad alto costo di estrazione, si dice nell'articolo.

    Ora molti non capiscono perché l'Arabia Saudita debba intraprendere attività che porteranno ad un aumento dei prezzi del petrolio, mentre proprio ora si stanno iniziando a vedere i frutti della sua politica precedente: la soppressione della produzione petrolifera americana.

    La risposta più semplice è che i sauditi, molto probabilmente, non vogliono che il prezzo del petrolio salga in modo significativo. Ma allo stesso tempo Riyadh non vuole apparire sorda rispetto alle richieste dei membri dell'OPEC, che stanno soffrendo per i bassi prezzi del petrolio. Il cartello è ancora importante per l'Arabia Saudita, Riyadh cerca di mantenere almeno una parvenza di unità tra i membri dell'organizzazione, ritiene l'analista di "Bloomberg".

    Ma senza dubbio la strategia petrolifera dell'Arabia Saudita si basa solo sui propri interessi.

    Quando il ministro del Petrolio saudita Ali al-Naimi aveva detto che voleva affossare la produzione di petrolio costoso, aveva in mente non solo gli scisti bituminosi statunitensi e le sabbie bituminose in Canada, ma anche la produzione di Paesi come il Venezuela, la Nigeria e l'Angola. Dunque non serve aspettarsi che Riyadh si attenga rigorosamente al piano per congelare la produzione.

    Sicuramente l'ultima cosa che l'Arabia Saudita vuole è la rapida crescita dei prezzi del petrolio, ovvvero non vuole dare respiro alle compagnie statunitensi o ai progetti del Venezuela, ritiene l'analista.

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    Geopolitica, Energia, Economia, Finanze, Borsa&Mercati, Crollo prezzo del petrolio, Petrolio, OPEC, Ali al-Naimi, Emmanuel Ibe Kachikvu, Russia, Venezuela, Nigeria, USA, Arabia Saudita
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