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    “Nessuna prospettiva di crescita”, Goldman Sachs sancisce la fine del fondo BRICS

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    Economia
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    La banca d'affari americana “Goldman Sachs” ha chiuso il Fondo BRICS, che investiva in Russia, Cina, India e Brasile. La banca americana ha deciso che nel prossimo futuro non serve attendersi una crescita del fondo.

    Come riportato dall'agenzia "Bloomberg", il Fondo BRICS è ora incluso nel fondo di sostegno ai Paesi in via di sviluppo. Secondo i padri di questa decisione, il nuovo fondo è più promettente per gli investitori, perché non riguarda solo i quattro Paesi più importanti in via di sviluppo, ma offre nuove opzioni di investimento. Il motivo principale di questa scelta viene legato con le perdite finanziarie del fondo. Negli ultimi 5 anni i profitti sono diminuiti del 21%, mentre gli asset rispetto al massimo del 2010 sono diminuiti da 842 a 98 milioni di dollari, vale a dire dell'88%.

    Il portavoce di "Goldman Sachs" Andrew Williams si è rifiutato di commentare la chiusura del Fondo BRIC.

    Il termine BRIC era stato coniato dall'economista della "Goldman Sachs" Jim O'Neill: è l'acronimo delle iniziali dei quattro Paesi su cui si proponeva di investire. In seguito è stata aggiunta la lettera "S", dopo l'inclusione del Sudafrica.

    Gli organizzatori si aspettavano i maggiori ritorni sugli investimenti nell'economia cinese, allo stesso tempo sperando di trarre profitto dalle attività in Russia, India e Brasile. Nel 2010 il fondo BRICS raggiunse l'apice, ma già nel 2011 l'economista di "Goldman Sachs" Dominic Wilson aveva predetto la caduta della redditività del fondo a seguito della contrazione dell'occupazione. In seguito il Brasile divenne il centro di una serie di scandali di corruzione, la Russia è diventata bersaglio delle sanzioni occidentali, l'India ha rallentato le riforme, mentre il tasso di crescita della Cina è sceso ai minimi dagli anni '90.

    Così ha commentato per "Sputnik" Sergey Karataev, direttore del dipartimenti di economia internazionale del Centro di Studi Economici dell'Istituto russo di Studi Strategici.

    "Ora, dal punto di vista degli investitori, gli indici dei BRICS sono cambiati. Il mercato russo non cresce ancora, anche il Brasile ha problemi. Allo stesso tempo c'è stato un rallentamento dell'economia cinese, ma la crisi è ormai superata. Tuttavia tenere conto dell'indice per tutti i Paesi è ora impraticabile per mantenere tale fondo."

    Nel 2010 i Paesi del fondo BRICS erano giunti all'apice del loro successo. Tuttavia nel 2011 l'economista Dominic Wilson di Goldman Sachs aveva predetto il declino del ritorno del fondo a seguito di una contrazione del livello di occupazione nei 4 Paesi. Ma le attuali difficoltà non sono affatto la prova della debolezza dei Paesi BRICS, sottolinea Sergey Karataev.

    "Se prendiamo le istituzioni finanziarie internazionali principali, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, e analizziamo i loro bilanci, negli ultimi anni i Paesi BRICS hanno iniziato a distinguersi. Ciò dimostra che il mondo ha cominciato a rendersi conto che tale associazione esiste. Questo fatto dimostra che le prospettive della sua esistenza non sono in dubbio. BRICS non sono solo un progetto economico. Si manifestano solo di più in ambito economico e finanziario."

    Se si considera solo la componente economica del gruppo, ritiene l'esperto russo, si dovrebbero ricordare i risultati del vertice estivo BRICS ad Ufa. I Paesi del gruppo hanno deciso di farsi carico delle problematiche legate agli investimenti con la creazione di una banca dei BRICS. E' stato anche deciso di istituire un pool di riserve convenzionali. Si tratta di fatto di una "cassa di reciproco soccorso" per i Paesi BRICS. La creazione di queste due istituzioni finanziarie è capace di competere con il FMI, inoltre può assicurare ai partecipanti una protezione dall'influenza delle istituzioni finanziarie occidentali.

    Tags:
    Economia, Finanze, Borsa&Mercati, Goldman Sachs, BRICS, Brasile, India, Cina
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