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    General Motors

    Il retroscena: la GM fu salvata dai cinesi, che ora puntano al mercato auto Usa

    © flickr.com/ mrkumm
    Economia
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    La crisi della casa automobilistica del 2009 non fu sventata né dall'intervento dei contribuenti americani né da Washington, bensì da imprenditori del Dragoni intenzionati a conquistare a stretto giro il mercato Nordamericano. Piano che ora è diventato realtà.

    L'operazione è vecchia come il mondo: io ti presto i soldi per salvarti dal fallimento  e tu, in cambio, invece di ridarmi quanto ti ho prestato, mi fai entrare a far parte della tua famiglia, dei tuoi affari e della tua vita. È possibile sintetizzare con questa metafora quanto avvenuto tra il 2008 ed il 2009 tra le due sponde dell'oceano Pacifico.

    A portare a galla quanto avvenuto poco più di sette anni fa è stato lo scrittore statunitense Michel Dunne che, nel suo lavoro "American wheels, Chinese roads", ha riportato i dettagli dell'accordo tra la GM (General Motors) e i suoi partner orientali.

    La storia, ricostruita da Dunne, dice che la GM era presente nella Repubblica Popolare dal '95 attraverso una partnership con la Saic (Shanghai Automotive Industry Corporation). La crisi del 2008, che fece arrivare la GM sull'orlo del fallimento, vide l'ingresso della Saic in GM attraverso l'acquisto della società di Pechino dell'1 per cento della filiale cinese in cambio di immediata liquidità pari a circa 1.5 miliardi di dollari.

    In cambio il Dragone ha ottenuto l'acquisizione delle tecnologie GM relative al car design, alla produzione e all'ingegneria. Poi è arrivato il via libera all'ingresso nel mercato Usa di vetture di marca cinese e realizzate in Cina. A quanto riporta Dunne a partire dal 2010 la casa di Detroit ha iniziato a trasferire tecnologia e a sviluppare nuovo materiale per diminuire il gap tra le due società, intesa suggellata da un un memorandum d'intesa per la cooperazione strategica a lungo termine su veicoli ad energia alternativa.

    L'ultimo capitolo è stato scritto più di recente e prevede lo sviluppo di un nuovo tipo di architettura che sarà la base di tutte le vetture di dimensioni ridotte prodotte da  GM nei mercati extra Ue e Usa. E questo significa pieno accesso alle tecnologie Nordamericane da parte dei cinesi, ma anche e soprattutto introiti da capogiro.

    Tags:
    Crisi, Auto, General Motors, USA, Cina
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