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    I wishfull thinking dei giornali occidentali sull'economia russa

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    Economia
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    Giuseppe Masala
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    Gli evidenti successi militari della Federazione Russa nel teatro mediorientale hanno rinfocolato l'odio antirusso nei ben conosciuti circoli europei e americani.

    Infatti i soliti organi informativi riprendono a suonare le campane a morto per l'economia russa senza però preoccuparsi del fatto che l'orso russo è un animale difficile da eliminare.

    A tale proposito merita una menzione particolare l'articolo di altro ieri pubblicato sul britannico The Telegraph.

    L`articolo paventa l'imminente ritorno della povertà in Russia a causa del blocco dei capitali causato dalle sanzioni legate alla crisi ucraina e al crollo del prezzo del petrolio e alla svalutazione del rublo.

    Il Telegraph  —  con la sua grande firma Ambrose Evans-Pritchard — da un mirabile esempio, a detta di chi scrive, dell'arte della manipolazione: infatti si da voce esclusivamente a economisti che lavorano presso banche occidentali o a oligarchi arricchitisi negli anni novanta. E' evidente che queste persone sono interessate alla disarticolazione degli attuali assetti di potere russi nella speranza del ritorno ai tempi d'oro dell'era Eltzin quando l'occidente e gli oligarchi depredarono le enormi ricchezze di quella che fu l'Unione Sovietica. Inoltre, cosa grave, si utilizzano dati espressi in dollari per dimostrare il crollo dell'economia russa. Quest'ultima strategia è assolutamente scorretta dal punto di vista metodologico perché il dato è espresso in una moneta straniera (rispetto a quella utilizzata in Russia) e dunque le quantità finanziarie sono perturbate dalle fluttuazioni del cambio tra il dollaro e la moneta di casa.

    Per esempio l'oligarca dell'alluminio Deripaska dichiara candidamente al giornale che il PIL russo è crollato da "2300 miliardi di euro al suo apice agli attuali 1200 miliardi di dollari". Ma come un grande imprenditore non si rende conto che calcolare il Pil in dollari dopo una svalutazione comporta l'apparente tracollo del dato finanziario anche se le quantità sono invariate? Semplice dimenticanza o abile ed interessata manipolazione?

    Al di là dell'articolo ciò che è importante capire è che si è vero, le sanzioni occidentali hanno grosse ripercussioni sull'economia russa: esse sostanzialmente bloccano il ciclo degli investimenti rendendo inaccessibili i finanziamenti in valuta pregiata necessari anche per l'acquisto dall'occidente di beni strumentali. Però si dovrebbe dire anche che, dall'altro lato, è altrettanto vero che con queste sanzioni le aziende occidentali perdono l'accesso ad un colossale mercato vedendo così diminuire fatturato e profitti.

    Insomma in economia c'è sempre l'altra faccia della medaglia da guardare e se è importante guardare ai danni che subisce la Russia è altrettanto importante rendersi conto dell'enorme danno economico procurato, a causa delle sanzioni, alle aziende occidentali ed in definitiva a tutto il sistema economico europeo che come è noto vive una lunghissima fase di stagnazione successiva alla crisi del 2008.

    Infine, bisogna rendersi conto che ad ogni inasprimento delle sanzioni occidentali si è verificata una risposta russa altrettanto letale. Nel caso di una ulteriore escalation della guerra economica alla Russia non si può escludere che — dopo Napoleone e Hitler — anche i mercanti occidentali si accorgano che l'orso russo è un animale dalla pelle incredibilmente dura.

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    Tags:
    Economia, PIL, Europa
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