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    Estrazione petrolio

    Gli inaspettati effetti collaterali del crollo del prezzo del petrolio

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    Economia
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    Giuseppe Masala
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    Secondo l'agenzia di stampa Bloomberg si prospetta all'orizzonte una multa da 2 miliardi di dollari a carico della Joint Venture concessionaria dello sfruttamento del giacimento di idrocarburi kazako di Karachaganak che è il più importante del paese centro asiatico.

    La causa di questa probabile multa pare sia da ricercare nel mancato rispetto, da parte dei concessionari dello sfruttamento — Eni e BG Group — di alcune clausole previste nel contratto. Però secondo molti analisti è assolutamente plausibile l'ipotesi che dietro ci sia anche una motivazione politica: il Kazakistan, come tutte le nazioni produttrici di idrocarburi, soffre anche a livello di bilancio statale del crollo dei prezzi e di conseguenza potrebbe aver deciso di tenere un atteggiamento più rigido nei confronti delle aziende petrolifere dello sfruttamento qualora non rispettino in maniera scrupolosa quanto previsto nei contratti di concessione.

    In sostanza si può dire che dietro la volontà del governo kazako di multare i concessionari vi sia la volontà di scaricare su questi le perdite causate dal crollo del prezzo del petrolio.

    In generale non pare azzardato dire che nella guerra commerciale scatenata dai paesi occidentali contro la Russia (ma più in generale contro tutti i paesi dell'Unione Euroasiatica di cui il Kazakistan è uno dei paesi fondatori) anche sul fronte del crollo del prezzo delle materie prime vi è un effetto collaterale di non poco conto: la possibilità da parte dei paesi produttori di rifarsi con metodi legali nei confronti delle aziende petrolifere concessionarie, guarda caso quasi tutte occidentali.

    Inutile ricordare che il crollo del prezzo del petrolio, oltre ad esporre le compagnie petrolifere a rappresaglie di ordine legale come quella appena descritta, colpisce anche la loro redditività e — soprattutto negli Stati Uniti — colpisce l'industria innovativa dello shale oil e dello shale gas che hanno costi di produzione più alti rispetto alle fonti tradizionali e che dunque per esistere hanno necessità di prezzi elevati.

    In definitiva la strategia occidentale della guerra commerciale contro la Russia e i suoi alleati si sta dimostrando sempre di più una guerra di logoramento dove entrambi i concorrenti subiscono perdite. Solo il tempo ci dirà chi ha più capacità di resistenza tra i due blocchi concorrenti.

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    Unione economica euroasiatica, gas, prezzi greggio, prezzi petrolio, Petrolio, ENI, Kazakistan
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