23:27 18 Settembre 2020
Economia
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In Cina inizierà un'ondata di acquisti di asset, in un modo o in un altro correlata al raggiungimento del dominio globale. Possiamo solo toglierci il cappello davanti ai cinesi, che stanno diventando i leader mondiali del 21° secolo.

Un consorzio di investitori cinesi ingloberà la società norvegese "Opera Software ASA", sviluppatrice del browser Opera, segnala "Bloomberg". L'accordo di 1,2 miliardi di dollari per il 5° browser più popolare del mondo è stato siglato da un gruppo di aziende cinesi IT. Si tratta della società "Golden Brick Silk Road", sviluppatrice di giochi, la "Beijing Kunlun Tech Co.", produttore del software di sicurezza "Qihoo 360 Software", e la compagnia d'investimento "Yonglian Investment Co".

I principali azionisti e la dirigenza della "Opera Software ASA" il 10 febbraio hanno dato l'ok all'affare ed hanno raccomandato ai propri azionisti di approvarlo. Le azioni "Opera" hanno registrato un calo del 47% nel 2015, ma all'inizio di febbraio sono schizzate in alto sullo sfondo di una possibile vendita alle società cinesi. Inoltre viene riscattato tutto il pacchetto di azioni. Consentirà ai proprietari cinesi di vendere i loro prodotti agli utenti di Opera e beneficiare del lavoro di pubblicità sulla piattaforma mobile del browser.

La Cina sta guadagnando attivamente terreno nello spazio del web mondiale. L'assorbimento di Opera è un tentativo di successo per estendere il controllo nello spazio informatico, ritiene il tenente colonnello in congedo Andrey Masalovich, esperto nel campo dell'intelligence competitiva ed ex dipendente dell'Authority dell'Informazione del governo russo:

"Possiamo supporre che in Cina inizierà un'ondata di acquisti di asset, in un modo o in un altro correlata al raggiungimento del dominio globale. Il browser di livello mondiale Opera è uno di quei asset. Non è tanto importante il browser, ma altre due componenti sono cruciali. In primo luogo il pubblico globale: è solo uno strumento per influenzare milioni e milioni di utenti attivi in tutto il mondo. In secondo luogo, qualsiasi browser è solo un trampolino per un gran numero di applicazioni. Ogni applicazione risolve il suo compito, non sempre semplici, non sempre di facile pubblicità. Si tratta di una quantità enorme, relativamente parlando, di segnalibri sul computer che registrano azioni specifiche, che vanno dal monitoraggio della vita e terminano con la catalogazione dei documenti aziendali. Pertanto possiamo solo toglierci il cappello davanti ai cinesi, che stanno diventando i leader mondiali del 21° secolo".

Il management norvegese di "Opera Software ASA" spiega la transazione con la possibilità di accedere alla base di utenti web delle aziende "Kunlun" e "Qihoo" in Cina. Inoltre fanno gola le risorse finanziarie degli investitori cinesi.

Ottenere l'accesso a mercati precedentemente chiusi al business cinese ed espandersi nelle attività estere sono il motivo principale che spingono Pechino all'acquisto dei marchi. Gennaio 2016 è stato un mese record: sono state annunciate 82 tra fusioni, acquisizioni o investimenti da parte delle imprese cinesi nelle imprese estere concorrenti per un importo pari a 73 miliardi di dollari. Durante lo stesso periodo del 2015, queste cifre erano significativamente più basse: 55 transazioni con un controvalore di 6,2 miliardi di dollari.

 

I più grandi affari del 2016: il colosso americano "General Electric" ha venduto per 4 miliardi di dollari l'unità di business per la produzione di elettrodomestici alla società cinese "Haier". La compagnia cinese "Dalian Wanda Corporation" ha acquisito uno studio cinematografico di Hollywood della "Legendary Entertainment" per un importo senza precedenti in Cina per l'acquisto di un asset in questo settore: circa 3,5 miliardi $. L'esborso record per il business cinese pari a 43 miliardi $ è stato registrato nell'acquisizione della società svizzera "Syngenta", uno dei leader mondiali nel campo della protezione vegetale e delle sementi. Questa cifra è 2,5 volte maggiore rispetto all'acquisizione di CNOOC nel 2012 per 17,7 miliardi dell'azienda energetica canadese "Nexen".

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