13:04 26 Maggio 2020
Economia
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Il crollo delle borse mondiali ha innescato una "guerra di nervi" tra Washington e Pechino, alla vigilia della visita del presidente cinese Xi Jinping negli Stati Uniti.

La volontà della Federal Reserve di avviare una politica monetaria restrittiva tramite un rialzo dei tassi d'interesse è stato il motivo principale del crollo delle borse mondiali, ha affermato il direttore del dipartimento finanziario della Banca Popolare Cinese Yao Yudong.

Il previsto aumento dei tassi d'interesse della Federal Reserve ha provocato fluttuazioni incontrollate nei mercati, ritiene il banchiere cinese citato dal quotidiano governativo "China Daily". La stretta della politica monetaria potrebbe portare ad un calo dei titoli azionari statunitensi.

La possibile svendita dei titoli in tutto il mondo che potrebbe accadere in futuro causerebbe una nuova crisi finanziaria globale, prevede l'esperto.

La Cina accusa gli Stati Uniti di creare nervosismo nel mercato azionario globale. Il "Lunedì nero", subito dopo il crollo delle borse di Shanghai ed Hong Kong verso i minimi storici, l'agenzia di stampa cinese "Xinhua" ha riferito che il calo record dei prezzi delle azioni è stato provocato dal significativo tonfo della giornata precedente nella borsa americana.

Lo stesso giorno il portavoce della Casa Bianca Josh Ernest aveva dichiarato che il crollo degli indici azionari cinesi aveva una componente politica. Secondo lui, Pechino contiene "la caduta libera" nelle borse e "manipola artificialmente l'economia cinese."

Lo scambio di accuse reciproche tra Cina e Stati Uniti e la politicizzazione della crisi dei mercati azionari globali possono essere evitate, ritiene l'esperto dell'Istituto di Studi Moderna Nikita Maslennikov.

"Tutto dipenderà dalla chiarezza che la Cina metterà nella sua politica finanziaria, dalla chiara indicazione di quando e come realizzerà le riforme strutturali del settore finanziario. Inoltre può garantire la sicurezza degli operatori di mercato la Federal Reserve statunitense. Se aumenterà i tassi a settembre, deve essere chiaro. I mercati si calmeranno se saranno chiare le azioni del regolatore. Il board della Federal Reserve si terrà il 16-17 settembre. Prima di questo è importante dare un segnale chiaro al sistema finanziario mondiale."

Si prevede che darà certezze sabato prossimo il vicepresidente della Fed Stanley Fischer al simposio economico annuale dei banchieri centrali a Jackson Hole. Insieme con le misure della Cina per stabilizzare i mercati questo incontro potrebbe calmare la situazione in qualche modo. Per lo meno dare certezze agli investitori, prevede Nikita Maslennikov:

"La probabilità di questo scenario è del 50%. Potrebbe aggiungersi il fallimento di un importante istituto finanziario, come è stato nel 2008 con "Lehman Brothers". In questo caso, ci troviamo sul baratro di eventi molto spiacevoli per l'economia mondiale nel suo complesso."

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Casa Bianca, Geopolitica, Politica Internazionale, Economia, Finanze, Borsa&Mercati, dollaro, yuan, Federal Reserve, Xi Jinping, Shanghai, Cina, USA, Cina
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